mercoledì 9 dicembre 2015

Trail Autogestito da Mori al Monte Altissimo

Quando si dice coincidenza.
In vista del ponte dell'8 dicembre, consultate le previsioni meteo, ho deciso di fare una cosa che penso da tempo: salire sul Monte Altissimo di corsa, da casa. Totalmente ignaro dei sentieri pero'! Ma il fato aiuta gli audaci e... traaak! Cosa mi esce su Facebook? Una uscita di gruppo organizzata da GenteFuoriStrada proprio sull'Altissimo.
Cosa che mi permette di mettere a tacere immediatamente tutti i "tu sei matto", "va a finire che ti perdi", "poi mi tocca mandarti i soccorsi", ecc ecc ecc, nonché mi da' pure la possibilità di imparare il sentiero a sicurissimo uso futuro, per Rove-Altissimo-Rove.
Pero' pero' pero'... Mi prende l'ansia da inverno. Mi spiego: quando faccio strada, non mi preoccupo dell'abbigliamento, se ho freddo tiro di più ed il problema si risolve - torno comunque grondante di sudore a -4 gradi. Ma in montagna è diverso e sono un po' (tanto) novellino. Quindi la sera prima stipo nel microzainetto il necessario per la salita all'Everest, mettendo a dura prova le sue cuciture. Che poi, essendo costato 14.99 euro direi che tengono bene. Sveglia puntata, nanna.
Ore 6:00 parte Citizen Erased, Muse: una certezza, non ti riaddormenti più. Sbircio dalle tapparelle e non si vede nulla, e' buio. Colazione a manetta. Risbircio e nel bagliore dell'alba vedo delle nuvolette proprio verso Polsa-S.Valentino e Altissimo, ecco ecco vediiiii, ma riesco a dirmi: "Matteo, se stai cercando una scusa per tornare a letto, questa è patetica. Oggi arrivi là, chiaro?". Finisco di preparare e poi via.
Mori, ore 8:15. Arrivo, c'è già qualcuno e man mano se ne aggiungono altri. Non conosco quasi nessuno, mi presento e dimentico tutti i nomi immediatamente: un classico. Nel giro di 20 minuti partiamo e rapidamente non sento più il freddo, salendo con calma verso Festa di Brentonico. La cosa bella, anzi una delle cose belle di correre in montagna, è che mentre vai in salita metti un piede davanti ad un altro, senti la fatica e ti concentri sulla regolarità del passo. Ma, a un certo punto, si rompe la bolla in cui stai e ti guardi indietro: e vedi un lungo sentiero ("siamo venuti di lì, vedi"), vedi un incredibile panorama ("ci siamo già alzati di un bel dislivello!") e ti guardi i piedi e pensi che possono veramente portare dappertutto, proprio dove vuoi. Anzi, lo stanno già facendo.
Festa, ore 9:45. Secondo gruppo! Loro partono da qui e diventiamo ufficialmente tanti, più di 30. E ci avviamo tutti quanti a conquistare il Monte Altissimo. Tutti tuttissimi. Perché di recente ho letto un articolo dove un trailrunner si "lamentava" che tempo fa il trail running era uno sport per pochi coraggiosi, che venivano visti come dei supereroi (matti, ok, ci sta), e che adesso invece lo fanno tutti, e chissà se ha ancora senso, bla bla bla. Beh, sai, se qualcuno ha perso lo spirito giusto, quello sei tu. Trovarsi in un gruppo eterogeneo, diversi ritmi, abitudini, allenamenti, diverso tutto, ma che parte dicendo "arriviamo là", e' semplicemente l'essenza dello spirito del trail running. Guardi la cima e dici arriviamo là. A me pare puro e semplice, bello.
Il ritmo e' tranquillo, nei punti ombreggiati accelero un po' per non aver freddo ma mi rendo conto che la mia attrezzatura da gelo polare non servirà. La risalita dei 2000 metri complessivi procede senza pretese, le fermate per le fotografie sono senza pretese, l'arrivo al rifugio e' senza pretese (e il pranzo al rifugio una goduria). La giornata è formidabile in questo inverno che non arriva, e lì per lì non vedo modi migliori per passarla. Ecco, due "eccheccazzooooo" mi escono quando ricordo di aver messo la maglietta di ricambio sotto, in fondo, compressa da tutta l'attrezzatura per sopravvivere a 25 sottozero, ma mica rovinano l'atmosfera, che non siamo mica dei santi trailer. Tra un "minchia che figata di panorama", l'osservazione che alcuni hanno il GPS che segna il ritmo a litri/km (di birra, s'intende), e il far finta di correre l'ultimo pezzo per fare i fighi, si sta bene e basta.
Per finire, nell'ultimo pezzo della discesa da Festa a Mori, ultimi 5 runner rimasti a sole ormai sceso, vediamo un vecchietto correre davanti a noi. Lo raggiungiamo, mica subito eh, e scopriamo che e' come noi: e che a 60 anni si faceva qualcosa come Castione-Altissimo in 47 minuti. Da mat. Arriva a casa e la moglie "te sarai anca suda', va a farte na docia", non dopo averci fatto vedere le sue sculture di marmo.
E me lo immagino, che mette fuori la testa dalla finestra, guarda in alto verso una cima puntando il dito, e dice alla moglie: "oggi arrivo là", e parte.
Questo, e' lo spirito del trail running.