lunedì 1 settembre 2014

Triweek Lavarone

Sono sopravvissuto! Un'esperienza che val la pena raccontare...

Abituato alla corsa, con poche cose da preparare, la sera prima metto assieme muta, occhialini, caschetto, vestiti, scarpe, ecc ecc un sacco di roba ma credo di avere tutto. Per non pensare troppo alla gara vado a fami un giretto e a bermi una birra.

Mattino, colazione abbondante. Arrivo prestissimo a prendere il pacco gara all'APT di Gionghi: alle 11, quando la gara parte alle 15... bene, ho pure il tempo di mangiarmi il bussolotto di riso in bianco che mi ero preparato. Bere un caffe' al bar. Cincischiare un po' qui un po' li', chiedendo consigli ai piu' veterani (scoprendo che ci sono molti come me, alla prima o seconda esperienza).

Insomma il tempo passa e arrivano le 13, quando e' prevista l'apertura della zona cambio lido lago di Lavarone sud. Porta la bicicletta, prepara il caschetto e gli occhiali, le scarpe, i gel energetici, il pettorale... insomma ci metto tipo un'ora e mezzo continuando a pensare se posso aver dimenticato qualche cosa. In ogni caso, alle 14:30 all'altoparlante dicono che la zona cambio chiude e quindi volenti o nolenti, tutti fuori. C'e' il briefing. E l'organizzatore ci racconta il percorso, vedete quella boa li, come e dove si entra in zona cambio, come e' dura la salita, occhio alle radici, mi raccomando, e siccome tanto non mi ricorderei comunque ne aproffitto per infilare la muta (prestata), operazione tutt'altro che semplice. Ma possibile. Quando finisce col briefing, finisco pure con la meta' sotto della muta, e mi volto verso un altro triatleta: "ma ci sono le indicazioni vero?" "spero perche' gia' non mi ricordo piu' nulla" mi risponde. Oooookey. E ci avviamo tutti e 150 i temerari verso la zona nord, dove si parte, scalzi sui sassetti. Il versante alberato del lago si trasforma in un grande pisciatoio a cielo aperto e perche' no, partecipo anche io a questa concimata collettiva.

Arrivati alla zona partenza, comincio a pensare che forse dal lago non ci esco: tipo che mia figlia, la mattina, mi fa: "Sai papa', il triathlon. Secondo me tu muori". Minchia!! Ma oh!? E allora per sdrammatizzare lo racconto al mio vicino che se la sghignazza, e gia' che ci siamo ci aiutiamo a vicenda con le mute, parte superiore. Non banale. Tutto bello inguainato, sento che le donne stanno gia' per partire e quindi comincio a cacciare su la cuffia e gli occhialini, e faccio un po' di movimenti alle braccia che sembro un pro ma in realta' sono un nuotatore dell'ultim'ora. Infatti quando arriva il turno degli uomini, i piu' fighi sono gia' nell'acqua fino alla vita e io sono ancora sulla spiaggia: eh si, devo evitare l'effetto tonnara, altrimenti vado sotto e mi tocca dar ragione a mia figlia. Ecco ecco... pronti.... via! Guarda come sguazzano... ancora un po'... ancora un po'... ecco vado pure io.


Due bracciate. Un piede in faccia. Uh. Altre due bracciate, altro piede. Beh aspetto.... riparto... due bracciate e quello al mio lato sguazza cosi' tanto (non ci arriva in fondo cosi', eh) che invece che inspirare aria inghiotto i suoi getti. Argshh sputtttt puah sputtt! Anf anf anf ssssspuuuttttt! Ok: piano B, la rana del pensionato. Mi faccio con gran nonchalanche i primi 100m con la rana del pensionato, quella che non metti mai sotto la testa. Il gesto non e' molto atletico ma efficace, al punto che sono il primo degli ultimi e almeno lo sguazzatore impazzito mi resta alle spalle. A quel punto non mi sembra piu' di essere in una pescicoltura e ricomincio con lo stile libero, poco stile e molto libero. Ma in qualche modo accelero e mi ritrovo isolato. Ci metto un pochino a trovare il ritmo respiro-bracciata, ogni tanto una pausa a dorso, ma gli ultimi 300-400 metri mi riescono abbastanza bene, quasi ininterrotti, credo di averne anche superato uno. Son soddisfazioni!

Primo cambio! Esco dall'acqua e vedo dei tipi che aiutano ad uscire. "Perche' poi?" penso io, non fosse che i primi passi che faccio fuori dall'acqua sono inevitabilmente devianti a sinistra. Non importa quanto io mi sforzi: tiro a sinistra. Correndo un po' di sbieco verso una apparente destra ritrovo la retta via e comincio la studiata procedura di cambio: togliere occhialini, cuffia, slacciare la muta, tirare la cerniera, fuori un braccio, fuori l'altro, arrotolare alla vita e correre in zona cambio. Efficacissimo. Fino a qui. Poi inizia il cambio piu' lungo della storia del triathlon, credo. Mi asciugo i piedini, mi infilo i calzini, ... c'e' chi parte scalzo ed infila i piedi nelle scarpe gia' incastrate nei pedali dalla sella della bici. Cmq, via!

Pedalare! Premetto, esclusa la domenica scorsa, saranno dieci anni che non vado in MTB seriamente. Quindi sapevo che avrei avuto da soffrire. Nonostante il giorno prima mio figlio mi avesse incoraggiato dicendomi: "Tanto tu in bici sei forte". Grazie. Ma non basta! Prima salita, sterrata: gia' sbando e quasi cado: ottimo! Nonstante un'altimetria apparentemente a triangolo sulla carta, la tappa MTB appare invece come una interminabile salita punteggiata da piccole discese. Alcune salite sono tali per cui se perdo l'appoggio, devo scendere e spingere fino al primo spiazzo per riprendere grip. Tra l'altro, nonostante abbia portato la bici a sistemare (regolare il cambio), scopro che mi hanno fatto un lavoro di merda (vi dico io dove NON andare) e il cambio dietro mi salta mentre sono in spinta sulle salite, e quello davanti e' cosi' sballato che mi cade la catena ben 4 volte. In breve, sulle salite ho tirato tanti di quei porchi che... vabbe'. Tanto la gamba non c'e' lo stesso!! In compenso, sulle discese la mia fondamentale incoscienza ha avuto la meglio e me le godo alla grande, tenendo in mente sempre il monito di mia figlia. Infatti un paio di volte la prendo troppo larga e devo rientrare nel sentiero, e una volta raspo ed abbraccio un muretto, con manubrio piroettato su se stesso 2 volte e freni incastrati sotto il cerchione: no problem, con due pugni ben assestati tutto torna come nuovo. Mitica Specialized Stumpjumper. Comunque la frazione MTB sembra interminabile, e la sto affrontando un metro alla volta senza pensare al successivo perche' sono gia' agli sgoccioli, ma come tutte le cose, ad un certo punto finisce.

Secondo cambio! Se il primo e' stato lento, sul secondo sono rapido: devo solo appoggiare bici casco occhiali, e ripartire, avendo un solo paio di scarpe per bici e corsa. Infatti il cronometro segnera' un ottimo 44s da entrata a uscita zona cambio.

Bene, la corsa: il mio punto forte!! ... ... sti cazzi... sono a pezzi e chi mi conosce sa che la salita non e' esattamente nelle mie corde. La frazione inizia con un rampone per allontanarsi dal lago, che come e' noto e' in una conca, sulla quale ben presto mi accorgo che correre e' quasi inutile. Passi veloci ma camminando, con le mani sulle ginocchia, coi crampi ai polpacci che sembrano pronti a scattare da un momento all'altro. Miiii cheffatica! Riesco comunque a superare qualcuno, almeno in questa frazione... Quando il percorso si regolarizza riparto a correre e mi ricordo di gente che aveva detto di "pezzi brutti" in discesa: vediamo, dovrei esserci. Infatti, nel bosco, un tratto abbastanza scivoloso di sassi terra e foglie, e intravedo davanti a me un prudente atleta che fa piccoli passettini procedendo a zigzag. Dentro di me mi dico un sincero "ma vaffanculo, annamo!" e mi butto sulla linea di massima pendenza come un deficente. Il gioco funziona fino a che il sentiero non fa una brusca curva. A quel punto ho due scelte: 1- cercare di curvare, scivolando e poi chi vivra' vedra'; 2 - assecondare la velocita' e poi il sentiero in qualche modo lo riprendiamo. Opto per la seconda, non so cosa abbia pensato quello dietro di me, ma poi me ne esco zompettante tra le frasche a lato del sentiero, felice come una pasqua di essere ancora intero e per nulla intenzionato a diventare prudente, visto che mi e' andata bene. Ed continuo cosi' per 5 lunghi km, in salita spingendo sulle ginocchia e in discesa rischiando i legamenti. Metro per metro, come se non ci fosse un domani. Ma improvvisamente sento: "Lo zsio! Sta arivando lo zsio!" la mia nipotina! Vuol dire che c'e' l'arrivo! Faccio l'ultima rampa in progressione, tanto non mi servono altre energie, siamo alla fine. Il tifo di figli e nipoti si fa frastuono, che ho cominciato a sorridere: credo che nessuno abbia avuto un tale supporto! Gli ultimi 50 metri non li sento neanche, ed al traguardo c'e' mia figlia pronta a baciarmi, probabilmente soddisfatta di non aver azzeccato la profezia.

Tempo: 2 ore 7 minuti e 40 secondi, piu' o meno. Durissimi, massacranti. Incontro Simone, un vecchio amico dell'uni, che mi dice: "Prima non te lo volevo dire, ma adesso posso: e' un po' troppo duretto questo triathlon, per cominciare!". Adesso forse reinterpreto molti commenti di altri triatleti ai quali dicevo che era il mio primo: "Pero', bravo, cominci con un triathlon MTB, complimenti!". Zio belo.

Pero', adesso posso allungare la lista: strongman, maratoneta, TRIATLETA. Traak!

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