lunedì 28 settembre 2015

Trail Re del Bosco 2015

C'è un gruppo di appassionati di corsa in montagna nella mia città che si chiama "Gente Fuori Strada"... e dall'anno scorso ha cominciato con entusiasmo ad organizzare alcuni eventi, ai quali per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a partecipare. Ma quest'autunno, presa la svolta da stradista a mezzo trailer, non potevo farmi mancare il trail "Re del Bosco" che va proprio a (ri)scoprire il bosco e la montagna sopra Rovereto.


La data l'ho segnata in agenda da inizio estate, giusto per evitare di prendere impegni. La preparazione ci dovrebbe stare perché il battesimo del fuoco (e fuoco fu, proprio) del trail sul Grappa mi ha fatto capire di che genere si parla, quando si parla di trail. Si parla di fatiche tutte diverse, si parla di riuscire a gestire con prudenza le energie, si parla di mettersela via e rassegnarsi a camminare quando necessario, si parla di fare in modo che all'inizio della discesa le gambe abbiano ancora qualcosa da dire. Quindi mi sento pronto.


Sveglia alle 5:30 di mattina, sicuramente non facilitata dalla gran seratona fatta il giorno prima con gli amici. Ma sono sicuro che conti di più l'ottimo umore che mi ha lasciato, piuttosto che l'alimentazione sconsiderata! Comunque. Parto col rituale: cremina idratante sui piedi, calzini tecnici subito su, e colazione abbondante. Guardo l'ora, il mio amico Davide passerà a prendermi alle 6:50, devo ancora fare la borsa e in particolare lo zainetto: dubbi termici, caldo, freddo, boh. Rischio, maniche corte, guanti in saccoccia per sicurezza. Davide mi manda una foto della cima Finonchio per ricordarmi gli obiettivi, ok, ho capito, è fuori che mi aspetta! La partenza è al Bosco della Città, si sale al Moietto dove il trail breve torna giù (lui fa questo), mentre il lungo, da 33km, raggiunge un dislivello positivo di 2000m fino alle antenne sul Monte Finonchio, e poi di ritorno in direttissima.


Arriviamo e prendiamo il pettorale, fa piuttosto fresco e aspetto a cambiarmi. La gente pian piano arriva e c'è una bellissima aria di festa, di compagnia, si scherza. Mi sale la voglia di correre, al punto che ho voglia di prepararmi: metto il pettorale, mi cambio, tiro fuori lo zainetto e sono pronto anche se mancano più di 20 minuti. Non riesco a star fermo, ho proprio voglia di andare; decidiamo di scaldarci un po' anche se piano, teniamo le energie per quando servono. Ma il tempo è inesorabile ed arriva il momento di partire: niente musica tunza-tunza, solo il silenzio del bosco ed il mormorare amico della gente, e un conto alla rovescia.








Via! Sono in coda a circa 200 persone e mi mancano un po' di riferimenti, la partenza è in leggera salita e cerco di non esagerare. Piccolo pezzo di strada, poi parte il sentiero: correre in mezzo al bosco è fantastico, non so descrivere bene la sensazione, ma ha qualcosa di giocoso e vario che mi piace. Il percorso indugia tra saliscendi vari, tutto con salite perfettamente corribili, e funziona da perfetto riscaldamento per rompere il fiato. E poi, bam! Attorno al km 8 parte la salita, quella vera. Il sentiero è la scorciatoia più ardita verso il Moietto, un taglio perpendicolare alle isoipse con pendenza media del 30% ma che arriva anche al 45%: ogni passo è un morso alle ginocchia. Ovviamente cammino, il ritmo scende a 20min/km e mi aiuto con le braccia spingendo sulle gambe. Non sento più il freddo, anzi sto sudando al punto che sono completamente fradicio, complice anche l'umidità. Un km così, e poi il ristoro al Moietto: rabbocco la borraccia e via.




Le distanze tra runners si sono allungate da un po' ma è subito dopo il ristoro, dove la 16km si separa dalla 33km, che mi ritrovo solo e mi rendo conto che devo cominciare anche a prestare attenzione ai nastri che indicano il percorso. E' da li a un po' che inizia uno dei pezzi più belli del trail, un percorso vario che si sviluppa in parte nel bosco e in parte in single-track in costa alla montagna con un paio di passaggi impegnativi: del tipo, un passo falso e vengono a prenderti in elicottero. Si alza un po' di nebbiolina (o noi ci siamo alzati al livello della nebbiolina?) e sento freddo... porc... non avrò mica sbagliato abbigliamento? Ed ho anche un piede indolenzito... mmmh... Avanti tutta. Non faccio in tempo a percepire il freddo che riparte un altro vertical: 1km in cui si salgono più di 400m. Cammino a braccia, e grondo sudore come se fossi appena uscito da una piscina... il che mi ricorda di continuare a bere il più possibile i sali che ho nella camelback. Mangio anche la barretta, sai mai... Fisicamente, questo momento è il più difficile: la stanchezza accumulata mi manda il cuore a mille, le gambe sono indurite e il piede destro è quasi insensibile. Decido di fermarmi e allentare la scarpa... accidenti era quello: riparto e ricomincia a girare il sangue, e per 5 minuti buoni il piede mi fa decisamente male, ma poi si normalizza. Quelli con i bastoncini hanno chiaramente una marcia in più e pian piano mi superano in 10-15: le gambe sono meno reattive e comincio a guardare il Garmin per capire se, come, e quanto posso spingere, visto che mancano ancora circa 4-5km di ulteriore salita. Provo anche a fare i conti di quanto sono in ritardo per le 4h, ma non spicco per lucidità in questo momento. Mi pare di dover recuperare qualcosa come 20 minuti in discesa, beh ci credo, sto facendo 22min/km. Mi pare fattibile e prendo un po' di coraggio.




Piano piano la salita si addolcisce e il bosco si apre lasciando spazio ai prati: allora calibro metro per metro l'andatura a seconda della pendenza, passando dalla corsa al passo e viceversa, continuamente, anche in pochi secondi. Si cominciano a vedere le antenne del Finonchio, ma ad un certo punto il percorso fa uno scherzetto e piega in giù, gira attorno al dosso perdendo quota per poi risalire fino al punto più alto, ultimo strappetto maledetto che però affronto con più convinzione perché so che è l'ultimo. Ristoro: non riempio la camelback, voglio stare leggero, bevo il tè caldo e mangio una manciata di uvetta. Mentre mastico, mi siedo e riallaccio forte tutte e due le scarpe per evitare di rimetterci unghie e piante dei piedi durante la discesa. Ok, mi alzo, guardo in giù facendo un respiro profondo e mi butto.





La discesa. Cerco di capire subito lo stato delle gambe, reagiscono bene e quindi so di poter pretendere. Il primo pezzo è a scapicollo giù per il prato, a rischio scivolata, trattengo un po' finché parte una sterrata con pendenza modesta dove posso tenere un buon 4:20/km con la sensazione di recuperare del fiato. Presto però il percorso abbandona la strada e si getta nel bosco. E qui, è adrenalina.






La pendenza negativa aumenta ed il percorso cambia natura in modo rapidissimo: erba, radici, terra, sassi, si alterna di tutto ed è un continuo saltare alla ricerca dell'appoggio buono. Uno sguardo all'appoggio e in simultanea un'occhiata a cosa mi aspetta il metro successivo, alcuni pezzi riesco a scendere sotto i 4min/km e mi diverto un mondo. E comincio a vedere davanti a me altri trailrunners che hanno a cuore le proprie articolazioni più di quanto ne abbia io: uno, due, tre, ... sorpasso, perdo il conto ma credo di aver riguadagnato il "distacco-racchette" perso in salita. A tratti, troppa concentrazione sul sentiero mi fa dubitare di non aver visto i nastri che lo segnalano, ma regolarmente appaiono rassicuranti in lontananza prima che mi salga la preoccupazione. Inesorabilmente, però, i km si accumulano e anche la discesa stanca: al livello del Moietto, circa a 26km, comincio a sentire piccoli crampi ai polpacci che mi obbligano a rallentare: ricomincio a bere (mannaggia, i sali, i sali, dovrei saperlo oramai) e faccio due soste a fare un veloce stretching, prima che il muscolo parta del tutto. Anche il discesone non è infinito e ricomincia parte dell'indugiare che mi aveva visto passare alcune ore prima. Ormai i crampetti prendono un po' tutta la gamba ma sembrano ancora sotto controllo, anche perché ora in salita abbandono proprio, camminando anche pendenze modeste; sono alla frutta insomma. Non dovrebbe mancare molto: è un po' che incrocio nuovamente i checkpoint dell'organizzazione e sono circa 2km che mi dicono che ne manca uno. Ad un certo punto, sono lì che cammino su una pendenza ridicola, la dovrei correre... quando Serena, una trailrunner decisamente forte che però non ha partecipato, risalendo per incitare chi sta arrivando, mi dice "dai, non mollare adesso!". Cioè, è banale no? Eppure. Eppure. E' sfacciatamente vero. Se avessi anche solo un fondo di energia rimasta, per cosa me la voglio riservare? Per raggiungere le docce? No! Il momento giusto in cui dare fondo alle riserve, beh è adesso. Lo sforzo è enorme ma riguadagno agilità e poco dopo comincio a riconoscere bene dove sono e ad immaginare quanto manca. Vedo in lontananza l'arco di arrivo, vedo gli amici che aspettano, che incitano, arrivo, 4 ore 5 minuti e qualcos'altro, ed è bello ed è solo gioia e soddisfazione e non c'è più male alle gambe.


C'è solo festa, gente, gente fuori di testa, gente fuori strada.






1 commento:

  1. Daje teo!! Immenso! E il primo quanto ci ha messo? 14esimo è un ottimo risultato!

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