domenica 8 novembre 2015

Mezza maratona di Riva: il km della verità


Giornata stratosferica, per essere novembre.

Ho pensato potesse essere una buona gara per concludere l’anno, il percorso è veloce e potrei provare a fare il personale. Ok, non sono stato per niente costante ultimamente con gli allenamenti ma la forma mi pare ci sia. Proviamo.


Vengono anche Mauro e David, il primo lo passo a prendere mentre col secondo ci troviamo lì. So – sappiamo –  già che ognuno farà la sua gara: David avrà la maratona a breve e dovrà andare calmo, Mauro prova il personale e quindi lo vedrò scomparire all’orizzonte. Sensazioni abbastanza buone, facciamo tutto con calma e pure un riscaldamento come si deve, anche se fa un caldo boia e sudiamo come i cammelli. Poi alla partenza, assiepati tra 4000 persone con importante effetto stalla, mi pare sia estate. Lo starter ha una fretta incredibile e da’ la partenza con alcuni minuti di anticipo! Via via via.

Solita ressa: il primo km è uno zigzag a elastico, piano paletto veloce salta marciapiede motorino parcheggiato male aiuola veloce scalino piano tombino.

Complice la leggera discesa, il tempo è abbondantemente sotto i 4min/km, che va bene fintanto che spiana. Intanto vedo i palloncini dei pacer, e mi dico: “perfetto: saranno quelli dell’1:29, devo raggiungerli e superarli pianino e il ritmo sarà quello giusto”. Detto fatto, mi avvicino con calma anche se con discreta fatica: insomma, sembrano a due passi ma mi pare di giocare all’asino e carota (sono l’asino, ndr). D’altronde, i pacer solitamente cercano di recuperare il tempo perso nel primo km e poi è noto come quelli di Riva arrivino sempre in anticipo (causando notevoli perdite tra gli ignari runner). Nel mentre, i km scorrono e il GPS mi segna in modo altalenante delle velocità un poco esagerate, ma dò la colpa al tunnel dove ha decisamente perso i satelliti e da quel momento pare essere impazzito. In un tratto con forte vento contro mi avvicino ancora di più al gruppo coi pacer per ripararmi un poco.

Ed è così che al km 8 con un’occhiata al numerino sul palloncino, scopro che sto seguendo il gruppo da 1h24.

Sono morto.

Altro che GPS impazzito! Mi stava gridando “vai piano pirla”!

Piano B: faccio salire il ritmo a 4:15-4:20 per recuperare, giusto un paio di km, tanto ho fatto i primi 8km a palla.

Attorno al km 11-12 provo a tirare un po’ più il ritmo, per rimettermi in linea con i piani iniziali. Sembra possibile. Continuo.

E invece no. No, perché nella mezza, il km 15 è lì che ti aspetta: ti aspetta, e ti dice cosa succederà. Ti dice se sei andato troppo forte, giusto, o troppo piano. E di conseguenza ti spiega che scoppierai, che puoi continuare così, che puoi accelerare. E dice sempre la verità, quel maledetto, puoi far finta di non ascoltarlo ma poi non dire che non t’aveva avvisato. Il km 15 è il km della verità. Non ci sono palle.

A me, il km 15 ha detto così: “caro mio, dove pensavi di arrivare tirando a 4 al km per mezza gara? Mettitela via, sarà dura arrivare in fondo”. Porcamiseria se aveva ragione. E come nella profezia, mantenendo il tentativo di spingere al limite, la velocità si fa progressivamente più bassa, e il ritmo alto: 4’20, 4’25, e mi superano dappertutto. Legnata psicofisica, sensazioni metafisiche.

Tento una accelerazione di orgoglio, faccio il 18esimo km a 4’10, e provo a convincermi che si può. Naaaa. Vengo automaticamente ripagato con una legnosità immediata agli arti inferiori e gran calo nel finale, con 25 bei secondi in più al km, giusto per mantenere gli equilibri nell’universo.

Ultimi km, ultimo scatto di orgoglio: non superare l’ora e mezza… e ci manca poco! 1h29m11s in realtime… puff…

Mh.

Cosa avevo detto? Personale? Concludere l’anno?

Adesso vado a vedere se c’e’ una bella gara nei dintorni, prossimamente. Senza pacer da 1h24!

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