domenica 8 novembre 2015

Mezza maratona di Riva: il km della verità


Giornata stratosferica, per essere novembre.

Ho pensato potesse essere una buona gara per concludere l’anno, il percorso è veloce e potrei provare a fare il personale. Ok, non sono stato per niente costante ultimamente con gli allenamenti ma la forma mi pare ci sia. Proviamo.


Vengono anche Mauro e David, il primo lo passo a prendere mentre col secondo ci troviamo lì. So – sappiamo –  già che ognuno farà la sua gara: David avrà la maratona a breve e dovrà andare calmo, Mauro prova il personale e quindi lo vedrò scomparire all’orizzonte. Sensazioni abbastanza buone, facciamo tutto con calma e pure un riscaldamento come si deve, anche se fa un caldo boia e sudiamo come i cammelli. Poi alla partenza, assiepati tra 4000 persone con importante effetto stalla, mi pare sia estate. Lo starter ha una fretta incredibile e da’ la partenza con alcuni minuti di anticipo! Via via via.

Solita ressa: il primo km è uno zigzag a elastico, piano paletto veloce salta marciapiede motorino parcheggiato male aiuola veloce scalino piano tombino.

Complice la leggera discesa, il tempo è abbondantemente sotto i 4min/km, che va bene fintanto che spiana. Intanto vedo i palloncini dei pacer, e mi dico: “perfetto: saranno quelli dell’1:29, devo raggiungerli e superarli pianino e il ritmo sarà quello giusto”. Detto fatto, mi avvicino con calma anche se con discreta fatica: insomma, sembrano a due passi ma mi pare di giocare all’asino e carota (sono l’asino, ndr). D’altronde, i pacer solitamente cercano di recuperare il tempo perso nel primo km e poi è noto come quelli di Riva arrivino sempre in anticipo (causando notevoli perdite tra gli ignari runner). Nel mentre, i km scorrono e il GPS mi segna in modo altalenante delle velocità un poco esagerate, ma dò la colpa al tunnel dove ha decisamente perso i satelliti e da quel momento pare essere impazzito. In un tratto con forte vento contro mi avvicino ancora di più al gruppo coi pacer per ripararmi un poco.

Ed è così che al km 8 con un’occhiata al numerino sul palloncino, scopro che sto seguendo il gruppo da 1h24.

Sono morto.

Altro che GPS impazzito! Mi stava gridando “vai piano pirla”!

Piano B: faccio salire il ritmo a 4:15-4:20 per recuperare, giusto un paio di km, tanto ho fatto i primi 8km a palla.

Attorno al km 11-12 provo a tirare un po’ più il ritmo, per rimettermi in linea con i piani iniziali. Sembra possibile. Continuo.

E invece no. No, perché nella mezza, il km 15 è lì che ti aspetta: ti aspetta, e ti dice cosa succederà. Ti dice se sei andato troppo forte, giusto, o troppo piano. E di conseguenza ti spiega che scoppierai, che puoi continuare così, che puoi accelerare. E dice sempre la verità, quel maledetto, puoi far finta di non ascoltarlo ma poi non dire che non t’aveva avvisato. Il km 15 è il km della verità. Non ci sono palle.

A me, il km 15 ha detto così: “caro mio, dove pensavi di arrivare tirando a 4 al km per mezza gara? Mettitela via, sarà dura arrivare in fondo”. Porcamiseria se aveva ragione. E come nella profezia, mantenendo il tentativo di spingere al limite, la velocità si fa progressivamente più bassa, e il ritmo alto: 4’20, 4’25, e mi superano dappertutto. Legnata psicofisica, sensazioni metafisiche.

Tento una accelerazione di orgoglio, faccio il 18esimo km a 4’10, e provo a convincermi che si può. Naaaa. Vengo automaticamente ripagato con una legnosità immediata agli arti inferiori e gran calo nel finale, con 25 bei secondi in più al km, giusto per mantenere gli equilibri nell’universo.

Ultimi km, ultimo scatto di orgoglio: non superare l’ora e mezza… e ci manca poco! 1h29m11s in realtime… puff…

Mh.

Cosa avevo detto? Personale? Concludere l’anno?

Adesso vado a vedere se c’e’ una bella gara nei dintorni, prossimamente. Senza pacer da 1h24!

lunedì 28 settembre 2015

Trail Re del Bosco 2015

C'è un gruppo di appassionati di corsa in montagna nella mia città che si chiama "Gente Fuori Strada"... e dall'anno scorso ha cominciato con entusiasmo ad organizzare alcuni eventi, ai quali per un motivo o per l'altro non sono mai riuscito a partecipare. Ma quest'autunno, presa la svolta da stradista a mezzo trailer, non potevo farmi mancare il trail "Re del Bosco" che va proprio a (ri)scoprire il bosco e la montagna sopra Rovereto.


La data l'ho segnata in agenda da inizio estate, giusto per evitare di prendere impegni. La preparazione ci dovrebbe stare perché il battesimo del fuoco (e fuoco fu, proprio) del trail sul Grappa mi ha fatto capire di che genere si parla, quando si parla di trail. Si parla di fatiche tutte diverse, si parla di riuscire a gestire con prudenza le energie, si parla di mettersela via e rassegnarsi a camminare quando necessario, si parla di fare in modo che all'inizio della discesa le gambe abbiano ancora qualcosa da dire. Quindi mi sento pronto.


Sveglia alle 5:30 di mattina, sicuramente non facilitata dalla gran seratona fatta il giorno prima con gli amici. Ma sono sicuro che conti di più l'ottimo umore che mi ha lasciato, piuttosto che l'alimentazione sconsiderata! Comunque. Parto col rituale: cremina idratante sui piedi, calzini tecnici subito su, e colazione abbondante. Guardo l'ora, il mio amico Davide passerà a prendermi alle 6:50, devo ancora fare la borsa e in particolare lo zainetto: dubbi termici, caldo, freddo, boh. Rischio, maniche corte, guanti in saccoccia per sicurezza. Davide mi manda una foto della cima Finonchio per ricordarmi gli obiettivi, ok, ho capito, è fuori che mi aspetta! La partenza è al Bosco della Città, si sale al Moietto dove il trail breve torna giù (lui fa questo), mentre il lungo, da 33km, raggiunge un dislivello positivo di 2000m fino alle antenne sul Monte Finonchio, e poi di ritorno in direttissima.


Arriviamo e prendiamo il pettorale, fa piuttosto fresco e aspetto a cambiarmi. La gente pian piano arriva e c'è una bellissima aria di festa, di compagnia, si scherza. Mi sale la voglia di correre, al punto che ho voglia di prepararmi: metto il pettorale, mi cambio, tiro fuori lo zainetto e sono pronto anche se mancano più di 20 minuti. Non riesco a star fermo, ho proprio voglia di andare; decidiamo di scaldarci un po' anche se piano, teniamo le energie per quando servono. Ma il tempo è inesorabile ed arriva il momento di partire: niente musica tunza-tunza, solo il silenzio del bosco ed il mormorare amico della gente, e un conto alla rovescia.








Via! Sono in coda a circa 200 persone e mi mancano un po' di riferimenti, la partenza è in leggera salita e cerco di non esagerare. Piccolo pezzo di strada, poi parte il sentiero: correre in mezzo al bosco è fantastico, non so descrivere bene la sensazione, ma ha qualcosa di giocoso e vario che mi piace. Il percorso indugia tra saliscendi vari, tutto con salite perfettamente corribili, e funziona da perfetto riscaldamento per rompere il fiato. E poi, bam! Attorno al km 8 parte la salita, quella vera. Il sentiero è la scorciatoia più ardita verso il Moietto, un taglio perpendicolare alle isoipse con pendenza media del 30% ma che arriva anche al 45%: ogni passo è un morso alle ginocchia. Ovviamente cammino, il ritmo scende a 20min/km e mi aiuto con le braccia spingendo sulle gambe. Non sento più il freddo, anzi sto sudando al punto che sono completamente fradicio, complice anche l'umidità. Un km così, e poi il ristoro al Moietto: rabbocco la borraccia e via.




Le distanze tra runners si sono allungate da un po' ma è subito dopo il ristoro, dove la 16km si separa dalla 33km, che mi ritrovo solo e mi rendo conto che devo cominciare anche a prestare attenzione ai nastri che indicano il percorso. E' da li a un po' che inizia uno dei pezzi più belli del trail, un percorso vario che si sviluppa in parte nel bosco e in parte in single-track in costa alla montagna con un paio di passaggi impegnativi: del tipo, un passo falso e vengono a prenderti in elicottero. Si alza un po' di nebbiolina (o noi ci siamo alzati al livello della nebbiolina?) e sento freddo... porc... non avrò mica sbagliato abbigliamento? Ed ho anche un piede indolenzito... mmmh... Avanti tutta. Non faccio in tempo a percepire il freddo che riparte un altro vertical: 1km in cui si salgono più di 400m. Cammino a braccia, e grondo sudore come se fossi appena uscito da una piscina... il che mi ricorda di continuare a bere il più possibile i sali che ho nella camelback. Mangio anche la barretta, sai mai... Fisicamente, questo momento è il più difficile: la stanchezza accumulata mi manda il cuore a mille, le gambe sono indurite e il piede destro è quasi insensibile. Decido di fermarmi e allentare la scarpa... accidenti era quello: riparto e ricomincia a girare il sangue, e per 5 minuti buoni il piede mi fa decisamente male, ma poi si normalizza. Quelli con i bastoncini hanno chiaramente una marcia in più e pian piano mi superano in 10-15: le gambe sono meno reattive e comincio a guardare il Garmin per capire se, come, e quanto posso spingere, visto che mancano ancora circa 4-5km di ulteriore salita. Provo anche a fare i conti di quanto sono in ritardo per le 4h, ma non spicco per lucidità in questo momento. Mi pare di dover recuperare qualcosa come 20 minuti in discesa, beh ci credo, sto facendo 22min/km. Mi pare fattibile e prendo un po' di coraggio.




Piano piano la salita si addolcisce e il bosco si apre lasciando spazio ai prati: allora calibro metro per metro l'andatura a seconda della pendenza, passando dalla corsa al passo e viceversa, continuamente, anche in pochi secondi. Si cominciano a vedere le antenne del Finonchio, ma ad un certo punto il percorso fa uno scherzetto e piega in giù, gira attorno al dosso perdendo quota per poi risalire fino al punto più alto, ultimo strappetto maledetto che però affronto con più convinzione perché so che è l'ultimo. Ristoro: non riempio la camelback, voglio stare leggero, bevo il tè caldo e mangio una manciata di uvetta. Mentre mastico, mi siedo e riallaccio forte tutte e due le scarpe per evitare di rimetterci unghie e piante dei piedi durante la discesa. Ok, mi alzo, guardo in giù facendo un respiro profondo e mi butto.





La discesa. Cerco di capire subito lo stato delle gambe, reagiscono bene e quindi so di poter pretendere. Il primo pezzo è a scapicollo giù per il prato, a rischio scivolata, trattengo un po' finché parte una sterrata con pendenza modesta dove posso tenere un buon 4:20/km con la sensazione di recuperare del fiato. Presto però il percorso abbandona la strada e si getta nel bosco. E qui, è adrenalina.






La pendenza negativa aumenta ed il percorso cambia natura in modo rapidissimo: erba, radici, terra, sassi, si alterna di tutto ed è un continuo saltare alla ricerca dell'appoggio buono. Uno sguardo all'appoggio e in simultanea un'occhiata a cosa mi aspetta il metro successivo, alcuni pezzi riesco a scendere sotto i 4min/km e mi diverto un mondo. E comincio a vedere davanti a me altri trailrunners che hanno a cuore le proprie articolazioni più di quanto ne abbia io: uno, due, tre, ... sorpasso, perdo il conto ma credo di aver riguadagnato il "distacco-racchette" perso in salita. A tratti, troppa concentrazione sul sentiero mi fa dubitare di non aver visto i nastri che lo segnalano, ma regolarmente appaiono rassicuranti in lontananza prima che mi salga la preoccupazione. Inesorabilmente, però, i km si accumulano e anche la discesa stanca: al livello del Moietto, circa a 26km, comincio a sentire piccoli crampi ai polpacci che mi obbligano a rallentare: ricomincio a bere (mannaggia, i sali, i sali, dovrei saperlo oramai) e faccio due soste a fare un veloce stretching, prima che il muscolo parta del tutto. Anche il discesone non è infinito e ricomincia parte dell'indugiare che mi aveva visto passare alcune ore prima. Ormai i crampetti prendono un po' tutta la gamba ma sembrano ancora sotto controllo, anche perché ora in salita abbandono proprio, camminando anche pendenze modeste; sono alla frutta insomma. Non dovrebbe mancare molto: è un po' che incrocio nuovamente i checkpoint dell'organizzazione e sono circa 2km che mi dicono che ne manca uno. Ad un certo punto, sono lì che cammino su una pendenza ridicola, la dovrei correre... quando Serena, una trailrunner decisamente forte che però non ha partecipato, risalendo per incitare chi sta arrivando, mi dice "dai, non mollare adesso!". Cioè, è banale no? Eppure. Eppure. E' sfacciatamente vero. Se avessi anche solo un fondo di energia rimasta, per cosa me la voglio riservare? Per raggiungere le docce? No! Il momento giusto in cui dare fondo alle riserve, beh è adesso. Lo sforzo è enorme ma riguadagno agilità e poco dopo comincio a riconoscere bene dove sono e ad immaginare quanto manca. Vedo in lontananza l'arco di arrivo, vedo gli amici che aspettano, che incitano, arrivo, 4 ore 5 minuti e qualcos'altro, ed è bello ed è solo gioia e soddisfazione e non c'è più male alle gambe.


C'è solo festa, gente, gente fuori di testa, gente fuori strada.






sabato 15 agosto 2015

Primo ultra: Glory Trail 2015

Antefatto: io e il mio socio di running Leonardo leggiamo su internet di questo trail.
Da veri invasati, quando nel regolamento vediamo "regole per la semi-autosufficienza", ci parte l'embolo del maschio che rischia e decidiamo di iscriverci.
Antefatto ancora precedente: verso la fine dell'anno scorso avevo cominciato a perdere un poco di interesse nelle mezze e volevo cominciare a provare un po' di trail, quindi mi sono fatto regalare lo zainetto, ho cominciato a fare un po' di percorsi in salita, ecc ecc. Cambio di filosofia: non piu' gare tirate allo spasimo ma un ritmo piu' blando e percorsi da osservare.
Dal Piave al Grappa, 50km con 2500m di dislivello positivo. Decisamente oltre qualsiasi cosa avessimo mai provato.
Torniamo al presente: e' il venerdi prima della gara. Il mio running-mate sfortunatamente non puo' partecipare per imprevisti last-minute, quindi la logistica subisce una variazione improvvisa. Siccome sono a 1h30 di auto da casa, i pettorali li consegnano dal giorno prima ed ho gia' prenotato il pasta party (sia mai che non prendo qualcosa che mi spetta), e principalmente la gara parte alle 6:30 di mattino, non mi resta che cercare da dormire al volo. Scopro che l'organizzazione mette a disposizione il teatro della canonica per chi ha un sacco a pelo, fantastico. Porto la sacca la', poi torno al pasta party e conosco un po' di trail runner.
Voglio essere educato. Diro' semplicemente che il trail running probabilmente alla lunga causa danni cerebrali. Mi sento un pesce fuor d'acqua: qui tutti hanno all'attivo una serie fuori di testa di trail, ultratrail, 6 ore, 12 ore o anche delle 24 ore di corsa. Io, pivello, primo ultra trail, preoccupatissimo della distanza. Distanza?? Qui nessuno ne parla, al massimo e' il caldo che li preoccupa. Mi rendo anche conto che molti avranno probabilmente un ritmo molto tranquillo, visto che fanno i conti col tempo massimo per concludere la gara. Baaah. Sono un po' scoraggiato, gia' la preparazione non l'ho fatta molto bene (sono arrivato al max a 36km con 1500m di dislivello, da li' in poi sara' nebbia), e poi con tutti sti matt... ehm, esperti, boh, non so se mi trovo in questo ambiente! Poi, la coca cola: nell'ambiente mezze e maratone, la birra va per la maggiore, una sola la sera prima e casomai dopo, a secchi. Tra i trailrunner, sono tutti cocacolisti. Boh.
La notte, in bianco. Rumori, fondo duro, caldo, e un russatore. Sufficiente per non dormire nulla. Ho letto che se si e' riposato bene la settimana, l'ultima notte non conta... speriamo, che si prospetta una giornata duretta. Mi alzo poco prima delle 5, comincio a tirare fuori le cose e riordinare un po'. Faccio colazione a succo di frutta, tanto, e fette di pane e cioccolata, tante. Attacco il numero, preparo lo zainetto, sono un poco lento, hanno finito gia' tutti e stanno andando a consegnare le sacche. Veloce veloce. C'e' tutto, anche di piu': 4 barrette, acqua, cambio, telefono, antipioggia, la frontale hanno detto che non serve.
Viaviavia.
Sacca consegnata, ok, un po' di calma.
Non faccio il riscaldamento, parto piano.
Mi metto in fondo, parto per ultimo, chissene.
Vedo un po' di quelli conosciuti la sera prima, in bocca al lupo!
Sono chiaramente emozionato. Cazzo. E chi l'avrebbe detto?
Oook mancano pochi secondi... e... noo non ho fatto partire il gps ecco ci mettera' due km a prendere.
Via!
Metto in fila all'altro i primi passi di 50km, il primissimo pezzo e' in paese e poi si inoltra nel bosco. Rapidamente si fa ripido, vabbe' sara' uno strappetto. Proseguo corricchiando, la pendenza e' impegnativa e molti degli oltre 300 rallentano fino a camminare. Scopriro' poi che al primo intermedio (circa 10km) passero' come 40esimo circa, il che mi sorprende. Positivamente, intendo. Comunque, strappetto un cavolo, qui continua a salire senza interruzioni con pendenza (letta a posteriori) fino al 40%. Infatti in 10km arriviamo sul Monte Tomba, facendo circa 800m di dislivello quasi tutti d'un botto, e mi unisco anche io a quelli che le salitacce le camminano. Prendo il tempo di fare un foto: il panorama e' spettacolare, si vede la valle del Piave mentre sorge il sole. I miei neuroni ancora apprezzano il paesaggio.
Al primo ristoro riempio la camel bag di acqua e sali, cosa che ripetero' per altre 4 volte. Estraggo una barretta e la mangio mentre riparto in leggera salita. Controllo dopo un po' e... no! Ho perso 2 barrette: dev'essere stato quando ho riempito la camel. Merda. Speriamo che nei prossimi ristori non ci sia solo acqua.
Via di nuovo, si sale fino a una specie di capitello e poi il percorso si fa meno pendente, un po' di respiro e la possibilita' di correre. Riprendo fiato e forze, il sentiero e' accidentato ma si lascia correre, a destra la montagna a sinistra un dirupo, tutto cosi' per almeno 4-5 km. Ad un certo punto mi giro, e vedo il fianco della montagna leggermente segnato da quello che e' il sentiero appena percorso fino a predersi quasi nella foschia, e mi sembra incredibile aver fatto tanta strada. Riparto, gia' gli altri runner sono molto sparsi e devo cominciare a stare attento alle indicazioni, non vorrei perdermi.
La salita torna subito e con un percorso in cresta - spettacolare - ci inerpichiamo per raggiungere Cima Grappa, a oltre 1700m. La salita e' di nuovo impossibile, per me, da correre. Spingo sulle ginocchia, e l'aria fresca (non c'e' sole oggi!) mi fa accorgere di quanto stia sudando. Energie ce ne sono ancora, ma al ristoro dopo la cima fortunatamente hanno le barrette, ne mangio una e preservo la mia rimasta per dopo.
Il sentiero continua in cresta, per la maggior parte esposta, ma il sole e' coperto. Bene. Anche perche' mi par di tentennare gia' cosi'... sono solo 20km e sono gia' passate ben 3 ore. Un poco di discesa mi risolleva l'umore, riesco a fare dei tratti tra 4 e 4:30 al km, zompettando tra i sassi. Mi piace moltissimo la discesa tecnica, e mi butto: solo un po' di attenzione su alcuni sassi umidi, giusto per non cadere. Dopo la breve illusione, il sentiero torna difficile e si sale ancora, meno duramente, ma ho come l'impressione che la mia soglia - ma anche quella di quelli che vedo - corsa/camminata si sia impostata su una pendenza decisamente inferiore. Ora, riesco a fare di corsa solo tratti di pendenza modesta, ciononostante supero ancora un po' di runner. Che strano. Lo paghero' poi. Quando arriviamo alla cima di Croce dei Lebi, dove un alpino saluta e incita i trailrunner, siamo circa al km 30. A questo punto mi rendo conto di aver finito le energie, perche' nonostante parta una leggera discesa, non riesco a darmi un ritmo decente. Le gambe non reagiscono, sono lente. Comincio ad inciampare spesso, senza cadere, e a darmi calci nelle caviglie involontariamente.
Tre quinti della gara, inizio della parte psicologica: da qui in poi, comanda (e inganna) la testa. Se ce n'e'. Il primo pensiero e' che non ce la faccio! Lo ricaccio indietro, non se ne parla, bene o male in fondo si arriva. A complicare le cose, sono in un tratto in cui, se e' vero che e' difficile sbagliare, e' anche vero che non vedo piu' nessuno dell'organizzazione, ma non ho neanche altri runner a vista d'occhio, ne' dietro ne' davanti. Percorro un km con la paura di aver sbagliato (e dover fare strada in piu'... in salita!!!), e un km a quel ritmo dura 7-8 minuti, finche' vedo un ragazzo con la maglia dell'organizzazione e tiro un sospiro di sollievo.
Al ristoro del 34esimo km decido che riposo un po'. Mi siedo, bevo, mangio un'altra barretta. Mi costera' circa 20 posizioni, ma la sosta e' necessaria: saranno stati 5 minuti, ma mi rialzo con qualche energia in piu'. Si procede in una discesa che sembra farsi sempre piu' ripida, ma ho il freno a mano tirato. I piedi sono troppo lenti, inciampano, danno calci a sassi e non si spostano all'ultimo momento per trovare l'appoggio migliore come fanno di solito. La parte che in altre condizioni mi avrebbe divertito, ora e' uno sforzo sovrumano, come sovrumani sono gli ultra-trail. Questo pensiero mi ritorna piu' e piu' volte durante questa discesa: sono 4 ore e poi 5 ore e poi 6 ore che sono partito, ed il limite del concepibile e' superato. Dovessi ascoltare il corpo, mi fermerei. Aspettando che qualcuno passi a prendermi. Ma c'e' l'orgoglio, la voglia di finire e poter dire di averlo portato a termine... si' ma per questo basterebbe anche camminare, invece no, lo voglio correre dove posso. Voglio limare ogni secondo dove posso. E allora quando il percorso torna ad essere meno in discesa e a presentare qualche piccola salita, continuo ad alternare camminata rapida e corsa, camminata rapida e corsa. E mi accorgo di una strana inerzia, per la quale se cammino faccio fatica psicologica a cominciare a correre, e se corro faccio fatica fisica a tornare a camminare. Come se, una volta avviato, il mio corpo fosse diventato cosi' sensibile da accorgersi che quando la pendenza e' buona, la corsa e' effettivamente un modo piu' efficiente di muoversi. Torna la discesa ripida, ci sono dei tornanti nel bosco: la reattivita' delle gambe e' tale che ad ogni tornante devo fermarmi, girare, e ripartire, come un robottino. Oramai non penso piu' a nulla che non sia mettere un passo davanti all'altro, e facendo molta attenzione che si trovi nella posizione giusta.
Improvvisamente, un uomo dell'organizzazione sul percorso dice ad un altro atleta che mancano solo 5km... solo?? Non mi torna! Sara' vero? Combattuto tra speranza e timore di essere illuso, stringo i denti per quelli che mancano, siano 5 o 7. E poi ricordo che il mio GPS non e' partito subito, ecco perche'! Rinfrancato nello spirito, anche se con il corpo svuotato, continuo a correre dove possibile, oramai basta una minima pendenza positiva per farmi camminare. Il sentiero si fa strada asfaltata, appaiono case, sento il telefonino nello zainetto che riceve messaggi, sto entrando in paese a Seren del Grappa!
Faccio l'ultimo km forzando un pochino, anche se non ce n'e' proprio piu', entro nel paese, comincio a vedere gente che incita anche se non mi conoscono.
Vedo l'arco del traguardo.
Vedo 7 ore e 17 minuti.
Vedo che sono 50km.
Vedo che ce l'ho fatta.
Che ce l'ho fatta.
L'ho fatta.

domenica 22 marzo 2015

Maratona di Roma 2015



Siamo io e Antonio, era pianificata da lungo tempo... la maratona nella Capitale, un evento!
Ma ma ma!
Alcune coincidenze sfortunate fanno si che il mio amico non sia al massimo della forma e con qualche allenamento in meno al previsto alla partenza, quindi provo a correre da solo (cioè, c’è anche lui ma ha deciso di tenere un ritmo tranquillo) per vedere se valgo ancora lo stesso tempo dell'autunno scorso.
Qualcosa mi dice che no...
Ma proviamo.
La partenza è una figata perché' il mio modesto tempo mi permette comunque di partire nella seconda griglia, e quindi sono praticamente a soli 10 metri dalla partenza con una decina di migliaia di runner scalpitanti dietro. Pam! Cerco di assestare subito il ritmo ma come al solito all'inizio risulta difficile e altaleno un sacco. Ad un certo punto, attacco bottone col vicino il quale mi dice di puntare alle 3h10 ma che non ha l'orologio, quindi penso "ecco trovato un compagno di gara!". Tengo io un occhio sul ritmo ma la scelta di correre con lui si rivela un'arma a doppio taglio: è chiaramente preparato per un tempo migliore, tende continuamente a scendere verso 4:25min/km e i miei ripetuti "stiamo andando troppo veloci" non fanno che farci andare ad elastico, pessima cosa.
La prima parte del percorso gira verso Testaccio, poi in posti dove non sono mai stato, poi lungo il Tevere e a risalire verso la parte nord.
I km scorrono rapidi e al 30esimo ho quella netta sensazione, che non so bene da dove parta, se piu' dal cervello o dalle gambe, che così non riesco a continuare! Quei pochi secondi in meno al km hanno rosicchiato energie utili, e prima che faccia "bum" congedo l'altro che in effetti benzina ne aveva, visto che lo vedo rapidamente scomparire avanti.
Comincia a farsi dura... il ritmo peggiora e in alcuni punti vado a 4:40, 4:45... cerco di non perdere troppo ma so che forzare ora sarebbe sbagliato. Verso il 37esimo, arriva puntuale la crisi. Se con la mezza il km maledetto per me è il 16esimo, nella maratona è il 37esimo. Al punto che ho spesso pensato di fare un lunghissimo da 45km e bom. Così evito - forse - sto scalino. Porcamiseria che fatica! Entra in funzione il limitatore di velocità: 5:10min/km, sempre li vado a finire. Tutta la parte monumentale, da piazza del popolo a S. Pietro, la faccio in questo stato semi-incosciente che però mi da la possibilità di salutare qualche santo. Leggera pendenza verso la fine, il ritmo buca i 7min/km, oramai sono alla frutta ma l'arrivo è là, sento il brusio della gente che diventa chiacchiericcio che diventa rombo e infine si sbuca su via dei Fori Imperiali.
L'arco dell'arrivo zeppo di sponsor è lì. Mancano 30 metri... 20... 15... nooooo! Il polpaccio destro mi viene attraversato da una scossa e disobbedendo agli ordini, si contrae con forza. Il crampo mi costringe a rallentare fino a fermarmi, ma non passa. Basta una piccola spinta e la sensazione passa subito dal fastidio al dolore. Mancano 10 metri, e non riesco a muovermi! Mi piego, prendo la punta del piede e tiro forte, finche' il muscolo smette di disobbedire. Tengo ancora qualche secondo, e riparto piano... e finalmente l'arco di arrivo mi lascia passare!
Guardo il tempo. Bah! Speravo meglio. Ma va bene così: adesso, inizia la festa.

domenica 15 febbraio 2015

Giulietta e Romeo Half Marathon 2015

Sono due anni che cerco di partecipare a questa mezza, in particolare per l'arrivo in piazza Bra con passaggio all'Arena di Verona.
Quest'anno ce la faccio: iscrizione con il mio collega-capo David, é la prima mezza del 2015. Purtroppo a causa di un fastidio all'alluce ho circa 10 giorni di stop, due settimane prima della mezza, e quindi in partenza abbandono l'idea di fare un tempone.
Ma... ma...
In autostrada, mentre raggiungiamo Verona, parliamo di come distribuire la gara e gia' escono dei ritmi che non so se posso riuscire a tenere! Si vedrà, andiamo a sensazione. Per fortuna sembra che la prevista pioggia stia tardando ad arrivare, e quando parcheggiamo non piove ancora.
Solito tram tram, andiamo a prendere il pettorale, ci cambiamo e prepariamo la sacca indumenti da portare ai camion che ce la faranno avere all'arrivo. La macchina organizzativa lavora a tutto spiano e la presenza di circa 8000 atleti si fa progressivamente notare, visto che dobbiamo fare fila un po' dappertutto, ma c'é tempo. C'é tempo. A forza di dire c'é tempo, ci accorgiamo che alla fine il tempo stringe!! Infatti, siccome il sacco indumenti é piccolino, decidiamo di lasciare le cose più ingombranti in macchina... ma questo comporta fare avanti e indietro dal parcheggio... quando poi mancano solo 20 minuti alla partenza ci cominciamo a scaldare! Un po' tardino!! Come punizione del dio della corsa, che già ci ha graziato con l'assenza di pioggia, chiaramente, arriviamo alla nostra "gabbia" di partenza che é già piena e ci posizioniamo in fondo in fondo. Sarà un casino.
Sparo di partenza! Ci vogliono circa due minuti di corsa quasi-sul-posto per attraversare l'arco di partenza ed é un macello allucinante, gente dappertutto! Zompettiamo come i fringuelli per cercare di superare numerosi "tappi" formati da compagnie di runner che si dispongono r-i-g-o-r-o-s-a-m-e-n-t-e fianco a fianco fungendo da barriera umana. Tra uno "scusa" e un "pardon" passa il primo km, lento, ed il secondo km, già più deciso. Perdo quasi subito il contatto con David, che ha un ritmo troppo alto per me. I km si susseguono veloci, un percorso vario, con una inaspettata altimetria fatta di continui saliscendi e tratti battuti da un vento piuttosto insistente. Mantenere lo sforzo costante non é facile, ma quello che mi incoraggia é vedere che al 15-esimo km uno dei miei pensieri é "Già?". Ottimo per la psicologia della maratona di marzo! Intanto non capisco molto bene come io stia andando: il cronometro per qualche motivo non mi é partito se non all'incirca al secondo km, le continue variazioni di ritmo non mi permettono di intuire a quale media stia complessivamente girando e non ho nessun riferimento, continuo a superare gente e non trovo un gruppetto che mi faccia da fianco.
Superato il 15-esimo km la strategia prevede un incremento di ritmo. Eeeeh!! Non che mi riesca effettivamente, ma provo a spingere un poco, e qualche misero secondo scende. Ho la sensazione di non essere andato male e quindi mi convinco che se accelero, posso fare un buon tempo. A 18-19 km provo ancora ad accelerare. A posteriori, il GPS mi dirà crudelmente che al massimo sono riuscito a non calare! Sempre seguendo la sensazione di aver bisogno di secondi, sul finale accelero ancora, questa volta effettivamente con chiaro vantaggio, finendo con l'ultimo km a circa 3'50" al km. Che per me é uno sprint.
All'arrivo, un approssimativo calcolo con il km mancante all'inizio mi suggerisce che la sensazione era giusta: potrei essere li li... e infatti successivamente scoprirò che ho limato il mio personale della stratosferica quantità di 5 c-i-n-q-u-e secondi, eh, son soddisfazioni!
E l'arena? Ops, quasi neanche vista!
Neanche il tempo di fare la doccia, e arriva la pioggia. Grazie dio della corsa!



martedì 30 dicembre 2014

Scoprire il mondo correndoci sopra

Viaggio spesso, sia per lavoro che per piacere. Da quando ho cominciato a correre, costi quel che costi, non ho mai rinunciato a mettere le mie scarpe da corsa nel trolley: mi basta avere l'idea di poterci dedicare anche solo un'ora, e sacrifico quei 2 decimetri cubici, a volte lasciando a casa qualche cambio non così indispensabile ;)
E allora, una sveglia all'alba o un momento prima di impacchettare ancora le valigie sono l'occasione per scoprire correndoci il posto in cui sono: sì, perché correndo, alla fine, si va incredibilmente più lontano di quanto si pensi e si possono vedere mille particolari.
Una volta si è trattato di scoprire che il Golden Gate non è poi così vicino al centro di San Francisco quanto sembra (maledetta prospettiva!) ma che allo stesso tempo ai californiani piace molto correre.
Capita di cercare di raggiungere il mare ad Edimburgo tentando di mantenere una direzione consona, sentendo sempre più forti i rumori dei motori a reazione degli aerei di linea, e poi realizzare dalla traccia GPS che una lunga curva morbida ci (eravamo in tre) ha sballato la bussola interna portandoci a due passi dall’aeroporto.
Risvegli mattutini permettono di correre in fantastici freddi paesaggi nelle highlands scozzesi costeggiando Loch Tay, in un saliscendi continuo con la strada che si adegua alle colline verdissime... ottimo allenamento!
In Olanda, per contro, qualsiasi percorso ha dislivello nullo, al massimo qualche ponte di trascurabile difficoltà, e non c’è cosa più bella che correre sulle ciclabili lungo i canali. Se vai forte, gli olandesi in bicicletta ti fanno pure i complimenti.
Si impara che correre a Tucson, in Arizona, è anche e soprattutto una questione di adattamento al clima: nonostante fosse mattino e per la prima e unica (finora) volta abbia corso con una bottiglia d'acqua in mano, ho dovuto rapidamente ridimensionare piani di gloria riguardo distanze e ritmi.
E poi è bello tornare, svuotare la valigia, allacciarsi forte le stringhe, ribattere uno degli stessi percorsi fatti oramai mille volte, e sentirsi a casa ma con gli occhi pieni di meraviglie.

domenica 30 novembre 2014

Padenghe Half Marathon 2014

Dove sta Padenghe? E' in fondo al lago di Garda, lato ovest.
E in novembre organizzano una bella mezza con un percorso molto interessante che si snoda nelle campagne lì attorno.
Ci partecipo convinto da un amico, anche se le due settimane che l'hanno preceduta non sono state esattamente di buon auspicio... un po' per via di un taglio ad un dito della mano fatto nel tentativo di tagliare l'ultima fetta di pane, un po' per uno scatto nel momento sbagliato ad una partita di calcetto che mi ha contratto un tricipite femorale... Fatto sta che tra antitetanica, antibiotici e antinfiammatori ero un po' troppo "anti" :) e gli allenamenti si sono rarefatti e rallentati molto più del solito.
Alla partenza, siamo io e due altri miei amici in versione lazzaretto, io con potenziale fastidio alla coscia, un altro con l'inguine fastidioso, e quello messo peggio con bandelletta dolorante e trauma da calcione a calcetto sul polpaccio. Infatti decide di prenderla molto sportivamente, a passeggiata. Noi due invece puntiamo a tirare un pochino ma senza esagerare, sperando di stare sotto l'ora e mezza. Pum! I primi km sono rapidi perché' dopo una prima salita c'è una continua discesa, e il ritmo che teniamo è sui 4:05 min/km circa. Nonostante l'allenamento scarso mi sento abbastanza bene e al km 6 saluto l'amico e provo a tirare un pochino: so che l'altimetria mi metterà in difficoltà nella seconda metà e cerco di guadagnare secondi. D'altronde, in discesa i secondi sono gratis! La discesa è lieve e costante e spesso riesco a stare sotto i 4min/km.
Nella seconda parte della gara comincia un saliscendi che va a totalizzare 200m di dislivello (tutti li ho sentiti! Tutti!) con alcuni strappi importanti. Però dopo la salita c'è anche la discesa, oddio non sempre ma qui si, e giù di secondi gratis! Attorno al 15esimo km il tricipite femorale si fa sentire, ma come per magia dopo un paio di km se ne torna zitto zitto al suo posto.
Corri corri, il percorso è proprio carino, campagne cavalli pecore casette prati. E arriva la parte finale, un ultimissimo strappetto e comincia una discesa a tratti che dura per tutti gli ultimi 3km. Lascio andare le gambe, e c’è pure qualche matto che mi supera (chi mi conosce sa che in discesa sono decisamente imprudente e non so trattenermi) al punto che il ritmo medio in quel punto si assesta sui 3:45min/km. Sugli ultimi 500m sono accompagnato da una sfilza di urli "Vai Monicaaaa!", il che mi fa pensare di aver dietro una certa Monica che è anche probabilmente del posto! Fortunatamente arrivo al traguardo prima di convincermi di chiamarmi Monica, mi giro e le faccio i complimenti chiamandola per nome. Come l'avessi sempre conosciuta. Poi scoprirò che è arrivata 10ma, e brava! Per me niente PB, ma comunque un tempo di cui essere soddisfatto: 1h27'23'' realtime, che considerando il dislivello mi lascia proprio contento.
Aspetto i miei amici e poi via al pasta party col vino rosso degli alpini. Ole'!