Quando si prepara una maratona come si deve, bisogna pianificare almeno un pochino quando come e dove si vogliono fare i lunghissimi. Pero', per quanto io ami la corsa, mi risulta piuttosto difficile riuscire a fare decentemente i lunghissimi da 30-35k da solo, ed allora solitamente mi accordo con il mio collega runner Leonardo.
Fare i lunghissimi in compagnia e' tutta un'altra cosa: ci si tira a vicenda, ad un certo punto A tira B e dopo qualche km, B tira A, il tempo passa leggero, si fanno due chiacchiere (il fiato dovrebbe essere sufficiente durante un lunghissimo!). Resta pero' un problema logistico: acqua, sali, rifornimenti in genere, devono essere pianificati, magari scegliendo un percorso con fontanelle, ecc.
E se invece qualcuno organizzasse una gara lunga alcune settimane prima della maratona che tu hai scelto? Perfetto! Ecco quindi che gli organizzatori della 30Trentina, collocandosi 4 settimane prima della maratona di Venezia hanno fatto bingo: infatti, nelle ultime due edizioni hanno totalizzato rispettivamente circa 200, 400 e in questa 800 iscritti... di questo passo dove arriveranno???
Per me (noi, io e amico runner) e' stata l'occasione per il lunghissimo da 35k.
Arriviamo stra-presto a Levico nella nebbia mattutina, prendiamo il pettorale e ci rifugiamo in un bar sperando che si apra un poco la visuale... intanto prendiamo due caffe' (a testa, ovviamente!!) aspettando che sia il momento giusto per prepararsi, osservando i vari runner che come noi stanno arrivando. Partiremo prima, ci diciamo: dobbiamo fare 5k in piu', quindi visto che la gara parte alle 10, alle 9:30 noi cominceremo dietro alla partenza, in direzione opposta.
Ok, e' quasi ora, usciamo e pare che il sole pallido cominci a fare breccia nella nebbia. Cerottini nei punti critici, numero su maglietta, GPS, prima allacciatura delle scarpe, fascetta per il sudore e consegna della sacca. Pronti. Seconda allacciatura scarpe, quella definitiva, mentre il GPS cerca i satelliti. Sono le 9:30 o poco piu', partiamo in direzione esattamente contraria, mentre molti altri si riscaldano, e ci richiudiamo piu' volte su un giretto di circa 1km dietro alla partenza. Pian piano il sole consuma la nebbia, la gente che si riscalda si ferma e si ammassa alla partenza, e restiamo solo noi e altri 3-4 a macinare i primi km anticipati. 5km! Arriviamo giusti alla partenza sul quinto, quando lo speaker annuncia che manca 1 minuto, ok perfetto, ci sta un pochino di stretching e il reset del Garmin per tracciare il percorso della 30Trentina (dopotutto e' una gara, e l'agonismo ce l'ho nel sangue!).
Si parte! Siamo proprio gli ultimi ad attraversare la linea, in fondo a tutto il gruppone che si appresta a percorrere 30km, o in alternativa la staffetta 15+15km. Come sempre ci vuole un po' per prendere il ritmo, il gruppo e' piuttosto compatto e lento ma in qualche modo ci assestiamo sul target di 4:40min/km, secondo piu' secondo meno. I km passano, siamo freschi, l'altimetria e' un po' variabile e quindi il ritmo non e' costante ma lo sforzo si. Si chiacchiera volentieri, l'aria e' frizzante, il paesaggio bellissimo, ma il sole si fa comunque sentire, saranno 18 gradi. Ci mettiamo quasi 10km a raggiungere la parte della corsa che tiene circa il nostro ritmo, anche se ogni tanto ho l'impressione di rallentare e quindi supero qualcuno. Leonardo ogni tanto mi avverte che la gara e' ancora lunga ma oggi sto veramente bene... quei "momenti di grazia" sportiva che vanno colti!! Infatti per alcuni km, in particolare il 15, 16 e il 17, la strada vola sotto i nostri piedi, complice il panorama del lago di Caldonazzo, e non ci pare quasi neanche di faticare. Dal quindicesimo km, pero', ai ristori scompaiono le bottigliette e ci sono solo i bicchieri: oltre alla difficolta' di bere in corsa dal bicchiere, ho la sensazione di non bere a sufficienza e infatti dopo il ristoro dei 21k il bicchiere riempito a meta' non mi basta. Poche decine di metri dopo la sete mi tormenta e devo fermarmi a bere ad una fontana... piccola critica agli organizzatori: piu' bottigliette!!
Comincia la salita: l'altimetria sulla carta mi spaventava un po', ma scopro che in realta' e' molto dolce e ci permette di mantenere il ritmo, a seconda dei tratti, tra i 5 e i 20 secondi al km in piu' della media target, perfetto. Nonostante cio' la fatica si accumula, il sole si fa caldo - giornata spendida, adesso avremmo superato i 20 gradi - e sono proprio gli ultimi 200m della salita, attorno al km 25 (che era il trentesimo per noi), quelli piu' duri. La consapevolezza del fatto che poi sarebbe partita una leggera discesa di quasi 5km mi fa fare un ultimo sforzo per non calare troppo il ritmo, e poi, gambe a ruota libera. Leonardo, un po' meno sicuro sulla discesa, mi dice di andare. Sfioro i 4min/km in discesa e nonostante cio' ho la sensazione di riposare, anche se so che i muscoli stanno tenendo pedantemente conto di ogni metro.
Continuo sulla riva del lago di Levico, che spiana, cercando di mantenere un buon ritmo. Oramai il mio contachilometri interno ha superato abbondantemente i 30, territorio inesplorato per gli allenamenti di quest'anno. Infatti, arriva la crisi - penso psicologica - al km 28 della gara: nulla puo' la vista del lago, non riesce a distrarmi dalla stanchezza. Il ritmo peggiora fino ad un 5:10min/km che cerco di tamponare con tutte le mie forze. E poi, succede una cosa che mi fa capire quanto "la testa" sia importante nelle corse lunghe: due runner mi superano. Con uno scatto di orgoglio (non per la posizione in classifica, quella e' irrilevante!!) cerco di non perderli e scopro di potercela fare, non senza sforzo, ed arrivo a tenere per tutto l'ultimo km addirittura un 4:30min/km!!
Attraversare il traguardo e' una soddisfazione enorme: finisco in 2h18'30", con delle ottime sensazioni durante la gara, che si e' svolta in un paesaggio splendido. Credo proprio che la rifaro' anche il prossimo anno, e quello dopo, e quello dopo ancora, e ancora...
martedì 30 settembre 2014
domenica 21 settembre 2014
Selvaggiamente Strongmanrun 2014!
La Fisherman's Friend Strongmanrun (per chi non la conoscesse: http://strongmanrun.it/) ha un enorme merito. Nella sua prima edizione del 2012, ha costituito il movente per l'inizio della mia vita da runner. E quest'anno siamo gia' alla terza edizione, ed ovviamente le ho corse tutte: per la prima, ignaro, non mi ero travestito... grande disagio!! Quindi, anche quest'anno dovevo pensare ad un travestimento, ma il fatto che ero negli USA per lavoro a cavallo di uno sciopero aereo il giorno prima della gara, mi aveva fatto desistire da una preparazione anticipata.
Eh ma tutto va liscio: arrivo il giorno prima puntuale, dormo, mi sveglio e devo pensare subito ad un travestimento. Fortunatamente, esce un costume di carnevale di mio fratello, un cannibale con pure talismano con teschietto, fantastico. Approved!
La gare e' alle 14:00, quindi pranzo leggero alle 10 circa. Baratto psicologicamente il solito riso in bianco con le tagliatelle al ragu', tanto la gara non e' di quelle impegnative. E poi sono gia' pronte: microonde e via :) Tra un preparativo cannibale e l'altro arriva rapidamente l'ora X, quella in cui piazzarsi per non partire proprio per ultimi, con davanti 5500 persone. Passo a salutare i miei amici babbi natali che trascineranno la renna e raggiungo i miei amici ballerini in tutu' alla partenza. Passo tra soldati, carcerati, piselloni, sciatori, uomini-bottiglia e altre amenita'. Che so, credo di aver visto proprio di tutto!
Countdown: 10... 9... ... 3... 2... 1... Bam! Petardi, getti di vapore e coriandolini! Ovviamente, siamo ancora fermi, anzi no zompettiamo allegramente. Ah ecco un poco si corricchia... passiamo sotto l'arco della partenza, saluto i ballerini e scappo in avanti, per evitare troppa folla agli ostacoli.
La corsa... la corsa non e' un elemento dominante alla Strongmanrun. Gli ostacoli lo sono! Bellissimo lo scivolo con atterraggio nell'acqua, ma anche la montagna di terra con fango successivo e idranti: quello vestito da soldato sembra appena sbarcato dopo il D-day, epico. Le mie frangette di paglietta tendono un po' ad appesantirsi con tutta quest'acqua... ma quello che non ha proprio prezzo e' ergersi in cima all'ostacolo di balle di paglia (oh saranno stati 4-5m!), osservare la folla, alzare il talismano, urlare come un servaggio - aaaaaarraragaggggghhhh! - e sentire la folla r i s p o n d e r e ! E la gente?? E la gente?? Fantastica! Bimbi che vogliono battere il cinque, tifo ovunque, e siparietti da una parte all'altra della strada come: "Tuo marito, corre?" "No!" "Ma non era iscritto?" "Si, ma e' quello che si fa portare sulla barella dai quattro infermieri!". Eh, succede alla Strong.
Ogni tanto lancio un voodoo agli spettatori con il mio talismano. C'e' pure chi gradisce. Dopo ogni ostacolo, riprendere a correre e' dura, le scarpe zuppe e piene di terra. Per "fortuna" verso la fine del giro c'e' la piscina che almeno sostituisce un poco la terra con qualche litro d'acqua. Pure il fotografo mi ha aiutato ad uscire, avevo il talismano in una mano e le frangette di paglia del copricapo nell'altra.... ero in difficolta'! Alla fine del primo giro un po' mi chiedo se ce la faro' veramente a finire pure il secondo.
Al secondo giro sai cosa ti aspetta. Ma la stanchezza rende gli ostacoli... diversi. In particolare il passaggio al torrente Leno - gelido come la morte - vuoi per la stanchezza, vuoi per un po' di affollamento in piu', risulta un poco piu' lungo, quel cicinin che basta per eliminare ogni sensazione dalle gambe. Ogni proprio. Anche il fatto di averle. Devo camminare per 20 secondi prima di ripartire a correre per essere sicuro che rispondano correttamente ai comandi, e altri 20 per smettere di sentire tutti quegli spillini ahi ahi. Ma Strongmen never cry, quindi avanti senza fiatare! Manca poco, pochissimo, provo a spingere un po' di piu', la piscina mi rallenta (e tutto il nuoto che ho fatto a che e' servito? che mezza calzetta) ma tanto e' l'ultimo ostacolo, cerco di accelerare e le gambe, potessero, mi manderebbero a quel paese. Lo fanno, esattamente dopo il traguardo, con le ginocchia che cedono, mentre le ragazze all'arrivo mi danno la medaglia da Strongman e il fotografo mi dice "ehi ma tu sei quello che ho tirato fuori dalla piscina!!"... Eh! E su questo mio "Eh!" nato dall'incontro casuale di due sinapsi in carenza di glucosio, mi scatta la foto che poi scopriro' far parte della lista "the best of" sul sito ufficiale... aho! Ero totalmente assente!
Riepilogando, 19.5km, 13 ostacoli, 2 ore 3 minuti e qualche secondo, e un sorriso stampato in faccia dall'inizio alla fine. Ne vale la pena.
Consiglio: correre una gara per eliminare il jet-lag!
Eh ma tutto va liscio: arrivo il giorno prima puntuale, dormo, mi sveglio e devo pensare subito ad un travestimento. Fortunatamente, esce un costume di carnevale di mio fratello, un cannibale con pure talismano con teschietto, fantastico. Approved!
La gare e' alle 14:00, quindi pranzo leggero alle 10 circa. Baratto psicologicamente il solito riso in bianco con le tagliatelle al ragu', tanto la gara non e' di quelle impegnative. E poi sono gia' pronte: microonde e via :) Tra un preparativo cannibale e l'altro arriva rapidamente l'ora X, quella in cui piazzarsi per non partire proprio per ultimi, con davanti 5500 persone. Passo a salutare i miei amici babbi natali che trascineranno la renna e raggiungo i miei amici ballerini in tutu' alla partenza. Passo tra soldati, carcerati, piselloni, sciatori, uomini-bottiglia e altre amenita'. Che so, credo di aver visto proprio di tutto!
Countdown: 10... 9... ... 3... 2... 1... Bam! Petardi, getti di vapore e coriandolini! Ovviamente, siamo ancora fermi, anzi no zompettiamo allegramente. Ah ecco un poco si corricchia... passiamo sotto l'arco della partenza, saluto i ballerini e scappo in avanti, per evitare troppa folla agli ostacoli.
La corsa... la corsa non e' un elemento dominante alla Strongmanrun. Gli ostacoli lo sono! Bellissimo lo scivolo con atterraggio nell'acqua, ma anche la montagna di terra con fango successivo e idranti: quello vestito da soldato sembra appena sbarcato dopo il D-day, epico. Le mie frangette di paglietta tendono un po' ad appesantirsi con tutta quest'acqua... ma quello che non ha proprio prezzo e' ergersi in cima all'ostacolo di balle di paglia (oh saranno stati 4-5m!), osservare la folla, alzare il talismano, urlare come un servaggio - aaaaaarraragaggggghhhh! - e sentire la folla r i s p o n d e r e ! E la gente?? E la gente?? Fantastica! Bimbi che vogliono battere il cinque, tifo ovunque, e siparietti da una parte all'altra della strada come: "Tuo marito, corre?" "No!" "Ma non era iscritto?" "Si, ma e' quello che si fa portare sulla barella dai quattro infermieri!". Eh, succede alla Strong.
Ogni tanto lancio un voodoo agli spettatori con il mio talismano. C'e' pure chi gradisce. Dopo ogni ostacolo, riprendere a correre e' dura, le scarpe zuppe e piene di terra. Per "fortuna" verso la fine del giro c'e' la piscina che almeno sostituisce un poco la terra con qualche litro d'acqua. Pure il fotografo mi ha aiutato ad uscire, avevo il talismano in una mano e le frangette di paglia del copricapo nell'altra.... ero in difficolta'! Alla fine del primo giro un po' mi chiedo se ce la faro' veramente a finire pure il secondo.
Al secondo giro sai cosa ti aspetta. Ma la stanchezza rende gli ostacoli... diversi. In particolare il passaggio al torrente Leno - gelido come la morte - vuoi per la stanchezza, vuoi per un po' di affollamento in piu', risulta un poco piu' lungo, quel cicinin che basta per eliminare ogni sensazione dalle gambe. Ogni proprio. Anche il fatto di averle. Devo camminare per 20 secondi prima di ripartire a correre per essere sicuro che rispondano correttamente ai comandi, e altri 20 per smettere di sentire tutti quegli spillini ahi ahi. Ma Strongmen never cry, quindi avanti senza fiatare! Manca poco, pochissimo, provo a spingere un po' di piu', la piscina mi rallenta (e tutto il nuoto che ho fatto a che e' servito? che mezza calzetta) ma tanto e' l'ultimo ostacolo, cerco di accelerare e le gambe, potessero, mi manderebbero a quel paese. Lo fanno, esattamente dopo il traguardo, con le ginocchia che cedono, mentre le ragazze all'arrivo mi danno la medaglia da Strongman e il fotografo mi dice "ehi ma tu sei quello che ho tirato fuori dalla piscina!!"... Eh! E su questo mio "Eh!" nato dall'incontro casuale di due sinapsi in carenza di glucosio, mi scatta la foto che poi scopriro' far parte della lista "the best of" sul sito ufficiale... aho! Ero totalmente assente!
Riepilogando, 19.5km, 13 ostacoli, 2 ore 3 minuti e qualche secondo, e un sorriso stampato in faccia dall'inizio alla fine. Ne vale la pena.
Consiglio: correre una gara per eliminare il jet-lag!
lunedì 1 settembre 2014
Triweek Lavarone
Sono sopravvissuto! Un'esperienza che val la pena raccontare...
Abituato alla corsa, con poche cose da preparare, la sera prima metto assieme muta, occhialini, caschetto, vestiti, scarpe, ecc ecc un sacco di roba ma credo di avere tutto. Per non pensare troppo alla gara vado a fami un giretto e a bermi una birra.
Mattino, colazione abbondante. Arrivo prestissimo a prendere il pacco gara all'APT di Gionghi: alle 11, quando la gara parte alle 15... bene, ho pure il tempo di mangiarmi il bussolotto di riso in bianco che mi ero preparato. Bere un caffe' al bar. Cincischiare un po' qui un po' li', chiedendo consigli ai piu' veterani (scoprendo che ci sono molti come me, alla prima o seconda esperienza).
Insomma il tempo passa e arrivano le 13, quando e' prevista l'apertura della zona cambio lido lago di Lavarone sud. Porta la bicicletta, prepara il caschetto e gli occhiali, le scarpe, i gel energetici, il pettorale... insomma ci metto tipo un'ora e mezzo continuando a pensare se posso aver dimenticato qualche cosa. In ogni caso, alle 14:30 all'altoparlante dicono che la zona cambio chiude e quindi volenti o nolenti, tutti fuori. C'e' il briefing. E l'organizzatore ci racconta il percorso, vedete quella boa li, come e dove si entra in zona cambio, come e' dura la salita, occhio alle radici, mi raccomando, e siccome tanto non mi ricorderei comunque ne aproffitto per infilare la muta (prestata), operazione tutt'altro che semplice. Ma possibile. Quando finisce col briefing, finisco pure con la meta' sotto della muta, e mi volto verso un altro triatleta: "ma ci sono le indicazioni vero?" "spero perche' gia' non mi ricordo piu' nulla" mi risponde. Oooookey. E ci avviamo tutti e 150 i temerari verso la zona nord, dove si parte, scalzi sui sassetti. Il versante alberato del lago si trasforma in un grande pisciatoio a cielo aperto e perche' no, partecipo anche io a questa concimata collettiva.
Arrivati alla zona partenza, comincio a pensare che forse dal lago non ci esco: tipo che mia figlia, la mattina, mi fa: "Sai papa', il triathlon. Secondo me tu muori". Minchia!! Ma oh!? E allora per sdrammatizzare lo racconto al mio vicino che se la sghignazza, e gia' che ci siamo ci aiutiamo a vicenda con le mute, parte superiore. Non banale. Tutto bello inguainato, sento che le donne stanno gia' per partire e quindi comincio a cacciare su la cuffia e gli occhialini, e faccio un po' di movimenti alle braccia che sembro un pro ma in realta' sono un nuotatore dell'ultim'ora. Infatti quando arriva il turno degli uomini, i piu' fighi sono gia' nell'acqua fino alla vita e io sono ancora sulla spiaggia: eh si, devo evitare l'effetto tonnara, altrimenti vado sotto e mi tocca dar ragione a mia figlia. Ecco ecco... pronti.... via! Guarda come sguazzano... ancora un po'... ancora un po'... ecco vado pure io.
Due bracciate. Un piede in faccia. Uh. Altre due bracciate, altro piede. Beh aspetto.... riparto... due bracciate e quello al mio lato sguazza cosi' tanto (non ci arriva in fondo cosi', eh) che invece che inspirare aria inghiotto i suoi getti. Argshh sputtttt puah sputtt! Anf anf anf ssssspuuuttttt! Ok: piano B, la rana del pensionato. Mi faccio con gran nonchalanche i primi 100m con la rana del pensionato, quella che non metti mai sotto la testa. Il gesto non e' molto atletico ma efficace, al punto che sono il primo degli ultimi e almeno lo sguazzatore impazzito mi resta alle spalle. A quel punto non mi sembra piu' di essere in una pescicoltura e ricomincio con lo stile libero, poco stile e molto libero. Ma in qualche modo accelero e mi ritrovo isolato. Ci metto un pochino a trovare il ritmo respiro-bracciata, ogni tanto una pausa a dorso, ma gli ultimi 300-400 metri mi riescono abbastanza bene, quasi ininterrotti, credo di averne anche superato uno. Son soddisfazioni!
Primo cambio! Esco dall'acqua e vedo dei tipi che aiutano ad uscire. "Perche' poi?" penso io, non fosse che i primi passi che faccio fuori dall'acqua sono inevitabilmente devianti a sinistra. Non importa quanto io mi sforzi: tiro a sinistra. Correndo un po' di sbieco verso una apparente destra ritrovo la retta via e comincio la studiata procedura di cambio: togliere occhialini, cuffia, slacciare la muta, tirare la cerniera, fuori un braccio, fuori l'altro, arrotolare alla vita e correre in zona cambio. Efficacissimo. Fino a qui. Poi inizia il cambio piu' lungo della storia del triathlon, credo. Mi asciugo i piedini, mi infilo i calzini, ... c'e' chi parte scalzo ed infila i piedi nelle scarpe gia' incastrate nei pedali dalla sella della bici. Cmq, via!
Pedalare! Premetto, esclusa la domenica scorsa, saranno dieci anni che non vado in MTB seriamente. Quindi sapevo che avrei avuto da soffrire. Nonostante il giorno prima mio figlio mi avesse incoraggiato dicendomi: "Tanto tu in bici sei forte". Grazie. Ma non basta! Prima salita, sterrata: gia' sbando e quasi cado: ottimo! Nonstante un'altimetria apparentemente a triangolo sulla carta, la tappa MTB appare invece come una interminabile salita punteggiata da piccole discese. Alcune salite sono tali per cui se perdo l'appoggio, devo scendere e spingere fino al primo spiazzo per riprendere grip. Tra l'altro, nonostante abbia portato la bici a sistemare (regolare il cambio), scopro che mi hanno fatto un lavoro di merda (vi dico io dove NON andare) e il cambio dietro mi salta mentre sono in spinta sulle salite, e quello davanti e' cosi' sballato che mi cade la catena ben 4 volte. In breve, sulle salite ho tirato tanti di quei porchi che... vabbe'. Tanto la gamba non c'e' lo stesso!! In compenso, sulle discese la mia fondamentale incoscienza ha avuto la meglio e me le godo alla grande, tenendo in mente sempre il monito di mia figlia. Infatti un paio di volte la prendo troppo larga e devo rientrare nel sentiero, e una volta raspo ed abbraccio un muretto, con manubrio piroettato su se stesso 2 volte e freni incastrati sotto il cerchione: no problem, con due pugni ben assestati tutto torna come nuovo. Mitica Specialized Stumpjumper. Comunque la frazione MTB sembra interminabile, e la sto affrontando un metro alla volta senza pensare al successivo perche' sono gia' agli sgoccioli, ma come tutte le cose, ad un certo punto finisce.
Secondo cambio! Se il primo e' stato lento, sul secondo sono rapido: devo solo appoggiare bici casco occhiali, e ripartire, avendo un solo paio di scarpe per bici e corsa. Infatti il cronometro segnera' un ottimo 44s da entrata a uscita zona cambio.
Bene, la corsa: il mio punto forte!! ... ... sti cazzi... sono a pezzi e chi mi conosce sa che la salita non e' esattamente nelle mie corde. La frazione inizia con un rampone per allontanarsi dal lago, che come e' noto e' in una conca, sulla quale ben presto mi accorgo che correre e' quasi inutile. Passi veloci ma camminando, con le mani sulle ginocchia, coi crampi ai polpacci che sembrano pronti a scattare da un momento all'altro. Miiii cheffatica! Riesco comunque a superare qualcuno, almeno in questa frazione... Quando il percorso si regolarizza riparto a correre e mi ricordo di gente che aveva detto di "pezzi brutti" in discesa: vediamo, dovrei esserci. Infatti, nel bosco, un tratto abbastanza scivoloso di sassi terra e foglie, e intravedo davanti a me un prudente atleta che fa piccoli passettini procedendo a zigzag. Dentro di me mi dico un sincero "ma vaffanculo, annamo!" e mi butto sulla linea di massima pendenza come un deficente. Il gioco funziona fino a che il sentiero non fa una brusca curva. A quel punto ho due scelte: 1- cercare di curvare, scivolando e poi chi vivra' vedra'; 2 - assecondare la velocita' e poi il sentiero in qualche modo lo riprendiamo. Opto per la seconda, non so cosa abbia pensato quello dietro di me, ma poi me ne esco zompettante tra le frasche a lato del sentiero, felice come una pasqua di essere ancora intero e per nulla intenzionato a diventare prudente, visto che mi e' andata bene. Ed continuo cosi' per 5 lunghi km, in salita spingendo sulle ginocchia e in discesa rischiando i legamenti. Metro per metro, come se non ci fosse un domani. Ma improvvisamente sento: "Lo zsio! Sta arivando lo zsio!" la mia nipotina! Vuol dire che c'e' l'arrivo! Faccio l'ultima rampa in progressione, tanto non mi servono altre energie, siamo alla fine. Il tifo di figli e nipoti si fa frastuono, che ho cominciato a sorridere: credo che nessuno abbia avuto un tale supporto! Gli ultimi 50 metri non li sento neanche, ed al traguardo c'e' mia figlia pronta a baciarmi, probabilmente soddisfatta di non aver azzeccato la profezia.
Tempo: 2 ore 7 minuti e 40 secondi, piu' o meno. Durissimi, massacranti. Incontro Simone, un vecchio amico dell'uni, che mi dice: "Prima non te lo volevo dire, ma adesso posso: e' un po' troppo duretto questo triathlon, per cominciare!". Adesso forse reinterpreto molti commenti di altri triatleti ai quali dicevo che era il mio primo: "Pero', bravo, cominci con un triathlon MTB, complimenti!". Zio belo.
Pero', adesso posso allungare la lista: strongman, maratoneta, TRIATLETA. Traak!
Abituato alla corsa, con poche cose da preparare, la sera prima metto assieme muta, occhialini, caschetto, vestiti, scarpe, ecc ecc un sacco di roba ma credo di avere tutto. Per non pensare troppo alla gara vado a fami un giretto e a bermi una birra.
Mattino, colazione abbondante. Arrivo prestissimo a prendere il pacco gara all'APT di Gionghi: alle 11, quando la gara parte alle 15... bene, ho pure il tempo di mangiarmi il bussolotto di riso in bianco che mi ero preparato. Bere un caffe' al bar. Cincischiare un po' qui un po' li', chiedendo consigli ai piu' veterani (scoprendo che ci sono molti come me, alla prima o seconda esperienza).
Insomma il tempo passa e arrivano le 13, quando e' prevista l'apertura della zona cambio lido lago di Lavarone sud. Porta la bicicletta, prepara il caschetto e gli occhiali, le scarpe, i gel energetici, il pettorale... insomma ci metto tipo un'ora e mezzo continuando a pensare se posso aver dimenticato qualche cosa. In ogni caso, alle 14:30 all'altoparlante dicono che la zona cambio chiude e quindi volenti o nolenti, tutti fuori. C'e' il briefing. E l'organizzatore ci racconta il percorso, vedete quella boa li, come e dove si entra in zona cambio, come e' dura la salita, occhio alle radici, mi raccomando, e siccome tanto non mi ricorderei comunque ne aproffitto per infilare la muta (prestata), operazione tutt'altro che semplice. Ma possibile. Quando finisce col briefing, finisco pure con la meta' sotto della muta, e mi volto verso un altro triatleta: "ma ci sono le indicazioni vero?" "spero perche' gia' non mi ricordo piu' nulla" mi risponde. Oooookey. E ci avviamo tutti e 150 i temerari verso la zona nord, dove si parte, scalzi sui sassetti. Il versante alberato del lago si trasforma in un grande pisciatoio a cielo aperto e perche' no, partecipo anche io a questa concimata collettiva.
Arrivati alla zona partenza, comincio a pensare che forse dal lago non ci esco: tipo che mia figlia, la mattina, mi fa: "Sai papa', il triathlon. Secondo me tu muori". Minchia!! Ma oh!? E allora per sdrammatizzare lo racconto al mio vicino che se la sghignazza, e gia' che ci siamo ci aiutiamo a vicenda con le mute, parte superiore. Non banale. Tutto bello inguainato, sento che le donne stanno gia' per partire e quindi comincio a cacciare su la cuffia e gli occhialini, e faccio un po' di movimenti alle braccia che sembro un pro ma in realta' sono un nuotatore dell'ultim'ora. Infatti quando arriva il turno degli uomini, i piu' fighi sono gia' nell'acqua fino alla vita e io sono ancora sulla spiaggia: eh si, devo evitare l'effetto tonnara, altrimenti vado sotto e mi tocca dar ragione a mia figlia. Ecco ecco... pronti.... via! Guarda come sguazzano... ancora un po'... ancora un po'... ecco vado pure io.
Due bracciate. Un piede in faccia. Uh. Altre due bracciate, altro piede. Beh aspetto.... riparto... due bracciate e quello al mio lato sguazza cosi' tanto (non ci arriva in fondo cosi', eh) che invece che inspirare aria inghiotto i suoi getti. Argshh sputtttt puah sputtt! Anf anf anf ssssspuuuttttt! Ok: piano B, la rana del pensionato. Mi faccio con gran nonchalanche i primi 100m con la rana del pensionato, quella che non metti mai sotto la testa. Il gesto non e' molto atletico ma efficace, al punto che sono il primo degli ultimi e almeno lo sguazzatore impazzito mi resta alle spalle. A quel punto non mi sembra piu' di essere in una pescicoltura e ricomincio con lo stile libero, poco stile e molto libero. Ma in qualche modo accelero e mi ritrovo isolato. Ci metto un pochino a trovare il ritmo respiro-bracciata, ogni tanto una pausa a dorso, ma gli ultimi 300-400 metri mi riescono abbastanza bene, quasi ininterrotti, credo di averne anche superato uno. Son soddisfazioni!
Primo cambio! Esco dall'acqua e vedo dei tipi che aiutano ad uscire. "Perche' poi?" penso io, non fosse che i primi passi che faccio fuori dall'acqua sono inevitabilmente devianti a sinistra. Non importa quanto io mi sforzi: tiro a sinistra. Correndo un po' di sbieco verso una apparente destra ritrovo la retta via e comincio la studiata procedura di cambio: togliere occhialini, cuffia, slacciare la muta, tirare la cerniera, fuori un braccio, fuori l'altro, arrotolare alla vita e correre in zona cambio. Efficacissimo. Fino a qui. Poi inizia il cambio piu' lungo della storia del triathlon, credo. Mi asciugo i piedini, mi infilo i calzini, ... c'e' chi parte scalzo ed infila i piedi nelle scarpe gia' incastrate nei pedali dalla sella della bici. Cmq, via!
Pedalare! Premetto, esclusa la domenica scorsa, saranno dieci anni che non vado in MTB seriamente. Quindi sapevo che avrei avuto da soffrire. Nonostante il giorno prima mio figlio mi avesse incoraggiato dicendomi: "Tanto tu in bici sei forte". Grazie. Ma non basta! Prima salita, sterrata: gia' sbando e quasi cado: ottimo! Nonstante un'altimetria apparentemente a triangolo sulla carta, la tappa MTB appare invece come una interminabile salita punteggiata da piccole discese. Alcune salite sono tali per cui se perdo l'appoggio, devo scendere e spingere fino al primo spiazzo per riprendere grip. Tra l'altro, nonostante abbia portato la bici a sistemare (regolare il cambio), scopro che mi hanno fatto un lavoro di merda (vi dico io dove NON andare) e il cambio dietro mi salta mentre sono in spinta sulle salite, e quello davanti e' cosi' sballato che mi cade la catena ben 4 volte. In breve, sulle salite ho tirato tanti di quei porchi che... vabbe'. Tanto la gamba non c'e' lo stesso!! In compenso, sulle discese la mia fondamentale incoscienza ha avuto la meglio e me le godo alla grande, tenendo in mente sempre il monito di mia figlia. Infatti un paio di volte la prendo troppo larga e devo rientrare nel sentiero, e una volta raspo ed abbraccio un muretto, con manubrio piroettato su se stesso 2 volte e freni incastrati sotto il cerchione: no problem, con due pugni ben assestati tutto torna come nuovo. Mitica Specialized Stumpjumper. Comunque la frazione MTB sembra interminabile, e la sto affrontando un metro alla volta senza pensare al successivo perche' sono gia' agli sgoccioli, ma come tutte le cose, ad un certo punto finisce.
Secondo cambio! Se il primo e' stato lento, sul secondo sono rapido: devo solo appoggiare bici casco occhiali, e ripartire, avendo un solo paio di scarpe per bici e corsa. Infatti il cronometro segnera' un ottimo 44s da entrata a uscita zona cambio.
Bene, la corsa: il mio punto forte!! ... ... sti cazzi... sono a pezzi e chi mi conosce sa che la salita non e' esattamente nelle mie corde. La frazione inizia con un rampone per allontanarsi dal lago, che come e' noto e' in una conca, sulla quale ben presto mi accorgo che correre e' quasi inutile. Passi veloci ma camminando, con le mani sulle ginocchia, coi crampi ai polpacci che sembrano pronti a scattare da un momento all'altro. Miiii cheffatica! Riesco comunque a superare qualcuno, almeno in questa frazione... Quando il percorso si regolarizza riparto a correre e mi ricordo di gente che aveva detto di "pezzi brutti" in discesa: vediamo, dovrei esserci. Infatti, nel bosco, un tratto abbastanza scivoloso di sassi terra e foglie, e intravedo davanti a me un prudente atleta che fa piccoli passettini procedendo a zigzag. Dentro di me mi dico un sincero "ma vaffanculo, annamo!" e mi butto sulla linea di massima pendenza come un deficente. Il gioco funziona fino a che il sentiero non fa una brusca curva. A quel punto ho due scelte: 1- cercare di curvare, scivolando e poi chi vivra' vedra'; 2 - assecondare la velocita' e poi il sentiero in qualche modo lo riprendiamo. Opto per la seconda, non so cosa abbia pensato quello dietro di me, ma poi me ne esco zompettante tra le frasche a lato del sentiero, felice come una pasqua di essere ancora intero e per nulla intenzionato a diventare prudente, visto che mi e' andata bene. Ed continuo cosi' per 5 lunghi km, in salita spingendo sulle ginocchia e in discesa rischiando i legamenti. Metro per metro, come se non ci fosse un domani. Ma improvvisamente sento: "Lo zsio! Sta arivando lo zsio!" la mia nipotina! Vuol dire che c'e' l'arrivo! Faccio l'ultima rampa in progressione, tanto non mi servono altre energie, siamo alla fine. Il tifo di figli e nipoti si fa frastuono, che ho cominciato a sorridere: credo che nessuno abbia avuto un tale supporto! Gli ultimi 50 metri non li sento neanche, ed al traguardo c'e' mia figlia pronta a baciarmi, probabilmente soddisfatta di non aver azzeccato la profezia.
Tempo: 2 ore 7 minuti e 40 secondi, piu' o meno. Durissimi, massacranti. Incontro Simone, un vecchio amico dell'uni, che mi dice: "Prima non te lo volevo dire, ma adesso posso: e' un po' troppo duretto questo triathlon, per cominciare!". Adesso forse reinterpreto molti commenti di altri triatleti ai quali dicevo che era il mio primo: "Pero', bravo, cominci con un triathlon MTB, complimenti!". Zio belo.
Pero', adesso posso allungare la lista: strongman, maratoneta, TRIATLETA. Traak!
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