sabato 24 giugno 2017

Cortina Trail 2017: fatica al cubo

Questa volta vorrei parlare di una sensazione particolare. L’ho sentita molte volte, alla fine di un viaggio, o di una vacanza. Come la percezione di uscire da una piacevolissima dimensione ed essere sbattuti di nuovo nella realtà. E ti chiedi perché debba essere così diversa, la realtà.
Antefatto.
Da qualche mese, come direbbe un caro amico, “non sono più il ghepardo di una volta”… Se ne è uscito qualche fastidietto fisico legato alla corsa che insomma, ha rotto un po’. E poi, dopo la bella esperienza della Schio Ultra Jungle ho avuto un cambio importante sul lavoro che mi ha rosicchiato molto tempo libero. Infine infine, è arrivato il caldo, che io sopporto a fatica, a completamento di questa triade dell’abominio (cit). Risultato: un kilometraggio di allenamenti penoso, a ritmi lentissimi, e la consapevolezza di essere sempre più fuori forma. Vedi, effetti della triade dell’abominio.
E ora il fatto.
Metti cinque fedeli amici sportivi, una iscrizione di massa al Cortina Trail (48k 2600d+), un appartamento in Cadore per il weekend, una giornata di sole galattica. Shakerare bene il tutto, non può che uscire un ottimo cocktail!
Partenza da bulli il sabato pomeriggio con il RangeRover di Davide carichissimo, con arrivo a massima altezza per spaventare i vecchietti di paese, che ci salutano con riverenza. Per scendere dal RangeRover metto il paracadute. Recuperiamo i numeri, pacchi gara, e poi andiamo filati a casa a cenare con carboidrati di qualità, tanti, come raccomanda Caniggia. Diamo un’occhiata allo streaming live della partenza della LUT (Lavaredo Ultra Trail, sono 120km), alle 23:00, con un misto di “che invidia, che atmosfera” (Davide) e “ma io sul divano ora sto bene” (Julia) e “ma te pensi che, domani sera, mezzi di questi sono ancora in giro?” (Caniggia). Pre-prepariamo gli zaini, e poi a letto dopo aver puntato, con un po’ di ritrosia, Walter soprattutto, la sveglia alle 5.
Cinque, driin. Colazione, giro in bagno, mescola sali e acqua, caffè, giro in bagno, prepara le barrette, giro in bagno, mangia pane e marmellata, sbobba, raccogli tutto quello che serve. Di nuovo, saliamo sul RangeRover e bulli come sempre ci dirigiamo a Cortina, in zona partenza. Sgancia la borsa, selfie d’ordinanza, accendi il GPS. Circa 1600 iscritti, dicono.
Ecco: siamo pronti.
Il turbine di cose da fare svanisce.
Come polvere che si deposita dopo un tornado, restiamo, uno di fronte all’altro, io e il percorso. So di non essere pronto, ma lui non lo sa, forse lo riesco a ingannare. Accenno una battuta: “oggi il mio scopo è arrivare prima che si scarichi il GPS”.
Partenza dalle retrovie, va bene: oggi bisogna partire piano. Fa già molto caldo, sul primo pezzo piatto non scendo sotto i 5 al km, e poi in salita cammino. Mi superano in tanti, ma tengo a bada lo spirito agonistico: peccato perché in condizioni migliori, la prima salita sarebbe stata da correre tutta. Invece, faccio foto al paesaggio (fantastico). Dopo il primo scollinamento, principalmente in bosco, ricominciamo a salire gradualmente in una valletta circondata da montagne spettacolari, con le Tofane a sinistra. Parzialmente nell’ombra di questi giganti di pietra, passando da una parte all’altra del ruscelletto al quale la colonna di trailrunners ruba anche un poco d’acqua, continuiamo a salire fin a malga Travenanzes e non sento neanche troppa fatica. Ancora in su, fino alla forcella, masticando mezza barretta, e poi comincia la discesa: lascio 2 minuti di tempo alle gambe per sciogliersi con una corsetta modesta, e mi lancio giù. Al km 23 e qualcosa, incontro il primo ristoro: trovo un tifo incredibile, e dei tavoli fornitissimi con volontari gentili e sorridenti. Ed in più, il tempo è buono: sono a metà con circa 1500d+ già fatti, e il crono segna 3h07.
Capisco però che qualcosa comincia a non andare. Ho lo stomaco chiuso e riesco a buttar giù solo un quarto di banana. Ok, riparto. Incomincia la salita verso il rifugio Averau, ed ho subito la conferma che sono in palla. Le gambe non girano più ed il mio ritmo in salita diventa sempre più lento. Quando il sentiero si fa stretto, faccio coda, e devo spesso farmi da parte per far passare gli altri; se ho stimato bene, sono stato superato da più di 100 atleti su quei 3km di salita! Il sentiero è tutto esposto ed il sole picchia fortissimo: cerco di bere spesso ma per almeno tre volte mi devo fermare per alcuni minuti e sedere all’ombra di un albero isolato per evitare che mi giri la testa. Non sono l’unico: in una specie di staffetta disperata, supero trailrunners chiedendo se è tutto ok, e vengo superato da trailrunners che mi chiedono se è tutto ok.
Finalmente raggiungo il rifugio Averau, dove resto fermo almeno 5 minuti all’ombra per recuperare. Da lì parte una discesa per una strada sterrata sulla quale gradualmente riesco a prendere velocità senza stancarmi troppo, ma è solamente un’illusione della forza di gravità. Non appena il terreno si fa piatto o leggermente in salita, sono sostanzialmente fermo: riesco solo a camminare, lentamente, sbuffando, alzando gli occhi al cielo, e cerco di non pensare a quanto manca. Con la scusa di far passare gli altri, mi fermo mille volte per cercare di prendere fiato. Purtroppo gli incitamenti della gente al passo Giau rinfrancano solo lo spirito, mentre il fisico continua a dirmi di non voler mangiare nulla oltre al quarto di banana. Tenendo conto che si tratta di uno sforzo da più di 4000kcal, non mangiare è sostanzialmente una condanna della quale sono perfettamente consapevole! Termino con uno sforzo abominevole anche le ultime due salite, e cerco di affrontare la discesa. Con sorpresa, dopo un po’ di titubanza mi accorgo di riuscire a gestirla bene, almeno finché dura. Infatti al km 44 la strada spiana e io decreto la fine assoluta del carburante: non capisco se la corsa che riesco a tenere sia più lenta della camminata. E voglio capirlo perché deve finire prima possibile. Al km 44.8, il GPS lancia alcuni bip inconsulti, e si spegne, dando un’altra mazzata al mio spirito ormai sotto i tacchi. Qui la traccia monca. Arrivo in paese con un’andatura direi barcollante dove un vecchietto mi propone un bicchiere di rosso: nonnetto, tra un poco ne passa uno che ti darà soddisfazione, te lo assicuro. Ma io muoio! Sempre più lento, anche nella moderata discesa, arrivo finalmente ad un cartello che indica l’ultimo km. Raschio il fondo del barile e ci metto quel pizzico di orgoglio che serve sempre, un po’ come il sale, e ricomincio a correre – corricchiare – mentre mi addentro nel centro di Cortina. Gli spettatori ed il loro tifo sono eccezionali: mi incitano, leggono il pettorale e mi chiamano per nome, applaudono, di sicuro leggono la sofferenza sul mio viso, ma mi spronano. Quando vedo l’arrivo mi si inumidiscono gli occhi. Passo sotto l’arco, è finita. Finita. In setteoreediciannove, di cui quattroedodici annaspando. Poco dopo, arrivano anche quei due pazzi scatenati che vedete qui sotto nella foto assieme a me.

Infine, la conclusione.
Dopo anni (credo siano cinque…) sostanzialmente ininterrotti di corse, dalle mezze alle maratone, dalle campestri ai vertical e ai trail, credo che sia arrivato il momento di fare una piccola pausa. Almeno fino a che la sopracitata “triade dell’abominio” perduri, impedendomi di trovare il giusto tempo e le giuste energie da dedicare a questo sport che amo.
Come dentro a delle scatole cinesi, la sensazione di essere sbattuti in una realtà che vorresti fosse diversa, torna.
Torna perché fermarsi anche solo un po’, sembra come chiudere un capitolo. E tornare a casa da lavoro la sera senza mettersi le scarpe da running, oggi domani e dopodomani, suona strano.
Torna perché comunque sia, è stato un bellissimo weekend tra amici in mezzo a dei paesaggi fantastici. E vorresti non dover tornare mai a casa.
Torna perché correndo fai parte di un insieme di persone che condividono una passione, è un po’ una famiglia. E se smetti, anche solo per un po’, ti senti un po’ fuori – non per colpa loro, s’intende.
Non so, forse ne posso approfittare per capire come trasformarla nuovamente, questa realtà.

Si ringraziano gli attori principali in ordine sparso:
Caniggia, l’approvvigionatore di cibo
Julia, l’esperta long-runner principiante
Davide, l’alchimista chiacchierone
Walter, il potrella per eccellenza

Hanno partecipato come guest stars in ruoli d’eccezione:
Liba, tracciatore folle da divano, El Maule, col parafulmini da mignolo, Christian e Jessica, quello forte, fin troppo forte e consorte, Simone e Silvia, lo stoico che non si ritira mai e consorte, Davide, l’ospite sul divano, e tanti altri, GenteFuoriStrada e non.

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