La data l'ho
segnata in agenda da inizio estate, giusto per evitare di prendere impegni. La
preparazione ci dovrebbe stare perché il battesimo del fuoco (e fuoco fu,
proprio) del trail sul Grappa mi ha fatto capire di che genere si parla, quando
si parla di trail. Si parla di fatiche tutte diverse, si parla di riuscire a
gestire con prudenza le energie, si parla di mettersela via e rassegnarsi a
camminare quando necessario, si parla di fare in modo che all'inizio della
discesa le gambe abbiano ancora qualcosa da dire. Quindi mi sento pronto.
Sveglia alle
5:30 di mattina, sicuramente non facilitata dalla gran seratona fatta il giorno
prima con gli amici. Ma sono sicuro che conti di più l'ottimo umore che mi ha
lasciato, piuttosto che l'alimentazione sconsiderata! Comunque. Parto col
rituale: cremina idratante sui piedi, calzini tecnici subito su, e colazione
abbondante. Guardo l'ora, il mio amico Davide passerà a prendermi alle 6:50,
devo ancora fare la borsa e in particolare lo zainetto: dubbi termici, caldo,
freddo, boh. Rischio, maniche corte, guanti in saccoccia per sicurezza. Davide mi manda una
foto della cima Finonchio per ricordarmi gli obiettivi, ok, ho capito, è fuori
che mi aspetta! La partenza è al Bosco della Città, si sale al Moietto dove il
trail breve torna giù (lui fa questo), mentre il lungo, da 33km,
raggiunge un dislivello positivo di 2000m fino alle antenne sul Monte Finonchio,
e poi di ritorno in direttissima.
Arriviamo e
prendiamo il pettorale, fa piuttosto fresco e aspetto a cambiarmi. La gente pian
piano arriva e c'è una bellissima aria di festa, di compagnia, si scherza. Mi
sale la voglia di correre, al punto che ho voglia di prepararmi: metto il
pettorale, mi cambio, tiro fuori lo zainetto e sono pronto anche se mancano più
di 20 minuti. Non riesco a star fermo, ho proprio voglia di andare; decidiamo
di scaldarci un po' anche se piano, teniamo le energie per quando servono. Ma
il tempo è inesorabile ed arriva il momento di partire: niente musica
tunza-tunza, solo il silenzio del bosco ed il mormorare amico della gente, e un
conto alla rovescia.
Via! Sono in coda
a circa 200 persone e mi mancano un po' di riferimenti, la partenza è in
leggera salita e cerco di non esagerare. Piccolo pezzo di strada, poi parte il
sentiero: correre in mezzo al bosco è fantastico, non so descrivere bene la
sensazione, ma ha qualcosa di giocoso e vario che mi piace. Il percorso indugia
tra saliscendi vari, tutto con salite perfettamente corribili, e funziona
da perfetto riscaldamento per rompere il fiato. E poi, bam! Attorno al km 8 parte
la salita, quella vera. Il sentiero è la scorciatoia più ardita verso il
Moietto, un taglio perpendicolare alle isoipse con pendenza media del 30% ma
che arriva anche al 45%: ogni passo è un morso alle ginocchia. Ovviamente
cammino, il ritmo scende a 20min/km e mi aiuto con le braccia spingendo sulle gambe.
Non sento più il freddo, anzi sto sudando al punto che sono completamente
fradicio, complice anche l'umidità. Un km così, e poi il ristoro al Moietto:
rabbocco la borraccia e via.
Le distanze tra runners si
sono allungate da un po' ma è subito dopo il ristoro, dove la 16km si separa
dalla 33km, che mi ritrovo solo e mi rendo conto che devo cominciare anche a
prestare attenzione ai nastri che indicano il percorso. E' da li a un po' che
inizia uno dei pezzi più belli del trail, un percorso vario che si sviluppa in
parte nel bosco e in parte in single-track in costa alla montagna con un paio
di passaggi impegnativi: del tipo, un passo falso e vengono a prenderti in
elicottero. Si alza un po' di nebbiolina (o noi ci siamo alzati al livello
della nebbiolina?) e sento freddo... porc... non avrò mica sbagliato
abbigliamento? Ed ho anche un piede indolenzito... mmmh... Avanti tutta. Non
faccio in tempo a percepire il freddo che riparte un altro vertical: 1km in cui
si salgono più di 400m. Cammino a braccia, e grondo sudore come se fossi appena
uscito da una piscina... il che mi ricorda di continuare a bere il più
possibile i sali che ho nella camelback. Mangio anche la barretta, sai mai... Fisicamente,
questo momento è il più difficile: la stanchezza accumulata mi manda il cuore a
mille, le gambe sono indurite e il piede destro è quasi insensibile. Decido di
fermarmi e allentare la scarpa... accidenti era quello: riparto e ricomincia a
girare il sangue, e per 5 minuti buoni il piede mi fa decisamente male, ma poi
si normalizza. Quelli con i bastoncini hanno chiaramente una marcia in più e
pian piano mi superano in 10-15: le gambe sono meno reattive e
comincio a guardare il Garmin per capire se, come, e quanto posso spingere, visto
che mancano ancora circa 4-5km di ulteriore salita. Provo anche a fare i
conti di quanto sono in ritardo per le 4h, ma non spicco per lucidità in questo
momento. Mi pare di dover recuperare qualcosa come 20 minuti in discesa, beh ci
credo, sto facendo 22min/km. Mi pare fattibile e prendo un po' di coraggio.
Piano piano la
salita si addolcisce e il bosco si apre lasciando spazio ai prati: allora
calibro metro per metro l'andatura a seconda della pendenza, passando dalla
corsa al passo e viceversa, continuamente, anche in pochi secondi. Si cominciano
a vedere le antenne del Finonchio, ma ad un certo punto il percorso fa uno
scherzetto e piega in giù, gira attorno al dosso perdendo quota per poi
risalire fino al punto più alto, ultimo strappetto maledetto che però affronto
con più convinzione perché so che è l'ultimo. Ristoro: non riempio la
camelback, voglio stare leggero, bevo il tè caldo e mangio una manciata di
uvetta. Mentre mastico, mi siedo e riallaccio forte tutte e due le scarpe per
evitare di rimetterci unghie e piante dei piedi durante la discesa. Ok, mi
alzo, guardo in giù facendo un respiro profondo e mi butto.
La discesa. Cerco di capire subito lo stato delle
gambe, reagiscono bene e quindi so di poter pretendere. Il primo pezzo è a
scapicollo giù per il prato, a rischio scivolata, trattengo un po' finché parte
una sterrata con pendenza modesta dove posso tenere un buon 4:20/km con la
sensazione di recuperare del fiato. Presto però il percorso abbandona la
strada e si getta nel bosco. E qui, è adrenalina.
La pendenza
negativa aumenta ed il percorso cambia natura in modo rapidissimo: erba, radici, terra,
sassi, si alterna di tutto ed è un continuo saltare alla ricerca dell'appoggio
buono. Uno sguardo all'appoggio e in simultanea un'occhiata a cosa mi aspetta
il metro successivo, alcuni pezzi riesco a scendere sotto i 4min/km e mi
diverto un mondo. E comincio a vedere davanti a me altri trailrunners che hanno
a cuore le proprie articolazioni più di quanto ne abbia io: uno, due, tre,
... sorpasso, perdo il conto ma credo di aver riguadagnato il
"distacco-racchette" perso in salita. A tratti, troppa concentrazione
sul sentiero mi fa dubitare di non aver visto i nastri che lo segnalano, ma
regolarmente appaiono rassicuranti in lontananza prima che mi salga la
preoccupazione. Inesorabilmente, però, i km si accumulano e anche la discesa
stanca: al livello del Moietto, circa a 26km, comincio a sentire piccoli crampi
ai polpacci che mi obbligano a rallentare: ricomincio a bere (mannaggia, i sali,
i sali, dovrei saperlo oramai) e faccio due soste a fare un veloce stretching,
prima che il muscolo parta del tutto. Anche il discesone non è infinito e
ricomincia parte dell'indugiare che mi aveva visto passare alcune ore prima.
Ormai i crampetti prendono un po' tutta la gamba ma sembrano ancora sotto
controllo, anche perché ora in salita abbandono proprio, camminando anche
pendenze modeste; sono alla frutta insomma. Non dovrebbe mancare molto: è un
po' che incrocio nuovamente i checkpoint dell'organizzazione e sono circa 2km
che mi dicono che ne manca uno. Ad un certo punto, sono lì che cammino su una
pendenza ridicola, la dovrei correre... quando Serena, una trailrunner
decisamente forte che però non ha partecipato, risalendo per incitare chi sta
arrivando, mi dice "dai, non mollare adesso!". Cioè, è banale no?
Eppure. Eppure. E' sfacciatamente vero. Se avessi anche solo un fondo di energia
rimasta, per cosa me la voglio riservare? Per raggiungere le docce? No! Il momento giusto in cui dare fondo alle riserve, beh è adesso. Lo sforzo è
enorme ma riguadagno agilità e poco dopo comincio a riconoscere bene dove sono e
ad immaginare quanto manca. Vedo in
lontananza l'arco di arrivo, vedo gli amici che aspettano, che incitano, arrivo,
4 ore 5 minuti e qualcos'altro, ed è bello ed è solo gioia e soddisfazione e
non c'è più male alle gambe.
C'è solo festa, gente, gente fuori di testa, gente
fuori strada.