martedì 30 dicembre 2014

Scoprire il mondo correndoci sopra

Viaggio spesso, sia per lavoro che per piacere. Da quando ho cominciato a correre, costi quel che costi, non ho mai rinunciato a mettere le mie scarpe da corsa nel trolley: mi basta avere l'idea di poterci dedicare anche solo un'ora, e sacrifico quei 2 decimetri cubici, a volte lasciando a casa qualche cambio non così indispensabile ;)
E allora, una sveglia all'alba o un momento prima di impacchettare ancora le valigie sono l'occasione per scoprire correndoci il posto in cui sono: sì, perché correndo, alla fine, si va incredibilmente più lontano di quanto si pensi e si possono vedere mille particolari.
Una volta si è trattato di scoprire che il Golden Gate non è poi così vicino al centro di San Francisco quanto sembra (maledetta prospettiva!) ma che allo stesso tempo ai californiani piace molto correre.
Capita di cercare di raggiungere il mare ad Edimburgo tentando di mantenere una direzione consona, sentendo sempre più forti i rumori dei motori a reazione degli aerei di linea, e poi realizzare dalla traccia GPS che una lunga curva morbida ci (eravamo in tre) ha sballato la bussola interna portandoci a due passi dall’aeroporto.
Risvegli mattutini permettono di correre in fantastici freddi paesaggi nelle highlands scozzesi costeggiando Loch Tay, in un saliscendi continuo con la strada che si adegua alle colline verdissime... ottimo allenamento!
In Olanda, per contro, qualsiasi percorso ha dislivello nullo, al massimo qualche ponte di trascurabile difficoltà, e non c’è cosa più bella che correre sulle ciclabili lungo i canali. Se vai forte, gli olandesi in bicicletta ti fanno pure i complimenti.
Si impara che correre a Tucson, in Arizona, è anche e soprattutto una questione di adattamento al clima: nonostante fosse mattino e per la prima e unica (finora) volta abbia corso con una bottiglia d'acqua in mano, ho dovuto rapidamente ridimensionare piani di gloria riguardo distanze e ritmi.
E poi è bello tornare, svuotare la valigia, allacciarsi forte le stringhe, ribattere uno degli stessi percorsi fatti oramai mille volte, e sentirsi a casa ma con gli occhi pieni di meraviglie.

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