Quando si dice coincidenza.
In vista del ponte dell'8 dicembre, consultate le previsioni meteo, ho deciso di fare una cosa che penso da tempo: salire sul Monte Altissimo di corsa, da casa. Totalmente ignaro dei sentieri pero'! Ma il fato aiuta gli audaci e... traaak! Cosa mi esce su Facebook? Una uscita di gruppo organizzata da GenteFuoriStrada proprio sull'Altissimo.
Cosa che mi permette di mettere a tacere immediatamente tutti i "tu sei matto", "va a finire che ti perdi", "poi mi tocca mandarti i soccorsi", ecc ecc ecc, nonché mi da' pure la possibilità di imparare il sentiero a sicurissimo uso futuro, per Rove-Altissimo-Rove.
Pero' pero' pero'... Mi prende l'ansia da inverno. Mi spiego: quando faccio strada, non mi preoccupo dell'abbigliamento, se ho freddo tiro di più ed il problema si risolve - torno comunque grondante di sudore a -4 gradi. Ma in montagna è diverso e sono un po' (tanto) novellino. Quindi la sera prima stipo nel microzainetto il necessario per la salita all'Everest, mettendo a dura prova le sue cuciture. Che poi, essendo costato 14.99 euro direi che tengono bene. Sveglia puntata, nanna.
Ore 6:00 parte Citizen Erased, Muse: una certezza, non ti riaddormenti più. Sbircio dalle tapparelle e non si vede nulla, e' buio. Colazione a manetta. Risbircio e nel bagliore dell'alba vedo delle nuvolette proprio verso Polsa-S.Valentino e Altissimo, ecco ecco vediiiii, ma riesco a dirmi: "Matteo, se stai cercando una scusa per tornare a letto, questa è patetica. Oggi arrivi là, chiaro?". Finisco di preparare e poi via.
Mori, ore 8:15. Arrivo, c'è già qualcuno e man mano se ne aggiungono altri. Non conosco quasi nessuno, mi presento e dimentico tutti i nomi immediatamente: un classico. Nel giro di 20 minuti partiamo e rapidamente non sento più il freddo, salendo con calma verso Festa di Brentonico. La cosa bella, anzi una delle cose belle di correre in montagna, è che mentre vai in salita metti un piede davanti ad un altro, senti la fatica e ti concentri sulla regolarità del passo. Ma, a un certo punto, si rompe la bolla in cui stai e ti guardi indietro: e vedi un lungo sentiero ("siamo venuti di lì, vedi"), vedi un incredibile panorama ("ci siamo già alzati di un bel dislivello!") e ti guardi i piedi e pensi che possono veramente portare dappertutto, proprio dove vuoi. Anzi, lo stanno già facendo.
Festa, ore 9:45. Secondo gruppo! Loro partono da qui e diventiamo ufficialmente tanti, più di 30. E ci avviamo tutti quanti a conquistare il Monte Altissimo. Tutti tuttissimi. Perché di recente ho letto un articolo dove un trailrunner si "lamentava" che tempo fa il trail running era uno sport per pochi coraggiosi, che venivano visti come dei supereroi (matti, ok, ci sta), e che adesso invece lo fanno tutti, e chissà se ha ancora senso, bla bla bla. Beh, sai, se qualcuno ha perso lo spirito giusto, quello sei tu. Trovarsi in un gruppo eterogeneo, diversi ritmi, abitudini, allenamenti, diverso tutto, ma che parte dicendo "arriviamo là", e' semplicemente l'essenza dello spirito del trail running. Guardi la cima e dici arriviamo là. A me pare puro e semplice, bello.
Il ritmo e' tranquillo, nei punti ombreggiati accelero un po' per non aver freddo ma mi rendo conto che la mia attrezzatura da gelo polare non servirà. La risalita dei 2000 metri complessivi procede senza pretese, le fermate per le fotografie sono senza pretese, l'arrivo al rifugio e' senza pretese (e il pranzo al rifugio una goduria). La giornata è formidabile in questo inverno che non arriva, e lì per lì non vedo modi migliori per passarla. Ecco, due "eccheccazzooooo" mi escono quando ricordo di aver messo la maglietta di ricambio sotto, in fondo, compressa da tutta l'attrezzatura per sopravvivere a 25 sottozero, ma mica rovinano l'atmosfera, che non siamo mica dei santi trailer. Tra un "minchia che figata di panorama", l'osservazione che alcuni hanno il GPS che segna il ritmo a litri/km (di birra, s'intende), e il far finta di correre l'ultimo pezzo per fare i fighi, si sta bene e basta.
Per finire, nell'ultimo pezzo della discesa da Festa a Mori, ultimi 5 runner rimasti a sole ormai sceso, vediamo un vecchietto correre davanti a noi. Lo raggiungiamo, mica subito eh, e scopriamo che e' come noi: e che a 60 anni si faceva qualcosa come Castione-Altissimo in 47 minuti. Da mat. Arriva a casa e la moglie "te sarai anca suda', va a farte na docia", non dopo averci fatto vedere le sue sculture di marmo.
E me lo immagino, che mette fuori la testa dalla finestra, guarda in alto verso una cima puntando il dito, e dice alla moglie: "oggi arrivo là", e parte.
Questo, e' lo spirito del trail running.
mercoledì 9 dicembre 2015
domenica 8 novembre 2015
Mezza maratona di Riva: il km della verità
Ho pensato
potesse essere una buona gara per concludere l’anno, il percorso è veloce e
potrei provare a fare il personale. Ok, non sono stato per niente costante
ultimamente con gli allenamenti ma la forma mi pare ci sia. Proviamo.
Vengono anche
Mauro e David, il primo lo passo a prendere mentre col secondo ci troviamo lì.
So – sappiamo – già che ognuno farà la
sua gara: David avrà la maratona a breve e dovrà andare calmo, Mauro prova il
personale e quindi lo vedrò scomparire all’orizzonte. Sensazioni abbastanza
buone, facciamo tutto con calma e pure un riscaldamento come si deve, anche se
fa un caldo boia e sudiamo come i cammelli. Poi alla partenza, assiepati tra
4000 persone con importante effetto stalla, mi pare sia estate. Lo starter ha
una fretta incredibile e da’ la partenza con alcuni minuti di anticipo! Via via
via.
Solita ressa: il
primo km è uno zigzag a elastico, piano paletto veloce salta marciapiede
motorino parcheggiato male aiuola veloce scalino piano tombino.
Complice la
leggera discesa, il tempo è abbondantemente sotto i 4min/km, che va bene
fintanto che spiana. Intanto vedo i palloncini dei pacer, e mi dico: “perfetto:
saranno quelli dell’1:29, devo raggiungerli e superarli pianino e il ritmo sarà
quello giusto”. Detto fatto, mi avvicino con calma anche se con discreta fatica:
insomma, sembrano a due passi ma mi pare di giocare all’asino e carota (sono l’asino,
ndr). D’altronde, i pacer solitamente cercano di recuperare il tempo perso nel
primo km e poi è noto come quelli di Riva arrivino sempre in anticipo (causando
notevoli perdite tra gli ignari runner). Nel mentre, i km scorrono e il GPS mi
segna in modo altalenante delle velocità un poco esagerate, ma dò la colpa al
tunnel dove ha decisamente perso i satelliti e da quel momento pare essere
impazzito. In un tratto con forte vento contro mi avvicino ancora di più al
gruppo coi pacer per ripararmi un poco.
Ed è così che al
km 8 con un’occhiata al numerino sul palloncino, scopro che sto seguendo il gruppo
da 1h24.
Sono morto.
Altro che GPS
impazzito! Mi stava gridando “vai piano pirla”!
Piano B: faccio
salire il ritmo a 4:15-4:20 per recuperare, giusto un paio di km, tanto ho
fatto i primi 8km a palla.
Attorno al km
11-12 provo a tirare un po’ più il ritmo, per rimettermi in linea con i piani
iniziali. Sembra possibile. Continuo.
E invece no. No, perché nella mezza, il km 15 è lì che ti aspetta: ti aspetta, e ti dice cosa succederà.
Ti dice se sei andato troppo forte, giusto, o troppo piano. E di conseguenza ti
spiega che scoppierai, che puoi continuare così, che puoi accelerare. E dice
sempre la verità, quel maledetto, puoi far finta di non ascoltarlo ma poi non
dire che non t’aveva avvisato. Il km 15 è il km della verità. Non ci sono
palle.
A me, il km 15 ha
detto così: “caro mio, dove pensavi di arrivare tirando a 4 al km per mezza
gara? Mettitela via, sarà dura arrivare in fondo”. Porcamiseria se aveva
ragione. E come nella profezia, mantenendo il tentativo di spingere al limite,
la velocità si fa progressivamente più bassa, e il ritmo alto: 4’20, 4’25, e mi
superano dappertutto. Legnata psicofisica, sensazioni metafisiche.
Tento una
accelerazione di orgoglio, faccio il 18esimo km a 4’10, e provo a convincermi
che si può. Naaaa. Vengo automaticamente ripagato con una legnosità immediata
agli arti inferiori e gran calo nel finale, con 25 bei secondi in più al km,
giusto per mantenere gli equilibri nell’universo.
Ultimi km, ultimo
scatto di orgoglio: non superare l’ora e mezza… e ci manca poco! 1h29m11s in realtime…
puff…
Mh.
Cosa avevo detto?
Personale? Concludere l’anno?
Adesso vado a
vedere se c’e’ una bella gara nei dintorni, prossimamente. Senza pacer da 1h24!
lunedì 28 settembre 2015
Trail Re del Bosco 2015
C'è un gruppo
di appassionati di corsa in montagna nella mia città che si chiama "Gente
Fuori Strada"... e dall'anno scorso ha cominciato con entusiasmo ad
organizzare alcuni eventi, ai quali per un motivo o per l'altro non sono mai
riuscito a partecipare. Ma quest'autunno, presa la svolta da stradista a mezzo
trailer, non potevo farmi mancare il trail "Re del Bosco" che va
proprio a (ri)scoprire il bosco e la montagna sopra Rovereto.
La data l'ho
segnata in agenda da inizio estate, giusto per evitare di prendere impegni. La
preparazione ci dovrebbe stare perché il battesimo del fuoco (e fuoco fu,
proprio) del trail sul Grappa mi ha fatto capire di che genere si parla, quando
si parla di trail. Si parla di fatiche tutte diverse, si parla di riuscire a
gestire con prudenza le energie, si parla di mettersela via e rassegnarsi a
camminare quando necessario, si parla di fare in modo che all'inizio della
discesa le gambe abbiano ancora qualcosa da dire. Quindi mi sento pronto.
Sveglia alle
5:30 di mattina, sicuramente non facilitata dalla gran seratona fatta il giorno
prima con gli amici. Ma sono sicuro che conti di più l'ottimo umore che mi ha
lasciato, piuttosto che l'alimentazione sconsiderata! Comunque. Parto col
rituale: cremina idratante sui piedi, calzini tecnici subito su, e colazione
abbondante. Guardo l'ora, il mio amico Davide passerà a prendermi alle 6:50,
devo ancora fare la borsa e in particolare lo zainetto: dubbi termici, caldo,
freddo, boh. Rischio, maniche corte, guanti in saccoccia per sicurezza. Davide mi manda una
foto della cima Finonchio per ricordarmi gli obiettivi, ok, ho capito, è fuori
che mi aspetta! La partenza è al Bosco della Città, si sale al Moietto dove il
trail breve torna giù (lui fa questo), mentre il lungo, da 33km,
raggiunge un dislivello positivo di 2000m fino alle antenne sul Monte Finonchio,
e poi di ritorno in direttissima.
Arriviamo e
prendiamo il pettorale, fa piuttosto fresco e aspetto a cambiarmi. La gente pian
piano arriva e c'è una bellissima aria di festa, di compagnia, si scherza. Mi
sale la voglia di correre, al punto che ho voglia di prepararmi: metto il
pettorale, mi cambio, tiro fuori lo zainetto e sono pronto anche se mancano più
di 20 minuti. Non riesco a star fermo, ho proprio voglia di andare; decidiamo
di scaldarci un po' anche se piano, teniamo le energie per quando servono. Ma
il tempo è inesorabile ed arriva il momento di partire: niente musica
tunza-tunza, solo il silenzio del bosco ed il mormorare amico della gente, e un
conto alla rovescia.
Via! Sono in coda
a circa 200 persone e mi mancano un po' di riferimenti, la partenza è in
leggera salita e cerco di non esagerare. Piccolo pezzo di strada, poi parte il
sentiero: correre in mezzo al bosco è fantastico, non so descrivere bene la
sensazione, ma ha qualcosa di giocoso e vario che mi piace. Il percorso indugia
tra saliscendi vari, tutto con salite perfettamente corribili, e funziona
da perfetto riscaldamento per rompere il fiato. E poi, bam! Attorno al km 8 parte
la salita, quella vera. Il sentiero è la scorciatoia più ardita verso il
Moietto, un taglio perpendicolare alle isoipse con pendenza media del 30% ma
che arriva anche al 45%: ogni passo è un morso alle ginocchia. Ovviamente
cammino, il ritmo scende a 20min/km e mi aiuto con le braccia spingendo sulle gambe.
Non sento più il freddo, anzi sto sudando al punto che sono completamente
fradicio, complice anche l'umidità. Un km così, e poi il ristoro al Moietto:
rabbocco la borraccia e via.
Le distanze tra runners si
sono allungate da un po' ma è subito dopo il ristoro, dove la 16km si separa
dalla 33km, che mi ritrovo solo e mi rendo conto che devo cominciare anche a
prestare attenzione ai nastri che indicano il percorso. E' da li a un po' che
inizia uno dei pezzi più belli del trail, un percorso vario che si sviluppa in
parte nel bosco e in parte in single-track in costa alla montagna con un paio
di passaggi impegnativi: del tipo, un passo falso e vengono a prenderti in
elicottero. Si alza un po' di nebbiolina (o noi ci siamo alzati al livello
della nebbiolina?) e sento freddo... porc... non avrò mica sbagliato
abbigliamento? Ed ho anche un piede indolenzito... mmmh... Avanti tutta. Non
faccio in tempo a percepire il freddo che riparte un altro vertical: 1km in cui
si salgono più di 400m. Cammino a braccia, e grondo sudore come se fossi appena
uscito da una piscina... il che mi ricorda di continuare a bere il più
possibile i sali che ho nella camelback. Mangio anche la barretta, sai mai... Fisicamente,
questo momento è il più difficile: la stanchezza accumulata mi manda il cuore a
mille, le gambe sono indurite e il piede destro è quasi insensibile. Decido di
fermarmi e allentare la scarpa... accidenti era quello: riparto e ricomincia a
girare il sangue, e per 5 minuti buoni il piede mi fa decisamente male, ma poi
si normalizza. Quelli con i bastoncini hanno chiaramente una marcia in più e
pian piano mi superano in 10-15: le gambe sono meno reattive e
comincio a guardare il Garmin per capire se, come, e quanto posso spingere, visto
che mancano ancora circa 4-5km di ulteriore salita. Provo anche a fare i
conti di quanto sono in ritardo per le 4h, ma non spicco per lucidità in questo
momento. Mi pare di dover recuperare qualcosa come 20 minuti in discesa, beh ci
credo, sto facendo 22min/km. Mi pare fattibile e prendo un po' di coraggio.
Piano piano la
salita si addolcisce e il bosco si apre lasciando spazio ai prati: allora
calibro metro per metro l'andatura a seconda della pendenza, passando dalla
corsa al passo e viceversa, continuamente, anche in pochi secondi. Si cominciano
a vedere le antenne del Finonchio, ma ad un certo punto il percorso fa uno
scherzetto e piega in giù, gira attorno al dosso perdendo quota per poi
risalire fino al punto più alto, ultimo strappetto maledetto che però affronto
con più convinzione perché so che è l'ultimo. Ristoro: non riempio la
camelback, voglio stare leggero, bevo il tè caldo e mangio una manciata di
uvetta. Mentre mastico, mi siedo e riallaccio forte tutte e due le scarpe per
evitare di rimetterci unghie e piante dei piedi durante la discesa. Ok, mi
alzo, guardo in giù facendo un respiro profondo e mi butto.
La discesa. Cerco di capire subito lo stato delle
gambe, reagiscono bene e quindi so di poter pretendere. Il primo pezzo è a
scapicollo giù per il prato, a rischio scivolata, trattengo un po' finché parte
una sterrata con pendenza modesta dove posso tenere un buon 4:20/km con la
sensazione di recuperare del fiato. Presto però il percorso abbandona la
strada e si getta nel bosco. E qui, è adrenalina.
La pendenza
negativa aumenta ed il percorso cambia natura in modo rapidissimo: erba, radici, terra,
sassi, si alterna di tutto ed è un continuo saltare alla ricerca dell'appoggio
buono. Uno sguardo all'appoggio e in simultanea un'occhiata a cosa mi aspetta
il metro successivo, alcuni pezzi riesco a scendere sotto i 4min/km e mi
diverto un mondo. E comincio a vedere davanti a me altri trailrunners che hanno
a cuore le proprie articolazioni più di quanto ne abbia io: uno, due, tre,
... sorpasso, perdo il conto ma credo di aver riguadagnato il
"distacco-racchette" perso in salita. A tratti, troppa concentrazione
sul sentiero mi fa dubitare di non aver visto i nastri che lo segnalano, ma
regolarmente appaiono rassicuranti in lontananza prima che mi salga la
preoccupazione. Inesorabilmente, però, i km si accumulano e anche la discesa
stanca: al livello del Moietto, circa a 26km, comincio a sentire piccoli crampi
ai polpacci che mi obbligano a rallentare: ricomincio a bere (mannaggia, i sali,
i sali, dovrei saperlo oramai) e faccio due soste a fare un veloce stretching,
prima che il muscolo parta del tutto. Anche il discesone non è infinito e
ricomincia parte dell'indugiare che mi aveva visto passare alcune ore prima.
Ormai i crampetti prendono un po' tutta la gamba ma sembrano ancora sotto
controllo, anche perché ora in salita abbandono proprio, camminando anche
pendenze modeste; sono alla frutta insomma. Non dovrebbe mancare molto: è un
po' che incrocio nuovamente i checkpoint dell'organizzazione e sono circa 2km
che mi dicono che ne manca uno. Ad un certo punto, sono lì che cammino su una
pendenza ridicola, la dovrei correre... quando Serena, una trailrunner
decisamente forte che però non ha partecipato, risalendo per incitare chi sta
arrivando, mi dice "dai, non mollare adesso!". Cioè, è banale no?
Eppure. Eppure. E' sfacciatamente vero. Se avessi anche solo un fondo di energia
rimasta, per cosa me la voglio riservare? Per raggiungere le docce? No! Il momento giusto in cui dare fondo alle riserve, beh è adesso. Lo sforzo è
enorme ma riguadagno agilità e poco dopo comincio a riconoscere bene dove sono e
ad immaginare quanto manca. Vedo in
lontananza l'arco di arrivo, vedo gli amici che aspettano, che incitano, arrivo,
4 ore 5 minuti e qualcos'altro, ed è bello ed è solo gioia e soddisfazione e
non c'è più male alle gambe.
C'è solo festa, gente, gente fuori di testa, gente
fuori strada.
sabato 15 agosto 2015
Primo ultra: Glory Trail 2015
Antefatto: io e il mio socio di running Leonardo leggiamo su internet di questo trail.
Da veri invasati, quando nel regolamento vediamo "regole per la semi-autosufficienza", ci parte l'embolo del maschio che rischia e decidiamo di iscriverci.
Antefatto ancora precedente: verso la fine dell'anno scorso avevo cominciato a perdere un poco di interesse nelle mezze e volevo cominciare a provare un po' di trail, quindi mi sono fatto regalare lo zainetto, ho cominciato a fare un po' di percorsi in salita, ecc ecc. Cambio di filosofia: non piu' gare tirate allo spasimo ma un ritmo piu' blando e percorsi da osservare.
Dal Piave al Grappa, 50km con 2500m di dislivello positivo. Decisamente oltre qualsiasi cosa avessimo mai provato.
Torniamo al presente: e' il venerdi prima della gara. Il mio running-mate sfortunatamente non puo' partecipare per imprevisti last-minute, quindi la logistica subisce una variazione improvvisa. Siccome sono a 1h30 di auto da casa, i pettorali li consegnano dal giorno prima ed ho gia' prenotato il pasta party (sia mai che non prendo qualcosa che mi spetta), e principalmente la gara parte alle 6:30 di mattino, non mi resta che cercare da dormire al volo. Scopro che l'organizzazione mette a disposizione il teatro della canonica per chi ha un sacco a pelo, fantastico. Porto la sacca la', poi torno al pasta party e conosco un po' di trail runner.
Voglio essere educato. Diro' semplicemente che il trail running probabilmente alla lunga causa danni cerebrali. Mi sento un pesce fuor d'acqua: qui tutti hanno all'attivo una serie fuori di testa di trail, ultratrail, 6 ore, 12 ore o anche delle 24 ore di corsa. Io, pivello, primo ultra trail, preoccupatissimo della distanza. Distanza?? Qui nessuno ne parla, al massimo e' il caldo che li preoccupa. Mi rendo anche conto che molti avranno probabilmente un ritmo molto tranquillo, visto che fanno i conti col tempo massimo per concludere la gara. Baaah. Sono un po' scoraggiato, gia' la preparazione non l'ho fatta molto bene (sono arrivato al max a 36km con 1500m di dislivello, da li' in poi sara' nebbia), e poi con tutti sti matt... ehm, esperti, boh, non so se mi trovo in questo ambiente! Poi, la coca cola: nell'ambiente mezze e maratone, la birra va per la maggiore, una sola la sera prima e casomai dopo, a secchi. Tra i trailrunner, sono tutti cocacolisti. Boh.
La notte, in bianco. Rumori, fondo duro, caldo, e un russatore. Sufficiente per non dormire nulla. Ho letto che se si e' riposato bene la settimana, l'ultima notte non conta... speriamo, che si prospetta una giornata duretta. Mi alzo poco prima delle 5, comincio a tirare fuori le cose e riordinare un po'. Faccio colazione a succo di frutta, tanto, e fette di pane e cioccolata, tante. Attacco il numero, preparo lo zainetto, sono un poco lento, hanno finito gia' tutti e stanno andando a consegnare le sacche. Veloce veloce. C'e' tutto, anche di piu': 4 barrette, acqua, cambio, telefono, antipioggia, la frontale hanno detto che non serve.
Viaviavia.
Sacca consegnata, ok, un po' di calma.
Non faccio il riscaldamento, parto piano.
Mi metto in fondo, parto per ultimo, chissene.
Vedo un po' di quelli conosciuti la sera prima, in bocca al lupo!
Sono chiaramente emozionato. Cazzo. E chi l'avrebbe detto?
Oook mancano pochi secondi... e... noo non ho fatto partire il gps ecco ci mettera' due km a prendere.
Via!
Metto in fila all'altro i primi passi di 50km, il primissimo pezzo e' in paese e poi si inoltra nel bosco. Rapidamente si fa ripido, vabbe' sara' uno strappetto. Proseguo corricchiando, la pendenza e' impegnativa e molti degli oltre 300 rallentano fino a camminare. Scopriro' poi che al primo intermedio (circa 10km) passero' come 40esimo circa, il che mi sorprende. Positivamente, intendo. Comunque, strappetto un cavolo, qui continua a salire senza interruzioni con pendenza (letta a posteriori) fino al 40%. Infatti in 10km arriviamo sul Monte Tomba, facendo circa 800m di dislivello quasi tutti d'un botto, e mi unisco anche io a quelli che le salitacce le camminano. Prendo il tempo di fare un foto: il panorama e' spettacolare, si vede la valle del Piave mentre sorge il sole. I miei neuroni ancora apprezzano il paesaggio.
Al primo ristoro riempio la camel bag di acqua e sali, cosa che ripetero' per altre 4 volte. Estraggo una barretta e la mangio mentre riparto in leggera salita. Controllo dopo un po' e... no! Ho perso 2 barrette: dev'essere stato quando ho riempito la camel. Merda. Speriamo che nei prossimi ristori non ci sia solo acqua.
Via di nuovo, si sale fino a una specie di capitello e poi il percorso si fa meno pendente, un po' di respiro e la possibilita' di correre. Riprendo fiato e forze, il sentiero e' accidentato ma si lascia correre, a destra la montagna a sinistra un dirupo, tutto cosi' per almeno 4-5 km. Ad un certo punto mi giro, e vedo il fianco della montagna leggermente segnato da quello che e' il sentiero appena percorso fino a predersi quasi nella foschia, e mi sembra incredibile aver fatto tanta strada. Riparto, gia' gli altri runner sono molto sparsi e devo cominciare a stare attento alle indicazioni, non vorrei perdermi.
La salita torna subito e con un percorso in cresta - spettacolare - ci inerpichiamo per raggiungere Cima Grappa, a oltre 1700m. La salita e' di nuovo impossibile, per me, da correre. Spingo sulle ginocchia, e l'aria fresca (non c'e' sole oggi!) mi fa accorgere di quanto stia sudando. Energie ce ne sono ancora, ma al ristoro dopo la cima fortunatamente hanno le barrette, ne mangio una e preservo la mia rimasta per dopo.
Il sentiero continua in cresta, per la maggior parte esposta, ma il sole e' coperto. Bene. Anche perche' mi par di tentennare gia' cosi'... sono solo 20km e sono gia' passate ben 3 ore. Un poco di discesa mi risolleva l'umore, riesco a fare dei tratti tra 4 e 4:30 al km, zompettando tra i sassi. Mi piace moltissimo la discesa tecnica, e mi butto: solo un po' di attenzione su alcuni sassi umidi, giusto per non cadere. Dopo la breve illusione, il sentiero torna difficile e si sale ancora, meno duramente, ma ho come l'impressione che la mia soglia - ma anche quella di quelli che vedo - corsa/camminata si sia impostata su una pendenza decisamente inferiore. Ora, riesco a fare di corsa solo tratti di pendenza modesta, ciononostante supero ancora un po' di runner. Che strano. Lo paghero' poi. Quando arriviamo alla cima di Croce dei Lebi, dove un alpino saluta e incita i trailrunner, siamo circa al km 30. A questo punto mi rendo conto di aver finito le energie, perche' nonostante parta una leggera discesa, non riesco a darmi un ritmo decente. Le gambe non reagiscono, sono lente. Comincio ad inciampare spesso, senza cadere, e a darmi calci nelle caviglie involontariamente.
Tre quinti della gara, inizio della parte psicologica: da qui in poi, comanda (e inganna) la testa. Se ce n'e'. Il primo pensiero e' che non ce la faccio! Lo ricaccio indietro, non se ne parla, bene o male in fondo si arriva. A complicare le cose, sono in un tratto in cui, se e' vero che e' difficile sbagliare, e' anche vero che non vedo piu' nessuno dell'organizzazione, ma non ho neanche altri runner a vista d'occhio, ne' dietro ne' davanti. Percorro un km con la paura di aver sbagliato (e dover fare strada in piu'... in salita!!!), e un km a quel ritmo dura 7-8 minuti, finche' vedo un ragazzo con la maglia dell'organizzazione e tiro un sospiro di sollievo.
Al ristoro del 34esimo km decido che riposo un po'. Mi siedo, bevo, mangio un'altra barretta. Mi costera' circa 20 posizioni, ma la sosta e' necessaria: saranno stati 5 minuti, ma mi rialzo con qualche energia in piu'. Si procede in una discesa che sembra farsi sempre piu' ripida, ma ho il freno a mano tirato. I piedi sono troppo lenti, inciampano, danno calci a sassi e non si spostano all'ultimo momento per trovare l'appoggio migliore come fanno di solito. La parte che in altre condizioni mi avrebbe divertito, ora e' uno sforzo sovrumano, come sovrumani sono gli ultra-trail. Questo pensiero mi ritorna piu' e piu' volte durante questa discesa: sono 4 ore e poi 5 ore e poi 6 ore che sono partito, ed il limite del concepibile e' superato. Dovessi ascoltare il corpo, mi fermerei. Aspettando che qualcuno passi a prendermi. Ma c'e' l'orgoglio, la voglia di finire e poter dire di averlo portato a termine... si' ma per questo basterebbe anche camminare, invece no, lo voglio correre dove posso. Voglio limare ogni secondo dove posso. E allora quando il percorso torna ad essere meno in discesa e a presentare qualche piccola salita, continuo ad alternare camminata rapida e corsa, camminata rapida e corsa. E mi accorgo di una strana inerzia, per la quale se cammino faccio fatica psicologica a cominciare a correre, e se corro faccio fatica fisica a tornare a camminare. Come se, una volta avviato, il mio corpo fosse diventato cosi' sensibile da accorgersi che quando la pendenza e' buona, la corsa e' effettivamente un modo piu' efficiente di muoversi. Torna la discesa ripida, ci sono dei tornanti nel bosco: la reattivita' delle gambe e' tale che ad ogni tornante devo fermarmi, girare, e ripartire, come un robottino. Oramai non penso piu' a nulla che non sia mettere un passo davanti all'altro, e facendo molta attenzione che si trovi nella posizione giusta.
Improvvisamente, un uomo dell'organizzazione sul percorso dice ad un altro atleta che mancano solo 5km... solo?? Non mi torna! Sara' vero? Combattuto tra speranza e timore di essere illuso, stringo i denti per quelli che mancano, siano 5 o 7. E poi ricordo che il mio GPS non e' partito subito, ecco perche'! Rinfrancato nello spirito, anche se con il corpo svuotato, continuo a correre dove possibile, oramai basta una minima pendenza positiva per farmi camminare. Il sentiero si fa strada asfaltata, appaiono case, sento il telefonino nello zainetto che riceve messaggi, sto entrando in paese a Seren del Grappa!
Faccio l'ultimo km forzando un pochino, anche se non ce n'e' proprio piu', entro nel paese, comincio a vedere gente che incita anche se non mi conoscono.
Vedo l'arco del traguardo.
Vedo 7 ore e 17 minuti.
Vedo che sono 50km.
Vedo che ce l'ho fatta.
Che ce l'ho fatta.
L'ho fatta.
Da veri invasati, quando nel regolamento vediamo "regole per la semi-autosufficienza", ci parte l'embolo del maschio che rischia e decidiamo di iscriverci.
Antefatto ancora precedente: verso la fine dell'anno scorso avevo cominciato a perdere un poco di interesse nelle mezze e volevo cominciare a provare un po' di trail, quindi mi sono fatto regalare lo zainetto, ho cominciato a fare un po' di percorsi in salita, ecc ecc. Cambio di filosofia: non piu' gare tirate allo spasimo ma un ritmo piu' blando e percorsi da osservare.
Dal Piave al Grappa, 50km con 2500m di dislivello positivo. Decisamente oltre qualsiasi cosa avessimo mai provato.
Torniamo al presente: e' il venerdi prima della gara. Il mio running-mate sfortunatamente non puo' partecipare per imprevisti last-minute, quindi la logistica subisce una variazione improvvisa. Siccome sono a 1h30 di auto da casa, i pettorali li consegnano dal giorno prima ed ho gia' prenotato il pasta party (sia mai che non prendo qualcosa che mi spetta), e principalmente la gara parte alle 6:30 di mattino, non mi resta che cercare da dormire al volo. Scopro che l'organizzazione mette a disposizione il teatro della canonica per chi ha un sacco a pelo, fantastico. Porto la sacca la', poi torno al pasta party e conosco un po' di trail runner.
Voglio essere educato. Diro' semplicemente che il trail running probabilmente alla lunga causa danni cerebrali. Mi sento un pesce fuor d'acqua: qui tutti hanno all'attivo una serie fuori di testa di trail, ultratrail, 6 ore, 12 ore o anche delle 24 ore di corsa. Io, pivello, primo ultra trail, preoccupatissimo della distanza. Distanza?? Qui nessuno ne parla, al massimo e' il caldo che li preoccupa. Mi rendo anche conto che molti avranno probabilmente un ritmo molto tranquillo, visto che fanno i conti col tempo massimo per concludere la gara. Baaah. Sono un po' scoraggiato, gia' la preparazione non l'ho fatta molto bene (sono arrivato al max a 36km con 1500m di dislivello, da li' in poi sara' nebbia), e poi con tutti sti matt... ehm, esperti, boh, non so se mi trovo in questo ambiente! Poi, la coca cola: nell'ambiente mezze e maratone, la birra va per la maggiore, una sola la sera prima e casomai dopo, a secchi. Tra i trailrunner, sono tutti cocacolisti. Boh.
La notte, in bianco. Rumori, fondo duro, caldo, e un russatore. Sufficiente per non dormire nulla. Ho letto che se si e' riposato bene la settimana, l'ultima notte non conta... speriamo, che si prospetta una giornata duretta. Mi alzo poco prima delle 5, comincio a tirare fuori le cose e riordinare un po'. Faccio colazione a succo di frutta, tanto, e fette di pane e cioccolata, tante. Attacco il numero, preparo lo zainetto, sono un poco lento, hanno finito gia' tutti e stanno andando a consegnare le sacche. Veloce veloce. C'e' tutto, anche di piu': 4 barrette, acqua, cambio, telefono, antipioggia, la frontale hanno detto che non serve.
Viaviavia.
Sacca consegnata, ok, un po' di calma.
Non faccio il riscaldamento, parto piano.
Mi metto in fondo, parto per ultimo, chissene.
Vedo un po' di quelli conosciuti la sera prima, in bocca al lupo!
Sono chiaramente emozionato. Cazzo. E chi l'avrebbe detto?
Oook mancano pochi secondi... e... noo non ho fatto partire il gps ecco ci mettera' due km a prendere.
Via!
Metto in fila all'altro i primi passi di 50km, il primissimo pezzo e' in paese e poi si inoltra nel bosco. Rapidamente si fa ripido, vabbe' sara' uno strappetto. Proseguo corricchiando, la pendenza e' impegnativa e molti degli oltre 300 rallentano fino a camminare. Scopriro' poi che al primo intermedio (circa 10km) passero' come 40esimo circa, il che mi sorprende. Positivamente, intendo. Comunque, strappetto un cavolo, qui continua a salire senza interruzioni con pendenza (letta a posteriori) fino al 40%. Infatti in 10km arriviamo sul Monte Tomba, facendo circa 800m di dislivello quasi tutti d'un botto, e mi unisco anche io a quelli che le salitacce le camminano. Prendo il tempo di fare un foto: il panorama e' spettacolare, si vede la valle del Piave mentre sorge il sole. I miei neuroni ancora apprezzano il paesaggio.
Al primo ristoro riempio la camel bag di acqua e sali, cosa che ripetero' per altre 4 volte. Estraggo una barretta e la mangio mentre riparto in leggera salita. Controllo dopo un po' e... no! Ho perso 2 barrette: dev'essere stato quando ho riempito la camel. Merda. Speriamo che nei prossimi ristori non ci sia solo acqua.
Via di nuovo, si sale fino a una specie di capitello e poi il percorso si fa meno pendente, un po' di respiro e la possibilita' di correre. Riprendo fiato e forze, il sentiero e' accidentato ma si lascia correre, a destra la montagna a sinistra un dirupo, tutto cosi' per almeno 4-5 km. Ad un certo punto mi giro, e vedo il fianco della montagna leggermente segnato da quello che e' il sentiero appena percorso fino a predersi quasi nella foschia, e mi sembra incredibile aver fatto tanta strada. Riparto, gia' gli altri runner sono molto sparsi e devo cominciare a stare attento alle indicazioni, non vorrei perdermi.
La salita torna subito e con un percorso in cresta - spettacolare - ci inerpichiamo per raggiungere Cima Grappa, a oltre 1700m. La salita e' di nuovo impossibile, per me, da correre. Spingo sulle ginocchia, e l'aria fresca (non c'e' sole oggi!) mi fa accorgere di quanto stia sudando. Energie ce ne sono ancora, ma al ristoro dopo la cima fortunatamente hanno le barrette, ne mangio una e preservo la mia rimasta per dopo.
Il sentiero continua in cresta, per la maggior parte esposta, ma il sole e' coperto. Bene. Anche perche' mi par di tentennare gia' cosi'... sono solo 20km e sono gia' passate ben 3 ore. Un poco di discesa mi risolleva l'umore, riesco a fare dei tratti tra 4 e 4:30 al km, zompettando tra i sassi. Mi piace moltissimo la discesa tecnica, e mi butto: solo un po' di attenzione su alcuni sassi umidi, giusto per non cadere. Dopo la breve illusione, il sentiero torna difficile e si sale ancora, meno duramente, ma ho come l'impressione che la mia soglia - ma anche quella di quelli che vedo - corsa/camminata si sia impostata su una pendenza decisamente inferiore. Ora, riesco a fare di corsa solo tratti di pendenza modesta, ciononostante supero ancora un po' di runner. Che strano. Lo paghero' poi. Quando arriviamo alla cima di Croce dei Lebi, dove un alpino saluta e incita i trailrunner, siamo circa al km 30. A questo punto mi rendo conto di aver finito le energie, perche' nonostante parta una leggera discesa, non riesco a darmi un ritmo decente. Le gambe non reagiscono, sono lente. Comincio ad inciampare spesso, senza cadere, e a darmi calci nelle caviglie involontariamente.
Tre quinti della gara, inizio della parte psicologica: da qui in poi, comanda (e inganna) la testa. Se ce n'e'. Il primo pensiero e' che non ce la faccio! Lo ricaccio indietro, non se ne parla, bene o male in fondo si arriva. A complicare le cose, sono in un tratto in cui, se e' vero che e' difficile sbagliare, e' anche vero che non vedo piu' nessuno dell'organizzazione, ma non ho neanche altri runner a vista d'occhio, ne' dietro ne' davanti. Percorro un km con la paura di aver sbagliato (e dover fare strada in piu'... in salita!!!), e un km a quel ritmo dura 7-8 minuti, finche' vedo un ragazzo con la maglia dell'organizzazione e tiro un sospiro di sollievo.
Al ristoro del 34esimo km decido che riposo un po'. Mi siedo, bevo, mangio un'altra barretta. Mi costera' circa 20 posizioni, ma la sosta e' necessaria: saranno stati 5 minuti, ma mi rialzo con qualche energia in piu'. Si procede in una discesa che sembra farsi sempre piu' ripida, ma ho il freno a mano tirato. I piedi sono troppo lenti, inciampano, danno calci a sassi e non si spostano all'ultimo momento per trovare l'appoggio migliore come fanno di solito. La parte che in altre condizioni mi avrebbe divertito, ora e' uno sforzo sovrumano, come sovrumani sono gli ultra-trail. Questo pensiero mi ritorna piu' e piu' volte durante questa discesa: sono 4 ore e poi 5 ore e poi 6 ore che sono partito, ed il limite del concepibile e' superato. Dovessi ascoltare il corpo, mi fermerei. Aspettando che qualcuno passi a prendermi. Ma c'e' l'orgoglio, la voglia di finire e poter dire di averlo portato a termine... si' ma per questo basterebbe anche camminare, invece no, lo voglio correre dove posso. Voglio limare ogni secondo dove posso. E allora quando il percorso torna ad essere meno in discesa e a presentare qualche piccola salita, continuo ad alternare camminata rapida e corsa, camminata rapida e corsa. E mi accorgo di una strana inerzia, per la quale se cammino faccio fatica psicologica a cominciare a correre, e se corro faccio fatica fisica a tornare a camminare. Come se, una volta avviato, il mio corpo fosse diventato cosi' sensibile da accorgersi che quando la pendenza e' buona, la corsa e' effettivamente un modo piu' efficiente di muoversi. Torna la discesa ripida, ci sono dei tornanti nel bosco: la reattivita' delle gambe e' tale che ad ogni tornante devo fermarmi, girare, e ripartire, come un robottino. Oramai non penso piu' a nulla che non sia mettere un passo davanti all'altro, e facendo molta attenzione che si trovi nella posizione giusta.
Improvvisamente, un uomo dell'organizzazione sul percorso dice ad un altro atleta che mancano solo 5km... solo?? Non mi torna! Sara' vero? Combattuto tra speranza e timore di essere illuso, stringo i denti per quelli che mancano, siano 5 o 7. E poi ricordo che il mio GPS non e' partito subito, ecco perche'! Rinfrancato nello spirito, anche se con il corpo svuotato, continuo a correre dove possibile, oramai basta una minima pendenza positiva per farmi camminare. Il sentiero si fa strada asfaltata, appaiono case, sento il telefonino nello zainetto che riceve messaggi, sto entrando in paese a Seren del Grappa!
Faccio l'ultimo km forzando un pochino, anche se non ce n'e' proprio piu', entro nel paese, comincio a vedere gente che incita anche se non mi conoscono.
Vedo l'arco del traguardo.
Vedo 7 ore e 17 minuti.
Vedo che sono 50km.
Vedo che ce l'ho fatta.
Che ce l'ho fatta.
L'ho fatta.
domenica 22 marzo 2015
Maratona di Roma 2015
Siamo io e Antonio, era pianificata da lungo tempo... la maratona nella Capitale, un evento!
Ma ma ma!
Alcune coincidenze sfortunate fanno si che il mio amico non sia al massimo della forma e con qualche allenamento in meno al previsto alla partenza, quindi provo a correre da solo (cioè, c’è anche lui ma ha deciso di tenere un ritmo tranquillo) per vedere se valgo ancora lo stesso tempo dell'autunno scorso.
Qualcosa mi dice che no...
Ma proviamo.
La partenza è una figata perché' il mio modesto tempo mi permette comunque di partire nella seconda griglia, e quindi sono praticamente a soli 10 metri dalla partenza con una decina di migliaia di runner scalpitanti dietro. Pam! Cerco di assestare subito il ritmo ma come al solito all'inizio risulta difficile e altaleno un sacco. Ad un certo punto, attacco bottone col vicino il quale mi dice di puntare alle 3h10 ma che non ha l'orologio, quindi penso "ecco trovato un compagno di gara!". Tengo io un occhio sul ritmo ma la scelta di correre con lui si rivela un'arma a doppio taglio: è chiaramente preparato per un tempo migliore, tende continuamente a scendere verso 4:25min/km e i miei ripetuti "stiamo andando troppo veloci" non fanno che farci andare ad elastico, pessima cosa.
La prima parte del percorso gira verso Testaccio, poi in posti dove non sono mai stato, poi lungo il Tevere e a risalire verso la parte nord.
I km scorrono rapidi e al 30esimo ho quella netta sensazione, che non so bene da dove parta, se piu' dal cervello o dalle gambe, che così non riesco a continuare! Quei pochi secondi in meno al km hanno rosicchiato energie utili, e prima che faccia "bum" congedo l'altro che in effetti benzina ne aveva, visto che lo vedo rapidamente scomparire avanti.
Comincia a farsi dura... il ritmo peggiora e in alcuni punti vado a 4:40, 4:45... cerco di non perdere troppo ma so che forzare ora sarebbe sbagliato. Verso il 37esimo, arriva puntuale la crisi. Se con la mezza il km maledetto per me è il 16esimo, nella maratona è il 37esimo. Al punto che ho spesso pensato di fare un lunghissimo da 45km e bom. Così evito - forse - sto scalino. Porcamiseria che fatica! Entra in funzione il limitatore di velocità: 5:10min/km, sempre li vado a finire. Tutta la parte monumentale, da piazza del popolo a S. Pietro, la faccio in questo stato semi-incosciente che però mi da la possibilità di salutare qualche santo. Leggera pendenza verso la fine, il ritmo buca i 7min/km, oramai sono alla frutta ma l'arrivo è là, sento il brusio della gente che diventa chiacchiericcio che diventa rombo e infine si sbuca su via dei Fori Imperiali.
L'arco dell'arrivo zeppo di sponsor è lì. Mancano 30 metri... 20... 15... nooooo! Il polpaccio destro mi viene attraversato da una scossa e disobbedendo agli ordini, si contrae con forza. Il crampo mi costringe a rallentare fino a fermarmi, ma non passa. Basta una piccola spinta e la sensazione passa subito dal fastidio al dolore. Mancano 10 metri, e non riesco a muovermi! Mi piego, prendo la punta del piede e tiro forte, finche' il muscolo smette di disobbedire. Tengo ancora qualche secondo, e riparto piano... e finalmente l'arco di arrivo mi lascia passare!
Guardo il tempo. Bah! Speravo meglio. Ma va bene così: adesso, inizia la festa.
domenica 15 febbraio 2015
Giulietta e Romeo Half Marathon 2015
Sono due anni che cerco di partecipare a questa mezza, in particolare per l'arrivo in piazza Bra con passaggio all'Arena di Verona.
Quest'anno ce la faccio: iscrizione con il mio collega-capo David, é la prima mezza del 2015. Purtroppo a causa di un fastidio all'alluce ho circa 10 giorni di stop, due settimane prima della mezza, e quindi in partenza abbandono l'idea di fare un tempone.
Ma... ma...
In autostrada, mentre raggiungiamo Verona, parliamo di come distribuire la gara e gia' escono dei ritmi che non so se posso riuscire a tenere! Si vedrà, andiamo a sensazione. Per fortuna sembra che la prevista pioggia stia tardando ad arrivare, e quando parcheggiamo non piove ancora.
Solito tram tram, andiamo a prendere il pettorale, ci cambiamo e prepariamo la sacca indumenti da portare ai camion che ce la faranno avere all'arrivo. La macchina organizzativa lavora a tutto spiano e la presenza di circa 8000 atleti si fa progressivamente notare, visto che dobbiamo fare fila un po' dappertutto, ma c'é tempo. C'é tempo. A forza di dire c'é tempo, ci accorgiamo che alla fine il tempo stringe!! Infatti, siccome il sacco indumenti é piccolino, decidiamo di lasciare le cose più ingombranti in macchina... ma questo comporta fare avanti e indietro dal parcheggio... quando poi mancano solo 20 minuti alla partenza ci cominciamo a scaldare! Un po' tardino!! Come punizione del dio della corsa, che già ci ha graziato con l'assenza di pioggia, chiaramente, arriviamo alla nostra "gabbia" di partenza che é già piena e ci posizioniamo in fondo in fondo. Sarà un casino.
Sparo di partenza! Ci vogliono circa due minuti di corsa quasi-sul-posto per attraversare l'arco di partenza ed é un macello allucinante, gente dappertutto! Zompettiamo come i fringuelli per cercare di superare numerosi "tappi" formati da compagnie di runner che si dispongono r-i-g-o-r-o-s-a-m-e-n-t-e fianco a fianco fungendo da barriera umana. Tra uno "scusa" e un "pardon" passa il primo km, lento, ed il secondo km, già più deciso. Perdo quasi subito il contatto con David, che ha un ritmo troppo alto per me. I km si susseguono veloci, un percorso vario, con una inaspettata altimetria fatta di continui saliscendi e tratti battuti da un vento piuttosto insistente. Mantenere lo sforzo costante non é facile, ma quello che mi incoraggia é vedere che al 15-esimo km uno dei miei pensieri é "Già?". Ottimo per la psicologia della maratona di marzo! Intanto non capisco molto bene come io stia andando: il cronometro per qualche motivo non mi é partito se non all'incirca al secondo km, le continue variazioni di ritmo non mi permettono di intuire a quale media stia complessivamente girando e non ho nessun riferimento, continuo a superare gente e non trovo un gruppetto che mi faccia da fianco.
Superato il 15-esimo km la strategia prevede un incremento di ritmo. Eeeeh!! Non che mi riesca effettivamente, ma provo a spingere un poco, e qualche misero secondo scende. Ho la sensazione di non essere andato male e quindi mi convinco che se accelero, posso fare un buon tempo. A 18-19 km provo ancora ad accelerare. A posteriori, il GPS mi dirà crudelmente che al massimo sono riuscito a non calare! Sempre seguendo la sensazione di aver bisogno di secondi, sul finale accelero ancora, questa volta effettivamente con chiaro vantaggio, finendo con l'ultimo km a circa 3'50" al km. Che per me é uno sprint.
All'arrivo, un approssimativo calcolo con il km mancante all'inizio mi suggerisce che la sensazione era giusta: potrei essere li li... e infatti successivamente scoprirò che ho limato il mio personale della stratosferica quantità di 5 c-i-n-q-u-e secondi, eh, son soddisfazioni!
E l'arena? Ops, quasi neanche vista!
Neanche il tempo di fare la doccia, e arriva la pioggia. Grazie dio della corsa!
Quest'anno ce la faccio: iscrizione con il mio collega-capo David, é la prima mezza del 2015. Purtroppo a causa di un fastidio all'alluce ho circa 10 giorni di stop, due settimane prima della mezza, e quindi in partenza abbandono l'idea di fare un tempone.
Ma... ma...
In autostrada, mentre raggiungiamo Verona, parliamo di come distribuire la gara e gia' escono dei ritmi che non so se posso riuscire a tenere! Si vedrà, andiamo a sensazione. Per fortuna sembra che la prevista pioggia stia tardando ad arrivare, e quando parcheggiamo non piove ancora.
Solito tram tram, andiamo a prendere il pettorale, ci cambiamo e prepariamo la sacca indumenti da portare ai camion che ce la faranno avere all'arrivo. La macchina organizzativa lavora a tutto spiano e la presenza di circa 8000 atleti si fa progressivamente notare, visto che dobbiamo fare fila un po' dappertutto, ma c'é tempo. C'é tempo. A forza di dire c'é tempo, ci accorgiamo che alla fine il tempo stringe!! Infatti, siccome il sacco indumenti é piccolino, decidiamo di lasciare le cose più ingombranti in macchina... ma questo comporta fare avanti e indietro dal parcheggio... quando poi mancano solo 20 minuti alla partenza ci cominciamo a scaldare! Un po' tardino!! Come punizione del dio della corsa, che già ci ha graziato con l'assenza di pioggia, chiaramente, arriviamo alla nostra "gabbia" di partenza che é già piena e ci posizioniamo in fondo in fondo. Sarà un casino.
Sparo di partenza! Ci vogliono circa due minuti di corsa quasi-sul-posto per attraversare l'arco di partenza ed é un macello allucinante, gente dappertutto! Zompettiamo come i fringuelli per cercare di superare numerosi "tappi" formati da compagnie di runner che si dispongono r-i-g-o-r-o-s-a-m-e-n-t-e fianco a fianco fungendo da barriera umana. Tra uno "scusa" e un "pardon" passa il primo km, lento, ed il secondo km, già più deciso. Perdo quasi subito il contatto con David, che ha un ritmo troppo alto per me. I km si susseguono veloci, un percorso vario, con una inaspettata altimetria fatta di continui saliscendi e tratti battuti da un vento piuttosto insistente. Mantenere lo sforzo costante non é facile, ma quello che mi incoraggia é vedere che al 15-esimo km uno dei miei pensieri é "Già?". Ottimo per la psicologia della maratona di marzo! Intanto non capisco molto bene come io stia andando: il cronometro per qualche motivo non mi é partito se non all'incirca al secondo km, le continue variazioni di ritmo non mi permettono di intuire a quale media stia complessivamente girando e non ho nessun riferimento, continuo a superare gente e non trovo un gruppetto che mi faccia da fianco.
Superato il 15-esimo km la strategia prevede un incremento di ritmo. Eeeeh!! Non che mi riesca effettivamente, ma provo a spingere un poco, e qualche misero secondo scende. Ho la sensazione di non essere andato male e quindi mi convinco che se accelero, posso fare un buon tempo. A 18-19 km provo ancora ad accelerare. A posteriori, il GPS mi dirà crudelmente che al massimo sono riuscito a non calare! Sempre seguendo la sensazione di aver bisogno di secondi, sul finale accelero ancora, questa volta effettivamente con chiaro vantaggio, finendo con l'ultimo km a circa 3'50" al km. Che per me é uno sprint.
All'arrivo, un approssimativo calcolo con il km mancante all'inizio mi suggerisce che la sensazione era giusta: potrei essere li li... e infatti successivamente scoprirò che ho limato il mio personale della stratosferica quantità di 5 c-i-n-q-u-e secondi, eh, son soddisfazioni!
E l'arena? Ops, quasi neanche vista!
Neanche il tempo di fare la doccia, e arriva la pioggia. Grazie dio della corsa!
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