Viaggio spesso, sia per lavoro che per piacere. Da quando ho cominciato a correre, costi quel che costi, non ho mai rinunciato a mettere le mie scarpe da corsa nel trolley: mi basta avere l'idea di poterci dedicare anche solo un'ora, e sacrifico quei 2 decimetri cubici, a volte lasciando a casa qualche cambio non così indispensabile ;)
E allora, una sveglia all'alba o un momento prima di impacchettare ancora le valigie sono l'occasione per scoprire correndoci il posto in cui sono: sì, perché correndo, alla fine, si va incredibilmente più lontano di quanto si pensi e si possono vedere mille particolari.
Una volta si è trattato di scoprire che il Golden Gate non è poi così vicino al centro di San Francisco quanto sembra (maledetta prospettiva!) ma che allo stesso tempo ai californiani piace molto correre.
Capita di cercare di raggiungere il mare ad Edimburgo tentando di mantenere una direzione consona, sentendo sempre più forti i rumori dei motori a reazione degli aerei di linea, e poi realizzare dalla traccia GPS che una lunga curva morbida ci (eravamo in tre) ha sballato la bussola interna portandoci a due passi dall’aeroporto.
Risvegli mattutini permettono di correre in fantastici freddi paesaggi nelle highlands scozzesi costeggiando Loch Tay, in un saliscendi continuo con la strada che si adegua alle colline verdissime... ottimo allenamento!
In Olanda, per contro, qualsiasi percorso ha dislivello nullo, al massimo qualche ponte di trascurabile difficoltà, e non c’è cosa più bella che correre sulle ciclabili lungo i canali. Se vai forte, gli olandesi in bicicletta ti fanno pure i complimenti.
Si impara che correre a Tucson, in Arizona, è anche e soprattutto una questione di adattamento al clima: nonostante fosse mattino e per la prima e unica (finora) volta abbia corso con una bottiglia d'acqua in mano, ho dovuto rapidamente ridimensionare piani di gloria riguardo distanze e ritmi.
E poi è bello tornare, svuotare la valigia, allacciarsi forte le stringhe, ribattere uno degli stessi percorsi fatti oramai mille volte, e sentirsi a casa ma con gli occhi pieni di meraviglie.
martedì 30 dicembre 2014
domenica 30 novembre 2014
Padenghe Half Marathon 2014
Dove sta Padenghe? E' in fondo al lago di Garda, lato ovest.
E in novembre organizzano una bella mezza con un percorso molto interessante che si snoda nelle campagne lì attorno.
Ci partecipo convinto da un amico, anche se le due settimane che l'hanno preceduta non sono state esattamente di buon auspicio... un po' per via di un taglio ad un dito della mano fatto nel tentativo di tagliare l'ultima fetta di pane, un po' per uno scatto nel momento sbagliato ad una partita di calcetto che mi ha contratto un tricipite femorale... Fatto sta che tra antitetanica, antibiotici e antinfiammatori ero un po' troppo "anti" :) e gli allenamenti si sono rarefatti e rallentati molto più del solito.
Alla partenza, siamo io e due altri miei amici in versione lazzaretto, io con potenziale fastidio alla coscia, un altro con l'inguine fastidioso, e quello messo peggio con bandelletta dolorante e trauma da calcione a calcetto sul polpaccio. Infatti decide di prenderla molto sportivamente, a passeggiata. Noi due invece puntiamo a tirare un pochino ma senza esagerare, sperando di stare sotto l'ora e mezza. Pum! I primi km sono rapidi perché' dopo una prima salita c'è una continua discesa, e il ritmo che teniamo è sui 4:05 min/km circa. Nonostante l'allenamento scarso mi sento abbastanza bene e al km 6 saluto l'amico e provo a tirare un pochino: so che l'altimetria mi metterà in difficoltà nella seconda metà e cerco di guadagnare secondi. D'altronde, in discesa i secondi sono gratis! La discesa è lieve e costante e spesso riesco a stare sotto i 4min/km.
Nella seconda parte della gara comincia un saliscendi che va a totalizzare 200m di dislivello (tutti li ho sentiti! Tutti!) con alcuni strappi importanti. Però dopo la salita c'è anche la discesa, oddio non sempre ma qui si, e giù di secondi gratis! Attorno al 15esimo km il tricipite femorale si fa sentire, ma come per magia dopo un paio di km se ne torna zitto zitto al suo posto.
Corri corri, il percorso è proprio carino, campagne cavalli pecore casette prati. E arriva la parte finale, un ultimissimo strappetto e comincia una discesa a tratti che dura per tutti gli ultimi 3km. Lascio andare le gambe, e c’è pure qualche matto che mi supera (chi mi conosce sa che in discesa sono decisamente imprudente e non so trattenermi) al punto che il ritmo medio in quel punto si assesta sui 3:45min/km. Sugli ultimi 500m sono accompagnato da una sfilza di urli "Vai Monicaaaa!", il che mi fa pensare di aver dietro una certa Monica che è anche probabilmente del posto! Fortunatamente arrivo al traguardo prima di convincermi di chiamarmi Monica, mi giro e le faccio i complimenti chiamandola per nome. Come l'avessi sempre conosciuta. Poi scoprirò che è arrivata 10ma, e brava! Per me niente PB, ma comunque un tempo di cui essere soddisfatto: 1h27'23'' realtime, che considerando il dislivello mi lascia proprio contento.
Aspetto i miei amici e poi via al pasta party col vino rosso degli alpini. Ole'!
E in novembre organizzano una bella mezza con un percorso molto interessante che si snoda nelle campagne lì attorno.
Ci partecipo convinto da un amico, anche se le due settimane che l'hanno preceduta non sono state esattamente di buon auspicio... un po' per via di un taglio ad un dito della mano fatto nel tentativo di tagliare l'ultima fetta di pane, un po' per uno scatto nel momento sbagliato ad una partita di calcetto che mi ha contratto un tricipite femorale... Fatto sta che tra antitetanica, antibiotici e antinfiammatori ero un po' troppo "anti" :) e gli allenamenti si sono rarefatti e rallentati molto più del solito.
Alla partenza, siamo io e due altri miei amici in versione lazzaretto, io con potenziale fastidio alla coscia, un altro con l'inguine fastidioso, e quello messo peggio con bandelletta dolorante e trauma da calcione a calcetto sul polpaccio. Infatti decide di prenderla molto sportivamente, a passeggiata. Noi due invece puntiamo a tirare un pochino ma senza esagerare, sperando di stare sotto l'ora e mezza. Pum! I primi km sono rapidi perché' dopo una prima salita c'è una continua discesa, e il ritmo che teniamo è sui 4:05 min/km circa. Nonostante l'allenamento scarso mi sento abbastanza bene e al km 6 saluto l'amico e provo a tirare un pochino: so che l'altimetria mi metterà in difficoltà nella seconda metà e cerco di guadagnare secondi. D'altronde, in discesa i secondi sono gratis! La discesa è lieve e costante e spesso riesco a stare sotto i 4min/km.
Nella seconda parte della gara comincia un saliscendi che va a totalizzare 200m di dislivello (tutti li ho sentiti! Tutti!) con alcuni strappi importanti. Però dopo la salita c'è anche la discesa, oddio non sempre ma qui si, e giù di secondi gratis! Attorno al 15esimo km il tricipite femorale si fa sentire, ma come per magia dopo un paio di km se ne torna zitto zitto al suo posto.
Corri corri, il percorso è proprio carino, campagne cavalli pecore casette prati. E arriva la parte finale, un ultimissimo strappetto e comincia una discesa a tratti che dura per tutti gli ultimi 3km. Lascio andare le gambe, e c’è pure qualche matto che mi supera (chi mi conosce sa che in discesa sono decisamente imprudente e non so trattenermi) al punto che il ritmo medio in quel punto si assesta sui 3:45min/km. Sugli ultimi 500m sono accompagnato da una sfilza di urli "Vai Monicaaaa!", il che mi fa pensare di aver dietro una certa Monica che è anche probabilmente del posto! Fortunatamente arrivo al traguardo prima di convincermi di chiamarmi Monica, mi giro e le faccio i complimenti chiamandola per nome. Come l'avessi sempre conosciuta. Poi scoprirò che è arrivata 10ma, e brava! Per me niente PB, ma comunque un tempo di cui essere soddisfatto: 1h27'23'' realtime, che considerando il dislivello mi lascia proprio contento.
Aspetto i miei amici e poi via al pasta party col vino rosso degli alpini. Ole'!
lunedì 17 novembre 2014
Garda Trentino Half Marathon: la "giornata giusta"
A volte le gambe girano quasi da sole, ti senti bene e non vedi il motivo per cui dovresti andare piano.
Ecco, il 9 novembre 2014, così!
Le previsioni non sono un granché', ma mentre vado a ritirare il pacco gara le nuvole sembrano assottigliarsi. L’umidità è fuori di testa, tipo 95% ed infatti dopo aver sbrigato le formalità, il riscaldamento è un bagno di sudore: non fa per niente freddo, per essere novembre. Sono sicuramente più di 15 gradi ed un po' mi dispiace, speravo in quella temperatura che ti fa andare in perfetto equilibrio termico al limite della sudorazione. La prossima! Oggi va così.
Questa mezza la faccio col capo, David, e alcuni amici scherzano sul fatto che lo devo lasciar vincere, ma so che non servirà, è già forte di suo! Siamo nella griglia intermedia, pettorale azzurro, da 1h25 a 1h45: fantastichiamo sul quando riusciremo a guadagnarci il pettorale rosso, quello sotto 1h25. Al momento dista ancora un paio di minuti... che nonostante possano parere pochi, beh valgono una gran fatica in più. Stiamo bene oggi, ma non così tanto.
Pronti a partire, fa quasi caldo anche in tenuta estiva, appare pure il sole... 3, 2, 1, via! Primi metri confusi, ritmo altalenante, un po' di isole di traffico che appaiono quando la massa in corsa si apre come se passasse Mosè, e un sacco di runner che sono ampiamente più lenti del nostro ritmo prefissato, un 4:05-4:06 min/km almeno nella prima parte. Certo, partire a quel ritmo dopo 15 minuti fermi ad aspettare mette a dura prova il fiato e la psiche. Poi, rotto il fiato la psiche segue i fatti, appurando che effettivamente le gambe non girano male. Attorno al quinto km possiamo dire di aver preso il ritmo giusto.
Attorno al decimo km ci scambiamo un paio di impressioni sul ritmo, che ci pare buono ma "non mi sento proprio freschissimo" :) e direi che ci sta, ci sta tutta. Però ho la preparazione della maratona che è cosa di due settimane prima e non ho grosse paure sulla tenuta, piuttosto sto attento al fiato per evitare di entrare troppo in regime anaerobico, almeno non troppo presto! Questa mezza ho deciso di affrontarla con un solo "pitstop", cioè un solo gel energetico al km 15. Sorseggio agli altri ristori e poco dopo il km 14 prendo il gel: l'operazione mi ritarda un po' e perdo il contatto con il capo di 5-6 metri. Bevo al ristoro per buttare giù il gel e mi avvio per la parte di gara in cui mi gioco il tempo. Riesco a rosicchiare qui e lì qualche secondo, a seconda delle leggere pendenze a volte il tempo tocca i 4 min/km. Sento che potrei correre così per chilometri ancora, ma che non potrei andare più veloce... the marathon legacy!
Taglio il traguardo col record personale di un minuto sotto, con David avanti di circa 30 secondi (l'avevo detto io!) e con la sensazione di recuperare rapidamente. Per guadagnarsi il pettorale rosso adesso non sembra che manchi poi così tanto, sembra alla portata: solo 1'11", quanto ci vuole? :)
martedì 4 novembre 2014
Venice Marathon 2014
Una gara dura un giorno.
Ed è ancora più valido per una maratona. Mi piace tantissimo tutta la preparazione, che va dal ritiro del pettorale agli istanti prima della gara, e la gara stessa, e poi il dopo-gara con gli amici.
Alla maratona di Venezia, i pettorali si ritirano il sabato e si corre la domenica: non potrebbe essere altrimenti, con 6000 iscritti. Questo significa che un serve un po’ di logistica in più: fortunatamente i genitori del mio amico runner Leonardo ci ospitano ad un’ora scarsa di macchina dai punti cruciali. Quindi, sabato andiamo a ritirare il pettorale e il pacco gara, e ne approfittiamo per fare un giro all’esposizione che è piuttosto grande. Non troviamo i magnetini per attaccare il numero, il venditore che li aveva ci dice che sono già finiti (eh sono una chicca!!): allora decidiamo che è il momento per una birra :) . Roba leggera, domani si corre. Torniamo alla base e ceniamo. A mezzogiorno, avevamo già mangiato un paio di grosse fette di crostata per fare l’integrazione glicidica… per far scorte insomma. Quindi la cena è abbastanza normale, non fosse che cerchiamo di evitare troppi grassi e proteine che adesso proprio non ci servono. Anche se sarebbe buona cosa dormire molto e bene, sappiamo che l’emozione ci impedirebbe comunque di addormentarci troppo presto, e poi c’è pure il cambio dell’ora per cui aspettiamo le 11 passate, puntiamo le sveglie e buonanotte.
5:30 – suona la sveglia! Oooookey, metto già la tenuta da corsa sotto la tuta da ginnastica e vado a lavarmi la faccia per svegliarmi un po’. Passo la crema idratante sui piedi: può sembrare una finezza eccessiva, ma arrivare in fondo a 42km senza una sola vescica, non ha prezzo! Scendo per la colazione, ci facciamo il caffè, succo, ed una serie inarrestabile di fette biscottate con la marmellata. Temo di essere arrivato a 10… vabbè. Le userò tutte! Tra una chiacchiera e l’altra arrivano le 6:30 che sulla nostra tabella coincide ad avviarsi per Stra, ci vuole un’oretta in macchina. Infatti arriviamo non troppo distanti dalla zona partenza alle 7:30, e dopo aver preparato le sacche andiamo in una pasticceria lì vicino a prendere un caffè. I minuti passano e l’emozione cresce, abbiamo un bisogno fisico di avvicinarci alla partenza e quindi andiamo. La gente aumenta a dismisura, c’è già qualcuno che si riscalda – ma non è troppo presto? – e ci avviamo verso la consegna delle sacche. Indossiamo le scarpe e lasciamo gli ultimi indumenti nelle sacche, che abbandoniamo sui camion che ce le porteranno all’arrivo. Come unici surplus una monetina per un altro caffè e il sacco della spazzatura a mo’ di spolverino usa e getta, per tenere “fuori” l’aria fredda nei minuti fermi che precedono la partenza. Fermi perché’ non passano, fermi perché’ non ci si muove! Hai preso gli zuccheri? Si, guarda qui, dico, facendo notare come la microtaschina dei pantaloncini zeppa di bustine mi fa sembrare un superdotato! Partiamo con un leggero riscaldamento in direzione del bar, sosta caffè e sosta tecnica, e poi ancora riscaldamento verso la zona partenza. E’ oramai ora di andare nei settori di partenza, sono nella terza “gabbia” mentre Leonardo è nella seconda: questo hanno fatto i 3 minuti di differenza nel nostro best dell’anno scorso! Ci diamo appuntamento dietro al pacemaker delle 3h10, da qualche parte attorno ai primi km. Nel lungo biscione di gente della partenza si aspetta, si chiacchiera con il vicino, ci si accorge che è uscito il sole e il sacchetto non serve più, si comincia a far prendere il GPS, ci si muove un po’ sul posto… e piano piano, arriva l’ora della partenza.
Sono le 9:00, e partono le handbike. Pochi minuti e comincia il conto alla rovescia, e finalmente poco dopo le 9:05 il lungo serpentone di quasi 6000 runners si avvia pesante, partendo come si avvierebbe un grosso tir carico. Fino a quando non passo sotto l’arco della partenza zampetto tranquillamente, ma attraversata quella porta inizia la gara ed entro in modalità strettamente agonistica :) … non resisto. Primo obiettivo, raggiungere Leonardo. Mi sposto sul bordo sinistro, che fortunatamente mi offre uno stretto corridoio, sufficiente per superare. Guardo il Garmin, e un po’ preoccupato vedo un 4:15. Spero che il pacemaker delle 3h10 non sia troppo distante altrimenti rischio di scoppiare! Fortunatamente poco dopo 1km, vedo dei palloncini blu e anche il mio compagno di corse. Cerchiamo di assestarci su un 4:30 ma così facendo notiamo che rischiamo di perdere il pacemaker: sarà il nostro GPS che va a farfalle o il pacemaker che sta esagerando un po’? Fatto sta che i primi km scorrono fluidi sempre qualche secondo sotto il tempo prefissato, guadagnando margine ma allo stesso tempo facendoci temere sulla nostra tenuta più avanti. La prima parte del percorso è lungo la riviera del brenta, con una serie di ville settecentesche di indubbio fascino. Intanto, passa il primo ristoro dei 5km, e il secondo ai 10km, e il terzo ai 15km… Lungo il percorso sono anche presenti dei gruppi musicali di vario genere e un sacco di gente. I bambini tendono le manine per dare il cinque e io non resisto, li devo dare tutti! Noto pure che fare questa cosa, con l’incitamento del pubblico, con gente che non ti conosce ma legge il nome sul pettorale e ti incoraggia “Dai Matteo, forza!!”, mi da’ una carica incredibile e mi sembra quasi di non sentire la stanchezza. Se non fosse che… poco dopo il ventesimo km, ho bisogno di fare pipì. Niente da fare, il tentativo di trattenermi mi sta affaticando inutilmente, porcaccia la miseriaccia: approfitto di un bordo strada a Marghera, la parte un po’ più bruttina del percorso, per una sosta tecnica. Leonardo si aggiunge ma è più rapido. Conto i secondi, … 20… 25… uff… a 35 secondi decido che è abbastanza e riparto, e vedo che Leonardo ha già guadagnato 20-30m. Accelero gradualmente, riprendo Leonardo e assieme andiamo a riprendere il gruppo dietro ai palloncini blu, dicendoci “Mi sa che questa la paghiamo poi…”, un po’ ridendo ma anche un po’ seri.
Perché la maratona non perdona! Non c’è cardiofrequenzimetro che conti, se sbagli il ritmo puoi anche non arrivare – o arrivare, ma male! – e questo lo avevamo messo in conto. Sappiamo bene di essere moooolto prossimi al nostro limite, ma siccome il nostro motto suona circa “no pain, no gain”, beh, avanti! Fatto sta che ci riesce di riattaccarci ai palloncini, dove il gruppo è ancora abbastanza compatto. Mi aspetto di cominciare a vedere defezioni dal trentesimo. E porcavacca è proprio il mio compagno di corse che comincia ad entrare in crisi, faticando a tenere il 4’30”/km proprio in prossimità del km 30, dove entriamo nel parco S. Giuliano, prima di uscire definitivamente da Mestre. Lo incito un po’, sperando che si tratti di una difficoltà più psicologica che fisica, ma dopo un po’ non lo vedo più e decido che è meglio che mi riavvicini al gruppo dei palloncini perché’ mi aspetto vento sul ponte.
Infatti, raggiungo giusto in tempo il gruppo mentre imbocchiamo il Ponte della Libertà, che ci porterà a Venezia, in laguna. Il pacemaker ci suggerisce di stargli dietro per sentire meno il vento e io obbedisco: intanto mi accorgo di due cose… una è che il gruppo si è notevolmente sfoltito, saremo una quindicina con questo pacemaker più un’altra quindicina con quello poco avanti, e l’altra è che comincio a sentire i 33km sulle gambette. D’altronde, in allenamento non sono mai andato oltre i 35km e quindi sto entrando in “terra sconosciuta”! Lungo il ponte abbiamo continui rallentamenti ad elastico perché’ oramai quelli che non riescono a reggere il ritmo aumentano esponenzialmente. Ad ogni sorpasso si distrugge la struttura del gruppo, che si riforma poco dopo con uno sforzo aggiuntivo. A questo punto la concentrazione per tenere in ritmo è massima, mi accorgo chiaramente che se non penso a mettere un piede davanti all’altro alla velocità giusta, ecco, perdo metri. Stay focused. Anche il runner al mio fianco cede… sembra che improvvisamente qualcuno lo abbia zavorrato! Stay focused. Ad un certo punto un grido da dietro implora aiuto: “craaaaampi!!!”. Il pacemaker, dicendo ad una runner (tosta) di tenere il ritmo, rallenta a prestare soccorso. Solo allora realizzo che del nostro gruppetto siamo rimasti solo io, la runner tosta ed il pacemaker che, fenomeno, ci recupera. Stay focused. Mentre realizzo che il ponte sta finendo, il pacemaker da’ voce ai miei pensieri dicendo: “dai che è finito, sto ponte di merda!”: la cosa ovviamente va presa col beneficio del dubbio, vista la chiara mancanza di ossigeno ai nostri cervelli.
Entriamo quindi ufficialmente a Venezia costeggiando il Tronchetto. Purtroppo, finito il ponte parte una salituccia che al 37esimo km ti fa sentire di piombo, ma finisce pure quella e recupero un po’ in discesa. E’ alla fine della discesa che sento il pacemaker dire che abbiamo quasi 20’ per fare 4km, e con i pochi zuccheri rimasti riesco a calcolare di avere quindi quasi 2 minuti di margine sul tempo obiettivo. Non ho neanche finito di fare i conti che guardandomi attorno mi accorgo che il gruppo non esiste proprio più. Mi devo essere distratto ed ho perso alcuni metri, infatti il Garmin mi segna 4’45”/km. Provo ad accelerare ma trovo come un limite fisico alla forza che riesco ad imprimere al passo. Ci siamo, mi sono detto… fine delle scorte!! Riprovo, ma nulla da fare, il passo si assesta su un 5’/km, forse qualche secondo in più. Si parla tanto del “muro della maratona”, non ho esattamente idea di come sia e non credo di averlo veramente incontrato… ma era come se avessi il limitatore di velocità. Stay focused, stay focused. Adesso l’impegno è tutto concentrato nel tener teso l’elastico senza che si rompa, complicato dalla sequenza di quattordici ponti che obbliga a modificare continuamente la cadenza. Sono in modalità “ancora uno”: coraggio fai ancora un ponte, dai fai ancora un km, … e poi Piazza S. Marco, bagno di folla – letteralmente – con la gente che incita tutti. Non sei nessuno ma leggono il nome sul pettorale, e ti incoraggiano: fenomenali, avrei voluto ringraziarli tutti, ma chi si ferma è perduto! Accenno un sorrisino che pure mi pare difficile, mentre il Garmin mi dice che questa volta gli incitamenti non hanno prodotto effetti sul ritmo: sono sempre lì, con il limitatore! Ad un certo punto sento qualcuno che dice “coraggio, è l’ultimo ponte!” e avrei voluto baciarlo… un’altra volta. Infatti, dopo il ponte si vede l’arco dell’arrivo a Riva Sette Martiri, oramai il km 42 è superato e restano quelle poche manciate di metri che ti chiedi come mai siano così lunghe e… finito!
L’emozione di aver concluso è tale per cui mi dimentico di fermare il cronometro al polso, ma so già che il tempo è buono e sono estremamente soddisfatto. Con un passo da bradipo, quasi per compensare quello tenuto fino a prima, raggiungo la medaglia di finisher, la bottiglietta d’acqua, fermo finalmente il cronometro, c’è un fotografo, poi uno dell’organizzazione che mi chiede come è andata (ma lo chiede a tutti? Forse deve verificare che non si abbia bisogno di cure mediche?), e poi mi dicono massaggi in fondo spogliatoi a sinistra. Vado dritto ai massaggi, me li merito!
Tutto rallenta.
Se durante la gara è stato un crescendo di fatica, emozioni, cose, sensazioni, adesso non ho fretta. Mi faccio fare i massaggi, poi arriva Leonardo, con calma ci avviamo verso gli spogliatoi. Docce, poi cerchiamo un posto per mangiare qualcosa e non facciamo che parlare di come è andata, come ci siamo sentiti, quello che abbiamo visto. Prendiamo il vaporetto e poi il bus navetta verso Stra. Come staremo domani? Stavolta ci siamo allenati meglio dell’anno scorso. Ma lo sai che non sono neanche tanto distrutto? Certo che abbiamo fatto un buon tempo. Che ore sono? Le sei. Ci fermiamo alla pasticceria di stamattina?
Una gara dura un giorno... forse di più.
Buone corse!
Ed è ancora più valido per una maratona. Mi piace tantissimo tutta la preparazione, che va dal ritiro del pettorale agli istanti prima della gara, e la gara stessa, e poi il dopo-gara con gli amici.
Alla maratona di Venezia, i pettorali si ritirano il sabato e si corre la domenica: non potrebbe essere altrimenti, con 6000 iscritti. Questo significa che un serve un po’ di logistica in più: fortunatamente i genitori del mio amico runner Leonardo ci ospitano ad un’ora scarsa di macchina dai punti cruciali. Quindi, sabato andiamo a ritirare il pettorale e il pacco gara, e ne approfittiamo per fare un giro all’esposizione che è piuttosto grande. Non troviamo i magnetini per attaccare il numero, il venditore che li aveva ci dice che sono già finiti (eh sono una chicca!!): allora decidiamo che è il momento per una birra :) . Roba leggera, domani si corre. Torniamo alla base e ceniamo. A mezzogiorno, avevamo già mangiato un paio di grosse fette di crostata per fare l’integrazione glicidica… per far scorte insomma. Quindi la cena è abbastanza normale, non fosse che cerchiamo di evitare troppi grassi e proteine che adesso proprio non ci servono. Anche se sarebbe buona cosa dormire molto e bene, sappiamo che l’emozione ci impedirebbe comunque di addormentarci troppo presto, e poi c’è pure il cambio dell’ora per cui aspettiamo le 11 passate, puntiamo le sveglie e buonanotte.
5:30 – suona la sveglia! Oooookey, metto già la tenuta da corsa sotto la tuta da ginnastica e vado a lavarmi la faccia per svegliarmi un po’. Passo la crema idratante sui piedi: può sembrare una finezza eccessiva, ma arrivare in fondo a 42km senza una sola vescica, non ha prezzo! Scendo per la colazione, ci facciamo il caffè, succo, ed una serie inarrestabile di fette biscottate con la marmellata. Temo di essere arrivato a 10… vabbè. Le userò tutte! Tra una chiacchiera e l’altra arrivano le 6:30 che sulla nostra tabella coincide ad avviarsi per Stra, ci vuole un’oretta in macchina. Infatti arriviamo non troppo distanti dalla zona partenza alle 7:30, e dopo aver preparato le sacche andiamo in una pasticceria lì vicino a prendere un caffè. I minuti passano e l’emozione cresce, abbiamo un bisogno fisico di avvicinarci alla partenza e quindi andiamo. La gente aumenta a dismisura, c’è già qualcuno che si riscalda – ma non è troppo presto? – e ci avviamo verso la consegna delle sacche. Indossiamo le scarpe e lasciamo gli ultimi indumenti nelle sacche, che abbandoniamo sui camion che ce le porteranno all’arrivo. Come unici surplus una monetina per un altro caffè e il sacco della spazzatura a mo’ di spolverino usa e getta, per tenere “fuori” l’aria fredda nei minuti fermi che precedono la partenza. Fermi perché’ non passano, fermi perché’ non ci si muove! Hai preso gli zuccheri? Si, guarda qui, dico, facendo notare come la microtaschina dei pantaloncini zeppa di bustine mi fa sembrare un superdotato! Partiamo con un leggero riscaldamento in direzione del bar, sosta caffè e sosta tecnica, e poi ancora riscaldamento verso la zona partenza. E’ oramai ora di andare nei settori di partenza, sono nella terza “gabbia” mentre Leonardo è nella seconda: questo hanno fatto i 3 minuti di differenza nel nostro best dell’anno scorso! Ci diamo appuntamento dietro al pacemaker delle 3h10, da qualche parte attorno ai primi km. Nel lungo biscione di gente della partenza si aspetta, si chiacchiera con il vicino, ci si accorge che è uscito il sole e il sacchetto non serve più, si comincia a far prendere il GPS, ci si muove un po’ sul posto… e piano piano, arriva l’ora della partenza.
Sono le 9:00, e partono le handbike. Pochi minuti e comincia il conto alla rovescia, e finalmente poco dopo le 9:05 il lungo serpentone di quasi 6000 runners si avvia pesante, partendo come si avvierebbe un grosso tir carico. Fino a quando non passo sotto l’arco della partenza zampetto tranquillamente, ma attraversata quella porta inizia la gara ed entro in modalità strettamente agonistica :) … non resisto. Primo obiettivo, raggiungere Leonardo. Mi sposto sul bordo sinistro, che fortunatamente mi offre uno stretto corridoio, sufficiente per superare. Guardo il Garmin, e un po’ preoccupato vedo un 4:15. Spero che il pacemaker delle 3h10 non sia troppo distante altrimenti rischio di scoppiare! Fortunatamente poco dopo 1km, vedo dei palloncini blu e anche il mio compagno di corse. Cerchiamo di assestarci su un 4:30 ma così facendo notiamo che rischiamo di perdere il pacemaker: sarà il nostro GPS che va a farfalle o il pacemaker che sta esagerando un po’? Fatto sta che i primi km scorrono fluidi sempre qualche secondo sotto il tempo prefissato, guadagnando margine ma allo stesso tempo facendoci temere sulla nostra tenuta più avanti. La prima parte del percorso è lungo la riviera del brenta, con una serie di ville settecentesche di indubbio fascino. Intanto, passa il primo ristoro dei 5km, e il secondo ai 10km, e il terzo ai 15km… Lungo il percorso sono anche presenti dei gruppi musicali di vario genere e un sacco di gente. I bambini tendono le manine per dare il cinque e io non resisto, li devo dare tutti! Noto pure che fare questa cosa, con l’incitamento del pubblico, con gente che non ti conosce ma legge il nome sul pettorale e ti incoraggia “Dai Matteo, forza!!”, mi da’ una carica incredibile e mi sembra quasi di non sentire la stanchezza. Se non fosse che… poco dopo il ventesimo km, ho bisogno di fare pipì. Niente da fare, il tentativo di trattenermi mi sta affaticando inutilmente, porcaccia la miseriaccia: approfitto di un bordo strada a Marghera, la parte un po’ più bruttina del percorso, per una sosta tecnica. Leonardo si aggiunge ma è più rapido. Conto i secondi, … 20… 25… uff… a 35 secondi decido che è abbastanza e riparto, e vedo che Leonardo ha già guadagnato 20-30m. Accelero gradualmente, riprendo Leonardo e assieme andiamo a riprendere il gruppo dietro ai palloncini blu, dicendoci “Mi sa che questa la paghiamo poi…”, un po’ ridendo ma anche un po’ seri.
Perché la maratona non perdona! Non c’è cardiofrequenzimetro che conti, se sbagli il ritmo puoi anche non arrivare – o arrivare, ma male! – e questo lo avevamo messo in conto. Sappiamo bene di essere moooolto prossimi al nostro limite, ma siccome il nostro motto suona circa “no pain, no gain”, beh, avanti! Fatto sta che ci riesce di riattaccarci ai palloncini, dove il gruppo è ancora abbastanza compatto. Mi aspetto di cominciare a vedere defezioni dal trentesimo. E porcavacca è proprio il mio compagno di corse che comincia ad entrare in crisi, faticando a tenere il 4’30”/km proprio in prossimità del km 30, dove entriamo nel parco S. Giuliano, prima di uscire definitivamente da Mestre. Lo incito un po’, sperando che si tratti di una difficoltà più psicologica che fisica, ma dopo un po’ non lo vedo più e decido che è meglio che mi riavvicini al gruppo dei palloncini perché’ mi aspetto vento sul ponte.
Infatti, raggiungo giusto in tempo il gruppo mentre imbocchiamo il Ponte della Libertà, che ci porterà a Venezia, in laguna. Il pacemaker ci suggerisce di stargli dietro per sentire meno il vento e io obbedisco: intanto mi accorgo di due cose… una è che il gruppo si è notevolmente sfoltito, saremo una quindicina con questo pacemaker più un’altra quindicina con quello poco avanti, e l’altra è che comincio a sentire i 33km sulle gambette. D’altronde, in allenamento non sono mai andato oltre i 35km e quindi sto entrando in “terra sconosciuta”! Lungo il ponte abbiamo continui rallentamenti ad elastico perché’ oramai quelli che non riescono a reggere il ritmo aumentano esponenzialmente. Ad ogni sorpasso si distrugge la struttura del gruppo, che si riforma poco dopo con uno sforzo aggiuntivo. A questo punto la concentrazione per tenere in ritmo è massima, mi accorgo chiaramente che se non penso a mettere un piede davanti all’altro alla velocità giusta, ecco, perdo metri. Stay focused. Anche il runner al mio fianco cede… sembra che improvvisamente qualcuno lo abbia zavorrato! Stay focused. Ad un certo punto un grido da dietro implora aiuto: “craaaaampi!!!”. Il pacemaker, dicendo ad una runner (tosta) di tenere il ritmo, rallenta a prestare soccorso. Solo allora realizzo che del nostro gruppetto siamo rimasti solo io, la runner tosta ed il pacemaker che, fenomeno, ci recupera. Stay focused. Mentre realizzo che il ponte sta finendo, il pacemaker da’ voce ai miei pensieri dicendo: “dai che è finito, sto ponte di merda!”: la cosa ovviamente va presa col beneficio del dubbio, vista la chiara mancanza di ossigeno ai nostri cervelli.
Entriamo quindi ufficialmente a Venezia costeggiando il Tronchetto. Purtroppo, finito il ponte parte una salituccia che al 37esimo km ti fa sentire di piombo, ma finisce pure quella e recupero un po’ in discesa. E’ alla fine della discesa che sento il pacemaker dire che abbiamo quasi 20’ per fare 4km, e con i pochi zuccheri rimasti riesco a calcolare di avere quindi quasi 2 minuti di margine sul tempo obiettivo. Non ho neanche finito di fare i conti che guardandomi attorno mi accorgo che il gruppo non esiste proprio più. Mi devo essere distratto ed ho perso alcuni metri, infatti il Garmin mi segna 4’45”/km. Provo ad accelerare ma trovo come un limite fisico alla forza che riesco ad imprimere al passo. Ci siamo, mi sono detto… fine delle scorte!! Riprovo, ma nulla da fare, il passo si assesta su un 5’/km, forse qualche secondo in più. Si parla tanto del “muro della maratona”, non ho esattamente idea di come sia e non credo di averlo veramente incontrato… ma era come se avessi il limitatore di velocità. Stay focused, stay focused. Adesso l’impegno è tutto concentrato nel tener teso l’elastico senza che si rompa, complicato dalla sequenza di quattordici ponti che obbliga a modificare continuamente la cadenza. Sono in modalità “ancora uno”: coraggio fai ancora un ponte, dai fai ancora un km, … e poi Piazza S. Marco, bagno di folla – letteralmente – con la gente che incita tutti. Non sei nessuno ma leggono il nome sul pettorale, e ti incoraggiano: fenomenali, avrei voluto ringraziarli tutti, ma chi si ferma è perduto! Accenno un sorrisino che pure mi pare difficile, mentre il Garmin mi dice che questa volta gli incitamenti non hanno prodotto effetti sul ritmo: sono sempre lì, con il limitatore! Ad un certo punto sento qualcuno che dice “coraggio, è l’ultimo ponte!” e avrei voluto baciarlo… un’altra volta. Infatti, dopo il ponte si vede l’arco dell’arrivo a Riva Sette Martiri, oramai il km 42 è superato e restano quelle poche manciate di metri che ti chiedi come mai siano così lunghe e… finito!
L’emozione di aver concluso è tale per cui mi dimentico di fermare il cronometro al polso, ma so già che il tempo è buono e sono estremamente soddisfatto. Con un passo da bradipo, quasi per compensare quello tenuto fino a prima, raggiungo la medaglia di finisher, la bottiglietta d’acqua, fermo finalmente il cronometro, c’è un fotografo, poi uno dell’organizzazione che mi chiede come è andata (ma lo chiede a tutti? Forse deve verificare che non si abbia bisogno di cure mediche?), e poi mi dicono massaggi in fondo spogliatoi a sinistra. Vado dritto ai massaggi, me li merito!
Tutto rallenta.
Se durante la gara è stato un crescendo di fatica, emozioni, cose, sensazioni, adesso non ho fretta. Mi faccio fare i massaggi, poi arriva Leonardo, con calma ci avviamo verso gli spogliatoi. Docce, poi cerchiamo un posto per mangiare qualcosa e non facciamo che parlare di come è andata, come ci siamo sentiti, quello che abbiamo visto. Prendiamo il vaporetto e poi il bus navetta verso Stra. Come staremo domani? Stavolta ci siamo allenati meglio dell’anno scorso. Ma lo sai che non sono neanche tanto distrutto? Certo che abbiamo fatto un buon tempo. Che ore sono? Le sei. Ci fermiamo alla pasticceria di stamattina?
Una gara dura un giorno... forse di più.
Buone corse!
venerdì 10 ottobre 2014
Provato l'allenamento doppio!
Spesso i professionisti fanno un allenamento la mattina ed uno la sera, ed ero curioso di provare la sensazione. Era un poco che volevo provare, e mi era solamente mancata l'occasione.
Domenica.
Coincide con l'inizio della terzultima settimana prima della maratona di Venezia, e a far bene dovrei fare un altro lunghissimo. Fatto sta che ho gia' messo il 35k sette giorni prima e farne un altro probabilmente mi sovraccaricherebbe troppo, e la domenica prossima non va bene perche' devo iniziare lo scarico. E poi gli amici dei 33TT hanno organizzato una corsa in compagnia, alle 8 in punto del mattino, di circa 20k. E allora perche' non aggiungere i km mancanti la sera, per superare i 30 giornalieri senza sovraccaricare troppo?
Fatta.
Alle otto sono li', e partiamo con il sole ancora un po' nascosto dalle nuvolette mattutine. Il freschetto rende l'andatura di 5 min/km quasi troppo facile, ma il gruppo e' eterogeneo e partiamo con calma, ci aggiusteremo poi. Comincia una lenta progressione e pian piano a diverse andature il gruppo si frammenta: arriviamo al giro di boa a circa 4:40 min/km, il sole e' uscito e le mie maniche lunghe si sono rivelate un azzardo. Vabbe', sudero'. Anche sul ritorno, forse aiutati dalla leggerissima discesa della ciclabile che accompagna l'Adige, andiamo in progressione inesorabile fino a che restiamo solo in due a sfrecciare (beh per me e' sfrecciare, per altri no!!) a 4:15 min/km fino a destinazione. Li' aspettiamo tutti, due saluti e appuntamento alla settimana successiva: concordiamo che l'iniziativa e' buona e che in compagnia si corre meglio, si sa! Prima parte fatta, sono 23k tutto compreso. Il resto della giornata si svolge normalmente, sto solo attento a non mangiare cose troppo difficili da digerire... e arrivano le 7 di sera.
Secondo giro!
Mi accorgo subito che ho aspettato un po' troppo, e' gia' buio e il mio solito giro in ciclabile non e' fattibile, quindi opto per cercare di fare un percorso cittadino attorno a Rovereto. E' piccola Rovereto, quindi cerchero' di stare "esterno", con l'obiettivo di totalizzare circa 15k. Parto dubbioso: come la prenderanno le mie gambe? Con gran stupore, mi accorgo che parto scioltissimo, con un ritmo deciso (sui 4:20 min/km) e senza soffrirlo. La paghero' poi? Speriamo che i lunghissimi mi abbiano dato un po' di gamba... Il percorso cittadino non e' male, anche se non mi piacciono molto incroci ed attraversamenti, quindi seguo un andamento "a chiocciola" per evitarli. I km passano e quasi non li sento, al punto che sugli ultimi scendo anche sotto i 4:10, per finire con quasi 14k davanti a casa. Sensazioni ottime, gambe ok e soprattutto nessun risentimento il giorno successivo. E sono riuscito a fare quasi 37k in un giorno.
Concludendo: mi sembra un ottima alternativa di allenamento per "far km" anche a discreta velocita' senza sovraccaricarsi troppo. Se da una parte per la maratona farsi un lunghissimo da 35k tutto d'un fiato e' necessario, anche tenere alto il chilometraggio con allenamenti di questo tipo mi sembra un'ottima opzione. Azzardo l'ipotesi che aiuti pure a migliorare il recupero. Lo rifaro' certamente!
Domenica.
Coincide con l'inizio della terzultima settimana prima della maratona di Venezia, e a far bene dovrei fare un altro lunghissimo. Fatto sta che ho gia' messo il 35k sette giorni prima e farne un altro probabilmente mi sovraccaricherebbe troppo, e la domenica prossima non va bene perche' devo iniziare lo scarico. E poi gli amici dei 33TT hanno organizzato una corsa in compagnia, alle 8 in punto del mattino, di circa 20k. E allora perche' non aggiungere i km mancanti la sera, per superare i 30 giornalieri senza sovraccaricare troppo?
Fatta.
Alle otto sono li', e partiamo con il sole ancora un po' nascosto dalle nuvolette mattutine. Il freschetto rende l'andatura di 5 min/km quasi troppo facile, ma il gruppo e' eterogeneo e partiamo con calma, ci aggiusteremo poi. Comincia una lenta progressione e pian piano a diverse andature il gruppo si frammenta: arriviamo al giro di boa a circa 4:40 min/km, il sole e' uscito e le mie maniche lunghe si sono rivelate un azzardo. Vabbe', sudero'. Anche sul ritorno, forse aiutati dalla leggerissima discesa della ciclabile che accompagna l'Adige, andiamo in progressione inesorabile fino a che restiamo solo in due a sfrecciare (beh per me e' sfrecciare, per altri no!!) a 4:15 min/km fino a destinazione. Li' aspettiamo tutti, due saluti e appuntamento alla settimana successiva: concordiamo che l'iniziativa e' buona e che in compagnia si corre meglio, si sa! Prima parte fatta, sono 23k tutto compreso. Il resto della giornata si svolge normalmente, sto solo attento a non mangiare cose troppo difficili da digerire... e arrivano le 7 di sera.
Secondo giro!
Mi accorgo subito che ho aspettato un po' troppo, e' gia' buio e il mio solito giro in ciclabile non e' fattibile, quindi opto per cercare di fare un percorso cittadino attorno a Rovereto. E' piccola Rovereto, quindi cerchero' di stare "esterno", con l'obiettivo di totalizzare circa 15k. Parto dubbioso: come la prenderanno le mie gambe? Con gran stupore, mi accorgo che parto scioltissimo, con un ritmo deciso (sui 4:20 min/km) e senza soffrirlo. La paghero' poi? Speriamo che i lunghissimi mi abbiano dato un po' di gamba... Il percorso cittadino non e' male, anche se non mi piacciono molto incroci ed attraversamenti, quindi seguo un andamento "a chiocciola" per evitarli. I km passano e quasi non li sento, al punto che sugli ultimi scendo anche sotto i 4:10, per finire con quasi 14k davanti a casa. Sensazioni ottime, gambe ok e soprattutto nessun risentimento il giorno successivo. E sono riuscito a fare quasi 37k in un giorno.
Concludendo: mi sembra un ottima alternativa di allenamento per "far km" anche a discreta velocita' senza sovraccaricarsi troppo. Se da una parte per la maratona farsi un lunghissimo da 35k tutto d'un fiato e' necessario, anche tenere alto il chilometraggio con allenamenti di questo tipo mi sembra un'ottima opzione. Azzardo l'ipotesi che aiuti pure a migliorare il recupero. Lo rifaro' certamente!
martedì 30 settembre 2014
Una 30Trentina strategica
Quando si prepara una maratona come si deve, bisogna pianificare almeno un pochino quando come e dove si vogliono fare i lunghissimi. Pero', per quanto io ami la corsa, mi risulta piuttosto difficile riuscire a fare decentemente i lunghissimi da 30-35k da solo, ed allora solitamente mi accordo con il mio collega runner Leonardo.
Fare i lunghissimi in compagnia e' tutta un'altra cosa: ci si tira a vicenda, ad un certo punto A tira B e dopo qualche km, B tira A, il tempo passa leggero, si fanno due chiacchiere (il fiato dovrebbe essere sufficiente durante un lunghissimo!). Resta pero' un problema logistico: acqua, sali, rifornimenti in genere, devono essere pianificati, magari scegliendo un percorso con fontanelle, ecc.
E se invece qualcuno organizzasse una gara lunga alcune settimane prima della maratona che tu hai scelto? Perfetto! Ecco quindi che gli organizzatori della 30Trentina, collocandosi 4 settimane prima della maratona di Venezia hanno fatto bingo: infatti, nelle ultime due edizioni hanno totalizzato rispettivamente circa 200, 400 e in questa 800 iscritti... di questo passo dove arriveranno???
Per me (noi, io e amico runner) e' stata l'occasione per il lunghissimo da 35k.
Arriviamo stra-presto a Levico nella nebbia mattutina, prendiamo il pettorale e ci rifugiamo in un bar sperando che si apra un poco la visuale... intanto prendiamo due caffe' (a testa, ovviamente!!) aspettando che sia il momento giusto per prepararsi, osservando i vari runner che come noi stanno arrivando. Partiremo prima, ci diciamo: dobbiamo fare 5k in piu', quindi visto che la gara parte alle 10, alle 9:30 noi cominceremo dietro alla partenza, in direzione opposta.
Ok, e' quasi ora, usciamo e pare che il sole pallido cominci a fare breccia nella nebbia. Cerottini nei punti critici, numero su maglietta, GPS, prima allacciatura delle scarpe, fascetta per il sudore e consegna della sacca. Pronti. Seconda allacciatura scarpe, quella definitiva, mentre il GPS cerca i satelliti. Sono le 9:30 o poco piu', partiamo in direzione esattamente contraria, mentre molti altri si riscaldano, e ci richiudiamo piu' volte su un giretto di circa 1km dietro alla partenza. Pian piano il sole consuma la nebbia, la gente che si riscalda si ferma e si ammassa alla partenza, e restiamo solo noi e altri 3-4 a macinare i primi km anticipati. 5km! Arriviamo giusti alla partenza sul quinto, quando lo speaker annuncia che manca 1 minuto, ok perfetto, ci sta un pochino di stretching e il reset del Garmin per tracciare il percorso della 30Trentina (dopotutto e' una gara, e l'agonismo ce l'ho nel sangue!).
Si parte! Siamo proprio gli ultimi ad attraversare la linea, in fondo a tutto il gruppone che si appresta a percorrere 30km, o in alternativa la staffetta 15+15km. Come sempre ci vuole un po' per prendere il ritmo, il gruppo e' piuttosto compatto e lento ma in qualche modo ci assestiamo sul target di 4:40min/km, secondo piu' secondo meno. I km passano, siamo freschi, l'altimetria e' un po' variabile e quindi il ritmo non e' costante ma lo sforzo si. Si chiacchiera volentieri, l'aria e' frizzante, il paesaggio bellissimo, ma il sole si fa comunque sentire, saranno 18 gradi. Ci mettiamo quasi 10km a raggiungere la parte della corsa che tiene circa il nostro ritmo, anche se ogni tanto ho l'impressione di rallentare e quindi supero qualcuno. Leonardo ogni tanto mi avverte che la gara e' ancora lunga ma oggi sto veramente bene... quei "momenti di grazia" sportiva che vanno colti!! Infatti per alcuni km, in particolare il 15, 16 e il 17, la strada vola sotto i nostri piedi, complice il panorama del lago di Caldonazzo, e non ci pare quasi neanche di faticare. Dal quindicesimo km, pero', ai ristori scompaiono le bottigliette e ci sono solo i bicchieri: oltre alla difficolta' di bere in corsa dal bicchiere, ho la sensazione di non bere a sufficienza e infatti dopo il ristoro dei 21k il bicchiere riempito a meta' non mi basta. Poche decine di metri dopo la sete mi tormenta e devo fermarmi a bere ad una fontana... piccola critica agli organizzatori: piu' bottigliette!!
Comincia la salita: l'altimetria sulla carta mi spaventava un po', ma scopro che in realta' e' molto dolce e ci permette di mantenere il ritmo, a seconda dei tratti, tra i 5 e i 20 secondi al km in piu' della media target, perfetto. Nonostante cio' la fatica si accumula, il sole si fa caldo - giornata spendida, adesso avremmo superato i 20 gradi - e sono proprio gli ultimi 200m della salita, attorno al km 25 (che era il trentesimo per noi), quelli piu' duri. La consapevolezza del fatto che poi sarebbe partita una leggera discesa di quasi 5km mi fa fare un ultimo sforzo per non calare troppo il ritmo, e poi, gambe a ruota libera. Leonardo, un po' meno sicuro sulla discesa, mi dice di andare. Sfioro i 4min/km in discesa e nonostante cio' ho la sensazione di riposare, anche se so che i muscoli stanno tenendo pedantemente conto di ogni metro.
Continuo sulla riva del lago di Levico, che spiana, cercando di mantenere un buon ritmo. Oramai il mio contachilometri interno ha superato abbondantemente i 30, territorio inesplorato per gli allenamenti di quest'anno. Infatti, arriva la crisi - penso psicologica - al km 28 della gara: nulla puo' la vista del lago, non riesce a distrarmi dalla stanchezza. Il ritmo peggiora fino ad un 5:10min/km che cerco di tamponare con tutte le mie forze. E poi, succede una cosa che mi fa capire quanto "la testa" sia importante nelle corse lunghe: due runner mi superano. Con uno scatto di orgoglio (non per la posizione in classifica, quella e' irrilevante!!) cerco di non perderli e scopro di potercela fare, non senza sforzo, ed arrivo a tenere per tutto l'ultimo km addirittura un 4:30min/km!!
Attraversare il traguardo e' una soddisfazione enorme: finisco in 2h18'30", con delle ottime sensazioni durante la gara, che si e' svolta in un paesaggio splendido. Credo proprio che la rifaro' anche il prossimo anno, e quello dopo, e quello dopo ancora, e ancora...
Fare i lunghissimi in compagnia e' tutta un'altra cosa: ci si tira a vicenda, ad un certo punto A tira B e dopo qualche km, B tira A, il tempo passa leggero, si fanno due chiacchiere (il fiato dovrebbe essere sufficiente durante un lunghissimo!). Resta pero' un problema logistico: acqua, sali, rifornimenti in genere, devono essere pianificati, magari scegliendo un percorso con fontanelle, ecc.
E se invece qualcuno organizzasse una gara lunga alcune settimane prima della maratona che tu hai scelto? Perfetto! Ecco quindi che gli organizzatori della 30Trentina, collocandosi 4 settimane prima della maratona di Venezia hanno fatto bingo: infatti, nelle ultime due edizioni hanno totalizzato rispettivamente circa 200, 400 e in questa 800 iscritti... di questo passo dove arriveranno???
Per me (noi, io e amico runner) e' stata l'occasione per il lunghissimo da 35k.
Arriviamo stra-presto a Levico nella nebbia mattutina, prendiamo il pettorale e ci rifugiamo in un bar sperando che si apra un poco la visuale... intanto prendiamo due caffe' (a testa, ovviamente!!) aspettando che sia il momento giusto per prepararsi, osservando i vari runner che come noi stanno arrivando. Partiremo prima, ci diciamo: dobbiamo fare 5k in piu', quindi visto che la gara parte alle 10, alle 9:30 noi cominceremo dietro alla partenza, in direzione opposta.
Ok, e' quasi ora, usciamo e pare che il sole pallido cominci a fare breccia nella nebbia. Cerottini nei punti critici, numero su maglietta, GPS, prima allacciatura delle scarpe, fascetta per il sudore e consegna della sacca. Pronti. Seconda allacciatura scarpe, quella definitiva, mentre il GPS cerca i satelliti. Sono le 9:30 o poco piu', partiamo in direzione esattamente contraria, mentre molti altri si riscaldano, e ci richiudiamo piu' volte su un giretto di circa 1km dietro alla partenza. Pian piano il sole consuma la nebbia, la gente che si riscalda si ferma e si ammassa alla partenza, e restiamo solo noi e altri 3-4 a macinare i primi km anticipati. 5km! Arriviamo giusti alla partenza sul quinto, quando lo speaker annuncia che manca 1 minuto, ok perfetto, ci sta un pochino di stretching e il reset del Garmin per tracciare il percorso della 30Trentina (dopotutto e' una gara, e l'agonismo ce l'ho nel sangue!).
Si parte! Siamo proprio gli ultimi ad attraversare la linea, in fondo a tutto il gruppone che si appresta a percorrere 30km, o in alternativa la staffetta 15+15km. Come sempre ci vuole un po' per prendere il ritmo, il gruppo e' piuttosto compatto e lento ma in qualche modo ci assestiamo sul target di 4:40min/km, secondo piu' secondo meno. I km passano, siamo freschi, l'altimetria e' un po' variabile e quindi il ritmo non e' costante ma lo sforzo si. Si chiacchiera volentieri, l'aria e' frizzante, il paesaggio bellissimo, ma il sole si fa comunque sentire, saranno 18 gradi. Ci mettiamo quasi 10km a raggiungere la parte della corsa che tiene circa il nostro ritmo, anche se ogni tanto ho l'impressione di rallentare e quindi supero qualcuno. Leonardo ogni tanto mi avverte che la gara e' ancora lunga ma oggi sto veramente bene... quei "momenti di grazia" sportiva che vanno colti!! Infatti per alcuni km, in particolare il 15, 16 e il 17, la strada vola sotto i nostri piedi, complice il panorama del lago di Caldonazzo, e non ci pare quasi neanche di faticare. Dal quindicesimo km, pero', ai ristori scompaiono le bottigliette e ci sono solo i bicchieri: oltre alla difficolta' di bere in corsa dal bicchiere, ho la sensazione di non bere a sufficienza e infatti dopo il ristoro dei 21k il bicchiere riempito a meta' non mi basta. Poche decine di metri dopo la sete mi tormenta e devo fermarmi a bere ad una fontana... piccola critica agli organizzatori: piu' bottigliette!!
Comincia la salita: l'altimetria sulla carta mi spaventava un po', ma scopro che in realta' e' molto dolce e ci permette di mantenere il ritmo, a seconda dei tratti, tra i 5 e i 20 secondi al km in piu' della media target, perfetto. Nonostante cio' la fatica si accumula, il sole si fa caldo - giornata spendida, adesso avremmo superato i 20 gradi - e sono proprio gli ultimi 200m della salita, attorno al km 25 (che era il trentesimo per noi), quelli piu' duri. La consapevolezza del fatto che poi sarebbe partita una leggera discesa di quasi 5km mi fa fare un ultimo sforzo per non calare troppo il ritmo, e poi, gambe a ruota libera. Leonardo, un po' meno sicuro sulla discesa, mi dice di andare. Sfioro i 4min/km in discesa e nonostante cio' ho la sensazione di riposare, anche se so che i muscoli stanno tenendo pedantemente conto di ogni metro.
Continuo sulla riva del lago di Levico, che spiana, cercando di mantenere un buon ritmo. Oramai il mio contachilometri interno ha superato abbondantemente i 30, territorio inesplorato per gli allenamenti di quest'anno. Infatti, arriva la crisi - penso psicologica - al km 28 della gara: nulla puo' la vista del lago, non riesce a distrarmi dalla stanchezza. Il ritmo peggiora fino ad un 5:10min/km che cerco di tamponare con tutte le mie forze. E poi, succede una cosa che mi fa capire quanto "la testa" sia importante nelle corse lunghe: due runner mi superano. Con uno scatto di orgoglio (non per la posizione in classifica, quella e' irrilevante!!) cerco di non perderli e scopro di potercela fare, non senza sforzo, ed arrivo a tenere per tutto l'ultimo km addirittura un 4:30min/km!!
Attraversare il traguardo e' una soddisfazione enorme: finisco in 2h18'30", con delle ottime sensazioni durante la gara, che si e' svolta in un paesaggio splendido. Credo proprio che la rifaro' anche il prossimo anno, e quello dopo, e quello dopo ancora, e ancora...
domenica 21 settembre 2014
Selvaggiamente Strongmanrun 2014!
La Fisherman's Friend Strongmanrun (per chi non la conoscesse: http://strongmanrun.it/) ha un enorme merito. Nella sua prima edizione del 2012, ha costituito il movente per l'inizio della mia vita da runner. E quest'anno siamo gia' alla terza edizione, ed ovviamente le ho corse tutte: per la prima, ignaro, non mi ero travestito... grande disagio!! Quindi, anche quest'anno dovevo pensare ad un travestimento, ma il fatto che ero negli USA per lavoro a cavallo di uno sciopero aereo il giorno prima della gara, mi aveva fatto desistire da una preparazione anticipata.
Eh ma tutto va liscio: arrivo il giorno prima puntuale, dormo, mi sveglio e devo pensare subito ad un travestimento. Fortunatamente, esce un costume di carnevale di mio fratello, un cannibale con pure talismano con teschietto, fantastico. Approved!
La gare e' alle 14:00, quindi pranzo leggero alle 10 circa. Baratto psicologicamente il solito riso in bianco con le tagliatelle al ragu', tanto la gara non e' di quelle impegnative. E poi sono gia' pronte: microonde e via :) Tra un preparativo cannibale e l'altro arriva rapidamente l'ora X, quella in cui piazzarsi per non partire proprio per ultimi, con davanti 5500 persone. Passo a salutare i miei amici babbi natali che trascineranno la renna e raggiungo i miei amici ballerini in tutu' alla partenza. Passo tra soldati, carcerati, piselloni, sciatori, uomini-bottiglia e altre amenita'. Che so, credo di aver visto proprio di tutto!
Countdown: 10... 9... ... 3... 2... 1... Bam! Petardi, getti di vapore e coriandolini! Ovviamente, siamo ancora fermi, anzi no zompettiamo allegramente. Ah ecco un poco si corricchia... passiamo sotto l'arco della partenza, saluto i ballerini e scappo in avanti, per evitare troppa folla agli ostacoli.
La corsa... la corsa non e' un elemento dominante alla Strongmanrun. Gli ostacoli lo sono! Bellissimo lo scivolo con atterraggio nell'acqua, ma anche la montagna di terra con fango successivo e idranti: quello vestito da soldato sembra appena sbarcato dopo il D-day, epico. Le mie frangette di paglietta tendono un po' ad appesantirsi con tutta quest'acqua... ma quello che non ha proprio prezzo e' ergersi in cima all'ostacolo di balle di paglia (oh saranno stati 4-5m!), osservare la folla, alzare il talismano, urlare come un servaggio - aaaaaarraragaggggghhhh! - e sentire la folla r i s p o n d e r e ! E la gente?? E la gente?? Fantastica! Bimbi che vogliono battere il cinque, tifo ovunque, e siparietti da una parte all'altra della strada come: "Tuo marito, corre?" "No!" "Ma non era iscritto?" "Si, ma e' quello che si fa portare sulla barella dai quattro infermieri!". Eh, succede alla Strong.
Ogni tanto lancio un voodoo agli spettatori con il mio talismano. C'e' pure chi gradisce. Dopo ogni ostacolo, riprendere a correre e' dura, le scarpe zuppe e piene di terra. Per "fortuna" verso la fine del giro c'e' la piscina che almeno sostituisce un poco la terra con qualche litro d'acqua. Pure il fotografo mi ha aiutato ad uscire, avevo il talismano in una mano e le frangette di paglia del copricapo nell'altra.... ero in difficolta'! Alla fine del primo giro un po' mi chiedo se ce la faro' veramente a finire pure il secondo.
Al secondo giro sai cosa ti aspetta. Ma la stanchezza rende gli ostacoli... diversi. In particolare il passaggio al torrente Leno - gelido come la morte - vuoi per la stanchezza, vuoi per un po' di affollamento in piu', risulta un poco piu' lungo, quel cicinin che basta per eliminare ogni sensazione dalle gambe. Ogni proprio. Anche il fatto di averle. Devo camminare per 20 secondi prima di ripartire a correre per essere sicuro che rispondano correttamente ai comandi, e altri 20 per smettere di sentire tutti quegli spillini ahi ahi. Ma Strongmen never cry, quindi avanti senza fiatare! Manca poco, pochissimo, provo a spingere un po' di piu', la piscina mi rallenta (e tutto il nuoto che ho fatto a che e' servito? che mezza calzetta) ma tanto e' l'ultimo ostacolo, cerco di accelerare e le gambe, potessero, mi manderebbero a quel paese. Lo fanno, esattamente dopo il traguardo, con le ginocchia che cedono, mentre le ragazze all'arrivo mi danno la medaglia da Strongman e il fotografo mi dice "ehi ma tu sei quello che ho tirato fuori dalla piscina!!"... Eh! E su questo mio "Eh!" nato dall'incontro casuale di due sinapsi in carenza di glucosio, mi scatta la foto che poi scopriro' far parte della lista "the best of" sul sito ufficiale... aho! Ero totalmente assente!
Riepilogando, 19.5km, 13 ostacoli, 2 ore 3 minuti e qualche secondo, e un sorriso stampato in faccia dall'inizio alla fine. Ne vale la pena.
Consiglio: correre una gara per eliminare il jet-lag!
Eh ma tutto va liscio: arrivo il giorno prima puntuale, dormo, mi sveglio e devo pensare subito ad un travestimento. Fortunatamente, esce un costume di carnevale di mio fratello, un cannibale con pure talismano con teschietto, fantastico. Approved!
La gare e' alle 14:00, quindi pranzo leggero alle 10 circa. Baratto psicologicamente il solito riso in bianco con le tagliatelle al ragu', tanto la gara non e' di quelle impegnative. E poi sono gia' pronte: microonde e via :) Tra un preparativo cannibale e l'altro arriva rapidamente l'ora X, quella in cui piazzarsi per non partire proprio per ultimi, con davanti 5500 persone. Passo a salutare i miei amici babbi natali che trascineranno la renna e raggiungo i miei amici ballerini in tutu' alla partenza. Passo tra soldati, carcerati, piselloni, sciatori, uomini-bottiglia e altre amenita'. Che so, credo di aver visto proprio di tutto!
Countdown: 10... 9... ... 3... 2... 1... Bam! Petardi, getti di vapore e coriandolini! Ovviamente, siamo ancora fermi, anzi no zompettiamo allegramente. Ah ecco un poco si corricchia... passiamo sotto l'arco della partenza, saluto i ballerini e scappo in avanti, per evitare troppa folla agli ostacoli.
La corsa... la corsa non e' un elemento dominante alla Strongmanrun. Gli ostacoli lo sono! Bellissimo lo scivolo con atterraggio nell'acqua, ma anche la montagna di terra con fango successivo e idranti: quello vestito da soldato sembra appena sbarcato dopo il D-day, epico. Le mie frangette di paglietta tendono un po' ad appesantirsi con tutta quest'acqua... ma quello che non ha proprio prezzo e' ergersi in cima all'ostacolo di balle di paglia (oh saranno stati 4-5m!), osservare la folla, alzare il talismano, urlare come un servaggio - aaaaaarraragaggggghhhh! - e sentire la folla r i s p o n d e r e ! E la gente?? E la gente?? Fantastica! Bimbi che vogliono battere il cinque, tifo ovunque, e siparietti da una parte all'altra della strada come: "Tuo marito, corre?" "No!" "Ma non era iscritto?" "Si, ma e' quello che si fa portare sulla barella dai quattro infermieri!". Eh, succede alla Strong.
Ogni tanto lancio un voodoo agli spettatori con il mio talismano. C'e' pure chi gradisce. Dopo ogni ostacolo, riprendere a correre e' dura, le scarpe zuppe e piene di terra. Per "fortuna" verso la fine del giro c'e' la piscina che almeno sostituisce un poco la terra con qualche litro d'acqua. Pure il fotografo mi ha aiutato ad uscire, avevo il talismano in una mano e le frangette di paglia del copricapo nell'altra.... ero in difficolta'! Alla fine del primo giro un po' mi chiedo se ce la faro' veramente a finire pure il secondo.
Al secondo giro sai cosa ti aspetta. Ma la stanchezza rende gli ostacoli... diversi. In particolare il passaggio al torrente Leno - gelido come la morte - vuoi per la stanchezza, vuoi per un po' di affollamento in piu', risulta un poco piu' lungo, quel cicinin che basta per eliminare ogni sensazione dalle gambe. Ogni proprio. Anche il fatto di averle. Devo camminare per 20 secondi prima di ripartire a correre per essere sicuro che rispondano correttamente ai comandi, e altri 20 per smettere di sentire tutti quegli spillini ahi ahi. Ma Strongmen never cry, quindi avanti senza fiatare! Manca poco, pochissimo, provo a spingere un po' di piu', la piscina mi rallenta (e tutto il nuoto che ho fatto a che e' servito? che mezza calzetta) ma tanto e' l'ultimo ostacolo, cerco di accelerare e le gambe, potessero, mi manderebbero a quel paese. Lo fanno, esattamente dopo il traguardo, con le ginocchia che cedono, mentre le ragazze all'arrivo mi danno la medaglia da Strongman e il fotografo mi dice "ehi ma tu sei quello che ho tirato fuori dalla piscina!!"... Eh! E su questo mio "Eh!" nato dall'incontro casuale di due sinapsi in carenza di glucosio, mi scatta la foto che poi scopriro' far parte della lista "the best of" sul sito ufficiale... aho! Ero totalmente assente!
Riepilogando, 19.5km, 13 ostacoli, 2 ore 3 minuti e qualche secondo, e un sorriso stampato in faccia dall'inizio alla fine. Ne vale la pena.
Consiglio: correre una gara per eliminare il jet-lag!
lunedì 1 settembre 2014
Triweek Lavarone
Sono sopravvissuto! Un'esperienza che val la pena raccontare...
Abituato alla corsa, con poche cose da preparare, la sera prima metto assieme muta, occhialini, caschetto, vestiti, scarpe, ecc ecc un sacco di roba ma credo di avere tutto. Per non pensare troppo alla gara vado a fami un giretto e a bermi una birra.
Mattino, colazione abbondante. Arrivo prestissimo a prendere il pacco gara all'APT di Gionghi: alle 11, quando la gara parte alle 15... bene, ho pure il tempo di mangiarmi il bussolotto di riso in bianco che mi ero preparato. Bere un caffe' al bar. Cincischiare un po' qui un po' li', chiedendo consigli ai piu' veterani (scoprendo che ci sono molti come me, alla prima o seconda esperienza).
Insomma il tempo passa e arrivano le 13, quando e' prevista l'apertura della zona cambio lido lago di Lavarone sud. Porta la bicicletta, prepara il caschetto e gli occhiali, le scarpe, i gel energetici, il pettorale... insomma ci metto tipo un'ora e mezzo continuando a pensare se posso aver dimenticato qualche cosa. In ogni caso, alle 14:30 all'altoparlante dicono che la zona cambio chiude e quindi volenti o nolenti, tutti fuori. C'e' il briefing. E l'organizzatore ci racconta il percorso, vedete quella boa li, come e dove si entra in zona cambio, come e' dura la salita, occhio alle radici, mi raccomando, e siccome tanto non mi ricorderei comunque ne aproffitto per infilare la muta (prestata), operazione tutt'altro che semplice. Ma possibile. Quando finisce col briefing, finisco pure con la meta' sotto della muta, e mi volto verso un altro triatleta: "ma ci sono le indicazioni vero?" "spero perche' gia' non mi ricordo piu' nulla" mi risponde. Oooookey. E ci avviamo tutti e 150 i temerari verso la zona nord, dove si parte, scalzi sui sassetti. Il versante alberato del lago si trasforma in un grande pisciatoio a cielo aperto e perche' no, partecipo anche io a questa concimata collettiva.
Arrivati alla zona partenza, comincio a pensare che forse dal lago non ci esco: tipo che mia figlia, la mattina, mi fa: "Sai papa', il triathlon. Secondo me tu muori". Minchia!! Ma oh!? E allora per sdrammatizzare lo racconto al mio vicino che se la sghignazza, e gia' che ci siamo ci aiutiamo a vicenda con le mute, parte superiore. Non banale. Tutto bello inguainato, sento che le donne stanno gia' per partire e quindi comincio a cacciare su la cuffia e gli occhialini, e faccio un po' di movimenti alle braccia che sembro un pro ma in realta' sono un nuotatore dell'ultim'ora. Infatti quando arriva il turno degli uomini, i piu' fighi sono gia' nell'acqua fino alla vita e io sono ancora sulla spiaggia: eh si, devo evitare l'effetto tonnara, altrimenti vado sotto e mi tocca dar ragione a mia figlia. Ecco ecco... pronti.... via! Guarda come sguazzano... ancora un po'... ancora un po'... ecco vado pure io.
Due bracciate. Un piede in faccia. Uh. Altre due bracciate, altro piede. Beh aspetto.... riparto... due bracciate e quello al mio lato sguazza cosi' tanto (non ci arriva in fondo cosi', eh) che invece che inspirare aria inghiotto i suoi getti. Argshh sputtttt puah sputtt! Anf anf anf ssssspuuuttttt! Ok: piano B, la rana del pensionato. Mi faccio con gran nonchalanche i primi 100m con la rana del pensionato, quella che non metti mai sotto la testa. Il gesto non e' molto atletico ma efficace, al punto che sono il primo degli ultimi e almeno lo sguazzatore impazzito mi resta alle spalle. A quel punto non mi sembra piu' di essere in una pescicoltura e ricomincio con lo stile libero, poco stile e molto libero. Ma in qualche modo accelero e mi ritrovo isolato. Ci metto un pochino a trovare il ritmo respiro-bracciata, ogni tanto una pausa a dorso, ma gli ultimi 300-400 metri mi riescono abbastanza bene, quasi ininterrotti, credo di averne anche superato uno. Son soddisfazioni!
Primo cambio! Esco dall'acqua e vedo dei tipi che aiutano ad uscire. "Perche' poi?" penso io, non fosse che i primi passi che faccio fuori dall'acqua sono inevitabilmente devianti a sinistra. Non importa quanto io mi sforzi: tiro a sinistra. Correndo un po' di sbieco verso una apparente destra ritrovo la retta via e comincio la studiata procedura di cambio: togliere occhialini, cuffia, slacciare la muta, tirare la cerniera, fuori un braccio, fuori l'altro, arrotolare alla vita e correre in zona cambio. Efficacissimo. Fino a qui. Poi inizia il cambio piu' lungo della storia del triathlon, credo. Mi asciugo i piedini, mi infilo i calzini, ... c'e' chi parte scalzo ed infila i piedi nelle scarpe gia' incastrate nei pedali dalla sella della bici. Cmq, via!
Pedalare! Premetto, esclusa la domenica scorsa, saranno dieci anni che non vado in MTB seriamente. Quindi sapevo che avrei avuto da soffrire. Nonostante il giorno prima mio figlio mi avesse incoraggiato dicendomi: "Tanto tu in bici sei forte". Grazie. Ma non basta! Prima salita, sterrata: gia' sbando e quasi cado: ottimo! Nonstante un'altimetria apparentemente a triangolo sulla carta, la tappa MTB appare invece come una interminabile salita punteggiata da piccole discese. Alcune salite sono tali per cui se perdo l'appoggio, devo scendere e spingere fino al primo spiazzo per riprendere grip. Tra l'altro, nonostante abbia portato la bici a sistemare (regolare il cambio), scopro che mi hanno fatto un lavoro di merda (vi dico io dove NON andare) e il cambio dietro mi salta mentre sono in spinta sulle salite, e quello davanti e' cosi' sballato che mi cade la catena ben 4 volte. In breve, sulle salite ho tirato tanti di quei porchi che... vabbe'. Tanto la gamba non c'e' lo stesso!! In compenso, sulle discese la mia fondamentale incoscienza ha avuto la meglio e me le godo alla grande, tenendo in mente sempre il monito di mia figlia. Infatti un paio di volte la prendo troppo larga e devo rientrare nel sentiero, e una volta raspo ed abbraccio un muretto, con manubrio piroettato su se stesso 2 volte e freni incastrati sotto il cerchione: no problem, con due pugni ben assestati tutto torna come nuovo. Mitica Specialized Stumpjumper. Comunque la frazione MTB sembra interminabile, e la sto affrontando un metro alla volta senza pensare al successivo perche' sono gia' agli sgoccioli, ma come tutte le cose, ad un certo punto finisce.
Secondo cambio! Se il primo e' stato lento, sul secondo sono rapido: devo solo appoggiare bici casco occhiali, e ripartire, avendo un solo paio di scarpe per bici e corsa. Infatti il cronometro segnera' un ottimo 44s da entrata a uscita zona cambio.
Bene, la corsa: il mio punto forte!! ... ... sti cazzi... sono a pezzi e chi mi conosce sa che la salita non e' esattamente nelle mie corde. La frazione inizia con un rampone per allontanarsi dal lago, che come e' noto e' in una conca, sulla quale ben presto mi accorgo che correre e' quasi inutile. Passi veloci ma camminando, con le mani sulle ginocchia, coi crampi ai polpacci che sembrano pronti a scattare da un momento all'altro. Miiii cheffatica! Riesco comunque a superare qualcuno, almeno in questa frazione... Quando il percorso si regolarizza riparto a correre e mi ricordo di gente che aveva detto di "pezzi brutti" in discesa: vediamo, dovrei esserci. Infatti, nel bosco, un tratto abbastanza scivoloso di sassi terra e foglie, e intravedo davanti a me un prudente atleta che fa piccoli passettini procedendo a zigzag. Dentro di me mi dico un sincero "ma vaffanculo, annamo!" e mi butto sulla linea di massima pendenza come un deficente. Il gioco funziona fino a che il sentiero non fa una brusca curva. A quel punto ho due scelte: 1- cercare di curvare, scivolando e poi chi vivra' vedra'; 2 - assecondare la velocita' e poi il sentiero in qualche modo lo riprendiamo. Opto per la seconda, non so cosa abbia pensato quello dietro di me, ma poi me ne esco zompettante tra le frasche a lato del sentiero, felice come una pasqua di essere ancora intero e per nulla intenzionato a diventare prudente, visto che mi e' andata bene. Ed continuo cosi' per 5 lunghi km, in salita spingendo sulle ginocchia e in discesa rischiando i legamenti. Metro per metro, come se non ci fosse un domani. Ma improvvisamente sento: "Lo zsio! Sta arivando lo zsio!" la mia nipotina! Vuol dire che c'e' l'arrivo! Faccio l'ultima rampa in progressione, tanto non mi servono altre energie, siamo alla fine. Il tifo di figli e nipoti si fa frastuono, che ho cominciato a sorridere: credo che nessuno abbia avuto un tale supporto! Gli ultimi 50 metri non li sento neanche, ed al traguardo c'e' mia figlia pronta a baciarmi, probabilmente soddisfatta di non aver azzeccato la profezia.
Tempo: 2 ore 7 minuti e 40 secondi, piu' o meno. Durissimi, massacranti. Incontro Simone, un vecchio amico dell'uni, che mi dice: "Prima non te lo volevo dire, ma adesso posso: e' un po' troppo duretto questo triathlon, per cominciare!". Adesso forse reinterpreto molti commenti di altri triatleti ai quali dicevo che era il mio primo: "Pero', bravo, cominci con un triathlon MTB, complimenti!". Zio belo.
Pero', adesso posso allungare la lista: strongman, maratoneta, TRIATLETA. Traak!
Abituato alla corsa, con poche cose da preparare, la sera prima metto assieme muta, occhialini, caschetto, vestiti, scarpe, ecc ecc un sacco di roba ma credo di avere tutto. Per non pensare troppo alla gara vado a fami un giretto e a bermi una birra.
Mattino, colazione abbondante. Arrivo prestissimo a prendere il pacco gara all'APT di Gionghi: alle 11, quando la gara parte alle 15... bene, ho pure il tempo di mangiarmi il bussolotto di riso in bianco che mi ero preparato. Bere un caffe' al bar. Cincischiare un po' qui un po' li', chiedendo consigli ai piu' veterani (scoprendo che ci sono molti come me, alla prima o seconda esperienza).
Insomma il tempo passa e arrivano le 13, quando e' prevista l'apertura della zona cambio lido lago di Lavarone sud. Porta la bicicletta, prepara il caschetto e gli occhiali, le scarpe, i gel energetici, il pettorale... insomma ci metto tipo un'ora e mezzo continuando a pensare se posso aver dimenticato qualche cosa. In ogni caso, alle 14:30 all'altoparlante dicono che la zona cambio chiude e quindi volenti o nolenti, tutti fuori. C'e' il briefing. E l'organizzatore ci racconta il percorso, vedete quella boa li, come e dove si entra in zona cambio, come e' dura la salita, occhio alle radici, mi raccomando, e siccome tanto non mi ricorderei comunque ne aproffitto per infilare la muta (prestata), operazione tutt'altro che semplice. Ma possibile. Quando finisce col briefing, finisco pure con la meta' sotto della muta, e mi volto verso un altro triatleta: "ma ci sono le indicazioni vero?" "spero perche' gia' non mi ricordo piu' nulla" mi risponde. Oooookey. E ci avviamo tutti e 150 i temerari verso la zona nord, dove si parte, scalzi sui sassetti. Il versante alberato del lago si trasforma in un grande pisciatoio a cielo aperto e perche' no, partecipo anche io a questa concimata collettiva.
Arrivati alla zona partenza, comincio a pensare che forse dal lago non ci esco: tipo che mia figlia, la mattina, mi fa: "Sai papa', il triathlon. Secondo me tu muori". Minchia!! Ma oh!? E allora per sdrammatizzare lo racconto al mio vicino che se la sghignazza, e gia' che ci siamo ci aiutiamo a vicenda con le mute, parte superiore. Non banale. Tutto bello inguainato, sento che le donne stanno gia' per partire e quindi comincio a cacciare su la cuffia e gli occhialini, e faccio un po' di movimenti alle braccia che sembro un pro ma in realta' sono un nuotatore dell'ultim'ora. Infatti quando arriva il turno degli uomini, i piu' fighi sono gia' nell'acqua fino alla vita e io sono ancora sulla spiaggia: eh si, devo evitare l'effetto tonnara, altrimenti vado sotto e mi tocca dar ragione a mia figlia. Ecco ecco... pronti.... via! Guarda come sguazzano... ancora un po'... ancora un po'... ecco vado pure io.
Due bracciate. Un piede in faccia. Uh. Altre due bracciate, altro piede. Beh aspetto.... riparto... due bracciate e quello al mio lato sguazza cosi' tanto (non ci arriva in fondo cosi', eh) che invece che inspirare aria inghiotto i suoi getti. Argshh sputtttt puah sputtt! Anf anf anf ssssspuuuttttt! Ok: piano B, la rana del pensionato. Mi faccio con gran nonchalanche i primi 100m con la rana del pensionato, quella che non metti mai sotto la testa. Il gesto non e' molto atletico ma efficace, al punto che sono il primo degli ultimi e almeno lo sguazzatore impazzito mi resta alle spalle. A quel punto non mi sembra piu' di essere in una pescicoltura e ricomincio con lo stile libero, poco stile e molto libero. Ma in qualche modo accelero e mi ritrovo isolato. Ci metto un pochino a trovare il ritmo respiro-bracciata, ogni tanto una pausa a dorso, ma gli ultimi 300-400 metri mi riescono abbastanza bene, quasi ininterrotti, credo di averne anche superato uno. Son soddisfazioni!
Primo cambio! Esco dall'acqua e vedo dei tipi che aiutano ad uscire. "Perche' poi?" penso io, non fosse che i primi passi che faccio fuori dall'acqua sono inevitabilmente devianti a sinistra. Non importa quanto io mi sforzi: tiro a sinistra. Correndo un po' di sbieco verso una apparente destra ritrovo la retta via e comincio la studiata procedura di cambio: togliere occhialini, cuffia, slacciare la muta, tirare la cerniera, fuori un braccio, fuori l'altro, arrotolare alla vita e correre in zona cambio. Efficacissimo. Fino a qui. Poi inizia il cambio piu' lungo della storia del triathlon, credo. Mi asciugo i piedini, mi infilo i calzini, ... c'e' chi parte scalzo ed infila i piedi nelle scarpe gia' incastrate nei pedali dalla sella della bici. Cmq, via!
Pedalare! Premetto, esclusa la domenica scorsa, saranno dieci anni che non vado in MTB seriamente. Quindi sapevo che avrei avuto da soffrire. Nonostante il giorno prima mio figlio mi avesse incoraggiato dicendomi: "Tanto tu in bici sei forte". Grazie. Ma non basta! Prima salita, sterrata: gia' sbando e quasi cado: ottimo! Nonstante un'altimetria apparentemente a triangolo sulla carta, la tappa MTB appare invece come una interminabile salita punteggiata da piccole discese. Alcune salite sono tali per cui se perdo l'appoggio, devo scendere e spingere fino al primo spiazzo per riprendere grip. Tra l'altro, nonostante abbia portato la bici a sistemare (regolare il cambio), scopro che mi hanno fatto un lavoro di merda (vi dico io dove NON andare) e il cambio dietro mi salta mentre sono in spinta sulle salite, e quello davanti e' cosi' sballato che mi cade la catena ben 4 volte. In breve, sulle salite ho tirato tanti di quei porchi che... vabbe'. Tanto la gamba non c'e' lo stesso!! In compenso, sulle discese la mia fondamentale incoscienza ha avuto la meglio e me le godo alla grande, tenendo in mente sempre il monito di mia figlia. Infatti un paio di volte la prendo troppo larga e devo rientrare nel sentiero, e una volta raspo ed abbraccio un muretto, con manubrio piroettato su se stesso 2 volte e freni incastrati sotto il cerchione: no problem, con due pugni ben assestati tutto torna come nuovo. Mitica Specialized Stumpjumper. Comunque la frazione MTB sembra interminabile, e la sto affrontando un metro alla volta senza pensare al successivo perche' sono gia' agli sgoccioli, ma come tutte le cose, ad un certo punto finisce.
Secondo cambio! Se il primo e' stato lento, sul secondo sono rapido: devo solo appoggiare bici casco occhiali, e ripartire, avendo un solo paio di scarpe per bici e corsa. Infatti il cronometro segnera' un ottimo 44s da entrata a uscita zona cambio.
Bene, la corsa: il mio punto forte!! ... ... sti cazzi... sono a pezzi e chi mi conosce sa che la salita non e' esattamente nelle mie corde. La frazione inizia con un rampone per allontanarsi dal lago, che come e' noto e' in una conca, sulla quale ben presto mi accorgo che correre e' quasi inutile. Passi veloci ma camminando, con le mani sulle ginocchia, coi crampi ai polpacci che sembrano pronti a scattare da un momento all'altro. Miiii cheffatica! Riesco comunque a superare qualcuno, almeno in questa frazione... Quando il percorso si regolarizza riparto a correre e mi ricordo di gente che aveva detto di "pezzi brutti" in discesa: vediamo, dovrei esserci. Infatti, nel bosco, un tratto abbastanza scivoloso di sassi terra e foglie, e intravedo davanti a me un prudente atleta che fa piccoli passettini procedendo a zigzag. Dentro di me mi dico un sincero "ma vaffanculo, annamo!" e mi butto sulla linea di massima pendenza come un deficente. Il gioco funziona fino a che il sentiero non fa una brusca curva. A quel punto ho due scelte: 1- cercare di curvare, scivolando e poi chi vivra' vedra'; 2 - assecondare la velocita' e poi il sentiero in qualche modo lo riprendiamo. Opto per la seconda, non so cosa abbia pensato quello dietro di me, ma poi me ne esco zompettante tra le frasche a lato del sentiero, felice come una pasqua di essere ancora intero e per nulla intenzionato a diventare prudente, visto che mi e' andata bene. Ed continuo cosi' per 5 lunghi km, in salita spingendo sulle ginocchia e in discesa rischiando i legamenti. Metro per metro, come se non ci fosse un domani. Ma improvvisamente sento: "Lo zsio! Sta arivando lo zsio!" la mia nipotina! Vuol dire che c'e' l'arrivo! Faccio l'ultima rampa in progressione, tanto non mi servono altre energie, siamo alla fine. Il tifo di figli e nipoti si fa frastuono, che ho cominciato a sorridere: credo che nessuno abbia avuto un tale supporto! Gli ultimi 50 metri non li sento neanche, ed al traguardo c'e' mia figlia pronta a baciarmi, probabilmente soddisfatta di non aver azzeccato la profezia.
Tempo: 2 ore 7 minuti e 40 secondi, piu' o meno. Durissimi, massacranti. Incontro Simone, un vecchio amico dell'uni, che mi dice: "Prima non te lo volevo dire, ma adesso posso: e' un po' troppo duretto questo triathlon, per cominciare!". Adesso forse reinterpreto molti commenti di altri triatleti ai quali dicevo che era il mio primo: "Pero', bravo, cominci con un triathlon MTB, complimenti!". Zio belo.
Pero', adesso posso allungare la lista: strongman, maratoneta, TRIATLETA. Traak!
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