Quando si dice che una cosa e' una metafora della vita. Lo sostengo spesso della corsa, e piu' ci penso meno riesco a distinguere se l'una e' l'altra o l'altra e' l'una. Chiaro no?
Fatto sta, che decido che la Vigolana e' una di quelle gare dove voglio "fare bene", nelle mie possibilita' ovviamente. Che significa pianificare un poco gli allenamenti, le distanze, i riposi. Come quando nella vita hai un progetto a cui tieni e prepari tutte le condizioni al contorno per farlo andare bene. Quindi ci ho provato nelle settimane prima, ad essere un po' metodico, e ad essere sinceri gia' da qualche giorno prima avevo il sospetto di aver sballato un paio di cose (ma so gia' che non sapro' mai quale sia stato il loro reale effetto).
E per concludere bene la preparazione fino a poco prima della gara, mi concedo di arrivare in anticipo la mattina stessa: chi mi conosce sa bene che e' piu' facile combinare quella cosa della cruna dell'ago e del cammello, piuttosto che sperare in un mio anticipo. Quindi, infilato il cammello, ritiro il pettorale, mi preparo, con calma mi porto in zona spunta, poi in zona partenza, due chiacchiere e un selfie gentefuoristrada con Valentino e Matteo. Sole si, sole no. L'organizzazione e' impeccabile, anzi tanti complimenti! Nel mentre il cammello sta bene, eh.
Sono 35km 2000D+, e anche se e' il percorso "corto", per me e' decisamente lungo, diciamo che in quei dintorni si colloca il burrone dell'incognito. L'ultimo tracciato piu' lungo e' gia' stato cancellato dalla corta memoria delle mie gambette.
Con il pensiero in testa di non avere tutti i 35 nelle gambe, si parte. Primo pezzo pendenza facile, corribile, strada che si trasforma in forestale. Lo so che e' troppo bello, il dislivello non lo copriremo mai con questa pendenza: come nella vita di tutti i giorni, se le cose vanno troppo bene, abbassiamo la testa tra le spalle aspettando lo scapellotto. Infatti dopo circa 8km, arriva il salto di qualita', si sale per raggiungere il Becco di Filadonna con una pendenza media di circa il 25%, salendo di 800m in 3km.
Beh.
Che dura ragazzi.
Una fatica boia! Ben piu' di una volta affronto qualche metro a quattro zampe (si, quelle del cammello) in certi passaggi, e man mano che ci avviciniamo ai 2000m abbondanti del punto piu' alto, tira un'arietta gelida nel paesaggio particolare fatto di arbusti secchi piegati dalla neve ormai sciolta. Lunare. Post-atomico. E la nebbietta aiuta.
Sul punto piu' alto scambio una battuta coi volontari sul percorso... che ringrazio anche da qui!! Via. Discesa non troppo impegnativa per 1km, e poi arriva un po' di "riposo". Ed ecco, porcammiseria, non puoi distrarti un attimo che il destino cerca di fregarti. Saranno state le gambe stanche dalla salita, il calo di tensione nel trovare un po' di sentiero tranquillo in costa, quel sassetto traballante ma la conclusione e' che la caviglia sx fa "pieg", anzi "pieg un poc trop". Qualche insulto al solito cammello, ma poi realizzo che piu' o meno l'arto funziona ancora, con dolore costante ma neanche troppo fastidioso. Ovviamente, contro qualsiasi buon senso, decido che e' proprio il caso di correrci sopra per altri 20km. Il cammello e' oramai rassegnato.
Breve salitina a cima Cornetto, facile, e parte una discesa che presto incontra i boschi e prati. Qualche crampo come optional. Ogni singolo passo, adesso, e' massima concentrazione: preparo ogni passo destro per un appoggio ultrasicuro con il sinistro. Non vorrei azzoppare il cammello. Evoluzione della specie.
Certo mi accorgo che non posso tenere il solito ritmo epico da pazzo furioso in discesa, e non so se e' un bene o un male. In ogni caso l'impegno e' comunque estremo e infatti quando riparte la salita il cammello si impunta. Ma di brutto brutto. E voglio vedervi a spingere un cammello stanco su per la salita della Ceriola. Ma in cima si passa di botto da un +30% a un -30% (che sia per quello che li chiamano "becchi"??) e vedo la discesa ripidissima che si immerge nella nebbia. Un attimo di meraviglia seguito da quasi terrore: un passo mal posizionato ti puo' far scendere di 2-3 tornanti al colpo, qui, posto che ti fermi. Col cammello oramai in spalle (si, la famosa camelback!), i crampetti che oramai mordicchiano in polpacci da un po', e la caviglia che vorrebbe gonfiarsi ma non ne ha tempo, scendo con inusitata prudenza, strana quanto il mio anticipo di stamattina. Rifiuto la generosa offerta di infilare un altro cammello nella cruna per festeggiare la stranezza.
Mentre medito che e' la prima volta che non sono contento di percorrere una discesa, la strada si trasforma e il tratto semi-impossibile finisce. Per lunghi tratti non vedo nessuno, e chiedo spesso al cammello se abbiamo sbagliato strada, ma lui mi indica sempre una balisa in lontananza che mi tranquillizza. Inizia una discesa eterna, praticamente 10km: in altre condizioni avrei esultato, ma sono troppo provato, a causa delle tre C (cammello, caviglia, crampi). Ritmo sostenuto ma non troppo, e man mano che passano i km realizzo che effettivamente i 35 non li avevo tutti nelle gambe, visto che bastano minimi tratti di pseudo salita per farmi sentire le gambe di cemento. Daaaaai che manca poco. Arrivo anche a prendermi in giro: secondo me il GPS ha sballato, vedrai che adesso arriviamo, stai buono. Beh, mai stato cosi' preciso: arrivo che segna 34.9km.
Riesco a fare anche un bullo sorriso a pochi metri dal traguardo per il Liba che mi fotografa per le news live gentefuoristrada (siamo organizzati eh).
Perche' e' cosi', come la vita: ti impegni tanto e poi le cose ci provano ad andare storte. E cosa fare? Una reazione e' d'obbligo. E ogni tanto, non ce la fanno a rovinarti i piani, perche' in fondo ci ho provato e sono arrivato nelle mie 4 ore e 35 minuti che mi soddisfano, i crampi oramai non li sento piu' perche' si sono stufati prima loro, la caviglia e' bella gonfia ma ho gia' un piano per recuperarla prima delle ferie (sarebbe a dire, 3 giorni), e da oggi ho un cammello per amico.
Vado a saccheggiare il ristoro, ciao.

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