domenica 22 marzo 2015
Maratona di Roma 2015
Siamo io e Antonio, era pianificata da lungo tempo... la maratona nella Capitale, un evento!
Ma ma ma!
Alcune coincidenze sfortunate fanno si che il mio amico non sia al massimo della forma e con qualche allenamento in meno al previsto alla partenza, quindi provo a correre da solo (cioè, c’è anche lui ma ha deciso di tenere un ritmo tranquillo) per vedere se valgo ancora lo stesso tempo dell'autunno scorso.
Qualcosa mi dice che no...
Ma proviamo.
La partenza è una figata perché' il mio modesto tempo mi permette comunque di partire nella seconda griglia, e quindi sono praticamente a soli 10 metri dalla partenza con una decina di migliaia di runner scalpitanti dietro. Pam! Cerco di assestare subito il ritmo ma come al solito all'inizio risulta difficile e altaleno un sacco. Ad un certo punto, attacco bottone col vicino il quale mi dice di puntare alle 3h10 ma che non ha l'orologio, quindi penso "ecco trovato un compagno di gara!". Tengo io un occhio sul ritmo ma la scelta di correre con lui si rivela un'arma a doppio taglio: è chiaramente preparato per un tempo migliore, tende continuamente a scendere verso 4:25min/km e i miei ripetuti "stiamo andando troppo veloci" non fanno che farci andare ad elastico, pessima cosa.
La prima parte del percorso gira verso Testaccio, poi in posti dove non sono mai stato, poi lungo il Tevere e a risalire verso la parte nord.
I km scorrono rapidi e al 30esimo ho quella netta sensazione, che non so bene da dove parta, se piu' dal cervello o dalle gambe, che così non riesco a continuare! Quei pochi secondi in meno al km hanno rosicchiato energie utili, e prima che faccia "bum" congedo l'altro che in effetti benzina ne aveva, visto che lo vedo rapidamente scomparire avanti.
Comincia a farsi dura... il ritmo peggiora e in alcuni punti vado a 4:40, 4:45... cerco di non perdere troppo ma so che forzare ora sarebbe sbagliato. Verso il 37esimo, arriva puntuale la crisi. Se con la mezza il km maledetto per me è il 16esimo, nella maratona è il 37esimo. Al punto che ho spesso pensato di fare un lunghissimo da 45km e bom. Così evito - forse - sto scalino. Porcamiseria che fatica! Entra in funzione il limitatore di velocità: 5:10min/km, sempre li vado a finire. Tutta la parte monumentale, da piazza del popolo a S. Pietro, la faccio in questo stato semi-incosciente che però mi da la possibilità di salutare qualche santo. Leggera pendenza verso la fine, il ritmo buca i 7min/km, oramai sono alla frutta ma l'arrivo è là, sento il brusio della gente che diventa chiacchiericcio che diventa rombo e infine si sbuca su via dei Fori Imperiali.
L'arco dell'arrivo zeppo di sponsor è lì. Mancano 30 metri... 20... 15... nooooo! Il polpaccio destro mi viene attraversato da una scossa e disobbedendo agli ordini, si contrae con forza. Il crampo mi costringe a rallentare fino a fermarmi, ma non passa. Basta una piccola spinta e la sensazione passa subito dal fastidio al dolore. Mancano 10 metri, e non riesco a muovermi! Mi piego, prendo la punta del piede e tiro forte, finche' il muscolo smette di disobbedire. Tengo ancora qualche secondo, e riparto piano... e finalmente l'arco di arrivo mi lascia passare!
Guardo il tempo. Bah! Speravo meglio. Ma va bene così: adesso, inizia la festa.
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