La gara sociale.
Presuppone la presenza di una società.
Quella in questione è GenteFuoriStrada, ormai lo sapete, l’ho detto e ridetto. Ma!
Credo che piuttosto che “società”, sarebbe più corretto definirla una squadra, un team. Quando mi sono iscritto, facendo quello un po’ materialista, ho chiesto al buon Michele quali vantaggi avrei avuto. E lui – scherzando? ok, mi ricredo – mi ha detto “farai parte di una élite!”… A distanza di qualche mese, non posso che dargli ragione. Non sono stati gli sconti nei negozi, o la maglietta, ma le persone, a restituire moltiplicato il costo dell’iscrizione. Non “élite” con senso di superiorità, ma come gruppo selezionato in base ad una specifica passione che puoi condividere. Nuove conoscenze e nuovi amici, che poi vanno oltre la corsa e porca miseria, ne vale la pena.
La gara sociale.
Rovereto Night Trail, 12k 400D+.
Da settimane prima il gruppo già è in fibrillazione. Si avvicendano le prove, in gruppo, gruppone, gruppino o da soli. Il sentiero si affossa sotto i passaggi, la chat whatsapp è bollente, gli dei del Monteghello scalpitano. Iscrizioni in massa, ripetute in salita, devo comprare la frontale: quella che ho serve solo per consumare pile. Smarono infinitamente il mio collega finché si iscrive. Da una settimana prima check giornaliero del meteo, che sembra peggiorare di giorno in giorno, quel maledetto. Smarono tutti finché mi dicono in bocca al lupo. Tre giorni prima un po’ di fartlek e poi riposo, che non fa mai male.
La gara sociale.
Maglietta GFS, frontale accesa.
Più di 300 runner si assiepano in piazza S. Marco, altrettante lucette, ed è tutto un battere pacche sulle spalle e salutare e dire “sei pronto?”. Qui sì, ci si conosce veramente quasi tutti, ecchè, vuoi mancare proprio a questa? Dal più forte al più tranquillone. Che poi è una gara non competitiva :) … oooookey, lo sappiamo tutti che non c’è competizione più intensa di quella tra compagni di squadra, che si sono spesso allenati – ed osservati – assieme, tenendo d’occhio il ritmo in salita, la tecnica in discesa, e si azzardano pronostici e tattiche. La migliore resta sempre quella di partire a bomba, e poi, a metà, accelerare! E la salita, affrontarla sempre come se fosse l’ultima. Che poi, la gara non sarà competitiva, ma io si: con me stesso, in primis, e poi con quello che ho davanti, chiunque sia. Mi piace così.
La gara sociale.
Il giro del Monteghello.
Il via viene dato sotto le prime gocce della tanto temuta quanto puntuale pioggia. Breve tratto sul porfido umido, quanto basta per qualche scivolone, e la tattica del partire a bomba sembra essere adottata universalmente. L’illusione dei 4’ al km sfuma per tutti non appena raggiunto il castello di Rovereto: breve scalinata e poi la salita dell’acquedotto, che raffredda i bollenti spiriti con la sua pendenza finale del 25%. Sto bene, la fase è ancora quella confusionaria dove superi e ti superano, e ancora non capisci se stai esagerando o frenando. Ma raggiunto Campolongo al km 2,5 la salita ha già sparpagliato il gruppo e mi trovo a fare tira e molla con altri due-tre runner: siamo “a regime”. Dopo un poco finisce finalmente l’asfalto ed inizia il sentiero, e come al solito soffro in salita e tiro il fiato in piano: per la discesa devo aspettare il Monteghello. Che arriva, alle tante: passo di lì in un gruppetto, mi pare isolato, di cinque o sei. Iniziata la discesa mi ricordo che piove perdindirindina, e comincio prudente. Tempo tre secondi… parte l’adrenalina e sgancio i freni. Le scarpe tengono, ma anche il gruppetto! Rimaniamo compatti ma quando si presenta la seconda breve salita per arrivare al Bosco della Città, per alcuni la stanchezza si fa sentire e restiamo in tre. Là davanti si stanno scannando, penso, perché non si vede nulla all’orizzonte!! Provo ad alzare il ritmo in discesa sfiorando i 2’50 al km che mi sembra di volare, ma siamo ancora in tre, tanto vale tenersi per il piano finale, rallento e mi metto in mezzo. Lasciamo la forestale per un sentiero, improvviso cambio di pendenza e terreno, e scalcio un grosso sasso con l’alluce sinistro. Sbam! “Ouch!” “Tutto bene?” “Si, grazie!” anche se vado di prudenza per alcuni secondi come aspettando il secondo dolore, quello definitivo. Che non arriva, bene! Discesina lastricata, l’ultima, e poi parte l’ultimo km su corso Bettini, tutto orizzontale, da sparare a palla. Quello davanti a me ne ha, e lo vedo allontanarsi. Ma non sento più passi dietro, quindi cerco di tenere il ritmo alto e non guardo neanche il Garmin ma ascolto le gambe. Quasi in apnea! Su leggermente, ultimo sforzo e poi bit! Circa 50:50, aveva ragione il Franz.
La gara sociale.
Il terzo tempo.
Non c’è due senza tre. Non so cosa sia il secondo, ma il terzo tempo… parte integrante della gara! Grazie al favoloso supporto logistico di Walter possiamo cambiarci in breve tempo e passare in modalità festa. La pioggia non ci impedisce di farci il nostro giro col buono pasto e birra. Resistiamo un po’, ma poi optiamo per un posto caldo. Un posto caldo dove, seduti in buona compagnia, possiamo parlare di salite, discese, sassi, runner forti e runner meno veloci ma forti lo stesso. Possiamo complimentarci e fare gli sbanfoni, aggiungere una sedia ogni 5 minuti ed ordinarne “un altro per lui/lei!”. Ci possiamo prendere in giro per quando ci siamo superati, e fantasticare di piani futuri e prossime gare, in compagnia dell’ultima birra, che non finisce mai.
Perché le gare, sotto sotto, sono tutte sociali.

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