domenica 22 ottobre 2017

Stivo On The Fogs 2017

La Oxeego Stivo On The Rock è la prima gara che ripeto due volte.
Credo che abbia a che fare con le sfide: con il fatto che sono fatto strano e che più una cosa si dimostra difficile, più mi attira.
Poi certo, la realtà me lo ripete tutte le volte, in maniera sempre diversa e creativa, che la corda si può tirare solo fino a un certo punto!
Non voglio dare la colpa al pilates…
Ma.
Credo che sia colpa del pilates.
Volevo fare pilates per migliorare la stabilità del busto e bla bla bla ecc ecc ecc. Oh, ho chiesto, trovato un posto, fatto una lezione di prova. Anzi due. Non sono scaramantico, no no. Ma quando dici di fare pilates e poi l’unico giorno di maltempo di un incredibile ottobre estivo coincide con il giorno della gara, beh. Dai la colpa al fatto di aver fatto arrabbiare gli dei, con la tua stoltezza.
“Come hai potuto sacrificare il tempo della corsa per il pilatesssss?! Che tu sia maledettooohh!!”
Sveglia alle 6: tiro su le tapparelle, metto fuori il naso, piove governo ladro. Lo zainetto, che ho preparato la sera prima, già lo prevede: spolverino, niente acqua tanto piove, guanti. Una barretta comprata ieri, un carbogel scaduto 4 mesi fa (e allora? fa schifo uguale). Colazione meno abbondante del solito, che la cena del giorno prima ancora stazionava nello stomaco.
Briefing poco prima delle 8: alla partenza Christian (ah, tra l’altro, organizzazione impeccabile! Chapeau!) ci mette davanti all’ennesimo dubbio della giornata (i primi riguardavano l’uso o meno delle mutande di lana)… a seconda del tempo che farà, quando i primi transiteranno al passo Bordala verrà deciso se tagliare la gara a 26km oppure se proseguire sui “geroni”.
Battaglia interiore.
La 26km è da boci. Eh però se piove e tira vento sullo Stivo son caxxi. Ma vuoi mettere fare i geroni? Ma vuoi mettere non fare i geroni! Io mi sono allenato per 36km. Non è vero una sega, la più lunga che hai fatto erano appunto 26km. Taci cosa ne sai tu. Lo sai che non ne tieni 36, meglio se tagliate per la corta. E allora parto come se fosse una 26km, e poi vediamo. Bravo mona. Taci ho detto.
Bam!
Soliti primi metri esagerati. La prima salita fa già selezione, al punto che alle trincee non si intasa nulla, almeno dove sono io. Su e giù, zigo zago, saltino e scaletta, tunnel e gradini, hop hop, insomma dopo alcuni km sono già sfinito e comincio a pensare che abbia ragione il mio altro io. Lo penso solo, perché in realtà sto tirando quasi come fossero solo 26. La mancanza di ossigeno al cervello si fa sentire con la immensa voglia di fare la dura salita del Biaena: e per qualche strano motivo, quando arriva la faccio anche volentieri. Molto umido, pioggia nebulizzata, che in realtà non ho mai sofferto. Sono ovviamente in maniche corte. Sul Biaena trovo a sorpresa Pipu che mi scatta foto di rito e poi giù.
Discesa rallentata dal bagnato, con radici scivolose, ma mi diverto uguale. Sicuramente meno brillantezza dell’anno scorso, decisamente meno allenato.
Verso Bordala abbiamo la news: si faranno i geroni! Te l’avevo detto, bravo mona: tira come se fossero 26, adesso sono 36, eh, come la mettiamo? La mettiamo che i geroni li facciamo con prudenza, ciccio.
Anche perché.
Chi conosce i geroni lo sa.
Il gerone si sgretola da sopra, e si ammucchia sotto. Il profilo segue un coseno iperbolico cosh(x), e se qualcuno ti dice “dai che spiana” non gli devi credere. Perché il gerone come minimo impenna come un puledro indomabile, e nell’esatto istante in cui sembra che ti stia disarcionando, finisce. Arrivo dopo un’oretta in cima, con lo spolverino (error, infatti ho caldo), accenno a riprendere a correre ma le gambe mi insultano con epiteti che non posso ripetere e quindi fino al ristoro ci arrivo trotterellando. Sento qualcuno che mi dice che sono intorno al 40esimo posto, beh benone.
Discesaaaa! Sempre un po’ di freno a mano tirato per il bagnato, ma i tornanti si susseguono veloci, sorpasso qualcuno, mi fermo pure a far plin plin senza che mi raggiunga nessuno. Sono già lì che mi dico vedi vedi che ce l’avevi la benza.
No. Nooooo.
Non appena la strada spiana, al km 23 circa per tornare in Bordala, sento una strana sensazione al muscolo pectineo. Che ho imparato di avere in quel momento, mio malgrado. Wikipedia l’ho consultata poi.
Impossibile spingere. Gamba destra fuori uso: stanchezza più pectineo rabbioso uguale rottame zoppicante. La maledizione del pilates. Riesco solo a sciogliermi in discesa, e faccio una decina di km in completa fisarmonica, mi superano in 10, forse di più, non lotto più, il tempo è oramai andato: devo finirla, con calma ma finirla. E mentre sull’ennesimo strappetto di salita predico sbuffando ma quando finirà mai sta salita, sento “ah ecco no som sol mi che no vago pu’ avanti”. Caniggia! Peccato che nonostante l’affermazione mi abbia raggiunto, superato, distaccato e asfaltato in pochi minuti. Vaiii tieni alto il nome dei potrellas!
Combatto col pectineo per gli ultimi km, convincendolo ad impegnarsi un cicinin di più, tanto poi potrà vendicarsi durante la settimana. La discesa dal santuario è così ripida che annulla in un attimo un dislivello ingannevole e fuorviante, e sono al gonfiabile dell’arrivo.
Tempo 5h49m, praticamente un’ora più dell’anno scorso.
Colpa del pilates. Quello che non ho fatto.
Colpa dell’allenamento. Quello che non ho fatto.
Abbiamo un conto in sospeso, Stivo.
La Oxeego Stivo On The Rock sarà la prima gara che ripeterò tre volte.

Credo che abbia a che fare con le sfide.

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